L’interpretazione dei segni

secondo il metodo degli antichi, sui fatti moderni.

Di Giuseppe Barbera

     

Nei decenni trascorsi l’Associazione Tradizionale Pietas ha raccolto l’interpretazione dei segni di quanto avveniva d’eccezionale nel tempo, un po’ per gioco ed un po’ per la curiosità di sperimentare, per verificare se quelle teorie antiche a noi giunte, fossero da doversi considerare buffe superstizioni o tracce di una scienza complessa di epoche molto antiche. In tutto questo tempo, ogni oracolo da noi raccolto (e quindi riconosciuto come tale secondo sistemi che riteniamo antichi), ogni interpretazione dei segni celesti, di eventi straordinari, di auspici raccolti  ed ogni conseguente  previsione, hanno dato riscontri talmente precisi da imporre un freno al nostro “essere moderni”.

Tutto d’un colpo ci siamo resi conto di non essere avanti realmente nelle cognizioni scientifiche, ma di aver tralasciato un’ampia branca della scienza, perfettamente definita da Aristotele come “metafisica”, la quale invece era stata individuata immediatamente dai primi uomini primitivi ed approfondita di generazione in generazione, fino a giungere all’epoca antica, la quale risalta per la sequenza di classicismo, ellenismo ed impero romano, fenomeni nei quali venne ad inglobarsi anche l’affascinante “sapienza” egizia (sapevate che ogni imperatore romano, oltre ad essere tale, era anche Faraone d’Egitto?).

Quando l’attuale governo Conte (M5S e PD) si insediò al potere, venne meno la luce elettrica presso il palazzo del governo. Ci venne chiesto se un simile evento insolito, in coincidenza con l’inizio di un nuovo lustro, potesse essere un segno. Basandoci sulle definizioni virgiliane, riconoscemmo in tale evento un segno che voleva annunciare un periodo buio per questa amministrazione statale: chi può negare l’effettiva difficoltà che si è dovuta affrontare con il covid 19?

In prossimità di palazzo Chigi nei primi giorni del novembre 2011 un gruppo di corvi creò un’insolita disputa per strada, litigandosi una preda: un giornalista chiese chissà come un aruspice avrebbe interpretato quel segno e noi annunciammo che a breve sarebbe caduto il governo corrente: quello stesso mese fu l’ultimo di Berlusconi come primo ministro.

Certamente le profezie hanno sempre affascinato l’uomo: esse frequentemente sono ristoratrici, lasciano aperta la porta della speranza verso un mondo diverso da quello in cui si vive. Noi presso i nostri templi non usiamo tentare di individuare il futuro col fine di sottomettere le masse a vene speranze, cosa che invece vergognosamente fanno ben altre religioni e personaggi, ma usiamo interpretare segni e trarre oracoli per preparaci al futuro ed affrontare nel miglior modo possibile ciò che avverrà. Questo strumento può essere utile ad ogni uomo che ne voglia far uso. Gli antichi romani utilizzarono il sistema della tratta dei segni per secoli, scegliendo di compiere ogni azione solo in base al valore dei auspici ottenuti: quando infausti restavano fermi e non agivano. Ad esempio quando Annibale si accampò sui colli Albani, pronto ad assediare Roma, il console dell’Urbe si preparò per uscire con l’esercito ed affrontarlo in campo aperto: era convinto che la forza della legione romana fosse l’unico strumento in grado di contrastare il temibile invasore; come prevedeva la legge trasse gli auspici prima di uscire, ma essi furono negativi, motivo per il quale non poté uscire ad affrontare Annibale. Il generale cartaginese non comprendeva perché i romani restassero chiusi dentro la città, e timoroso di perdere tutti i suoi successi in un sol colpo decise di levare l’assedio alla città: i romani, rispettosi dei segni divini, furono salvi senza dover neppure combattere. Ogni qual volta il sistema degli auspici venne rispettato, fu facile cogliere il favore degli eventi. Da quando Costantino vietò la tratta degli auspici, per Roma fu un lento declino di insuccessi fino al sacco della città ed il relativo crollo dell’impero.

Nel nostro tempo, volendo praticare la Tradizione in tutti i suoi dettagli, per prima cosa l’Associazione Tradizionale Pietas ha riesumato la sapienza augurale ed aruspicale partendo dagli insegnamenti di alcuni filoni popolari calabresi e da ciò che è stato trasmesso internamente nelle accademie della “scuola filosofica classica italica”, insegnamenti che trovano corrispondenza nelle attestazioni delle fonti e dei rinvenimenti archeologici, materiale storico che è minimo rispetto a quanto è sopravvissuto, fortunatamente, nei fenomeni viventi della Tradizione. Ovviamente l’Associazione resta aperta ad integrare forme sapienziali che posano giungere da ulteriori filoni popolari appartenenti al bacino mediterraneo.

Presso i templi eretti dalla Pietas è stata formata una classe sacerdotale in grado di eseguire l’interpretazione dei segni, tratte d’auspici ed oracolari, sacerdoti che poi fanno riferimento ad uno nostro collegio augurale che si occupa di verificare il rispetto dei precetti fondamentali ed i riscontri nelle nostre fonti sacre (Eneide, Bucoliche, Georgiche, Iliade, Odissea ecc.). Questo sistema che abbiamo rinnalzato è messo a disposizione di chi ne ha realmente bisogno e di tutti i praticanti gentili: è sufficiente frequentare i templi per richiedere un consulto spirituale o, se necessario, l’accesso ad una formula oracolare.

Nel frattempo noi si continua ad osservare gli accadimenti che ci circondano ed a tener computo dello sviluppo dei tempi secondo un sistema astrologico classico, di stampo greco romano, il quale ha nette distinzioni da quel sistema astrologico moderno, fenomeno che ha preso troppo di frequente una piega di sensazionalismo commerciale a discapito  di una sana astrologia, ad oggi praticata da pochi, utile più a prepararsi allo sviluppo piuttosto che a consolarsi.

Già da tempo si parla del passaggio all’era dell’acquario: lo si fa basandosi su di un calcolo esplicato da Platone, ma che oggi spesso è presentato in una ottica “commerciale” piuttosto che “sapienziale” e ciò conseguentemente crea una diffidenza verso il fenomeno, che comunque astronomicamente rimane ed avviene concretamente.  Già dal 2012 il Sole, nel sorgere equinoziale primaverile, si è inoltrato in quella linea di confine tra le forme dei pesci e quelle della costellazione dell’acquario: siamo dunque già nella transizione. Ma non ci si aspetti di vedere un cambiamento in pochi giorni o mesi: le transizioni epocali durano anni, a volte generazioni, e chi si trova al loro interno spesso non le percepisce.

Nonostante tutti questi ragionamenti, nonostante la curiosità di comprendere cosa metta in relazione eventi e fatti susseguenti, il tempo scorre giorno per giorno, con eventi eccezionali che di tanto in tanto irrompono suscitando emozioni variabili dalla preoccupazione all’ammirazione. Vogliamo dunque condividere alcuni eventi del maggio 2020 e.v. (MMDCCLXXIII A.V.C.) con l’interpretazione secondo gli scritti degli antichi.

Il giorno 11 maggio 2020 un terremoto ha svegliato l’intera città di Roma mentre nel frattempo incombeva un intenso temporale ricco di fragorosi tuoni e lampi. Gli antichi, per interpretare i segnali del futuro ad esso connessi, guardavano la posizione della Luna. Dai nostri calcoli in quel momento la Luna era in Capricorno.

Secondo Figulo Romano, che riporta scritti di Tagete (il fanciullo divino del mito etrusco,  che  insegna l’aruspicina agli uomini), i tuoni dell’11 maggio annunciano abbondanza dalla terra e dal mare;  secondo Fonteio lo stesso evento incide sulla produttività e sulle relazioni dei popoli del nord Europa, in negativo se accade di notte. Si può dedurre che giungeranno a Roma fondi ingenti, ma ci saranno discussioni tra le popolazioni del Nord Europa. Le scosse in Toro, secondo Vicellio, incidono sul raccolto dei frutti in negativo. Curioso che pochi giorni dopo sia giunta la notizia delle difficoltà agricole in Sardegna.

Mentre incorre una pandemia che ha bloccato l’intero pianeta, prevista già nei cicli lunari trasmessi dal filone ermetico ai nostri templi ed attribuita ad una influenza lunare che ritorna regolarmente, da tempo stano provando a giungere diverse comete verso la terra: ha suscitato tra queste scalpore la cometa Atlas, visibile con il telescopio ma non ad occhio nudo. Invece oggi è visibile la cometa cigno bassa sull’orizzonte all’alba nei punti cardinali di nordest. Secondo Giovanni Lido le comete che compaiono al mattino danno segni di eventi più grandi e più rapidi rispetto a quando compaiono in altre parti del cielo. Secondo Giovanni Lido quando compaiono ad est portano sventure in oriente, quando cominciano a comparire anche ad ovest dall’oriente le sventure giungono in occidente. Si badi a distinguere l’evento del momento rispetto a fenomeni più ampli. Spesso le comete sono interpretate dai romani come eventi particolarmente fausti nei grandi tempi, ma con manifestazione di difficoltà a stabilire un equilibrio: è come dire che annunciano un periodo di sofferenza (si veda l’attuale pandemia) cui seguirà un periodo più ampio di benessere secondo le leggi che regolano gli equilibri metafisici del cosmo. Si pensi alla cometa comparsa in cielo alla morte di Cesare: ella fu interpretata come annuncio della divinizzazione di Cesare e come futura realizzazione dei suoi sogni, dunque di un periodo di pace e prosperità per Roma. Nel lungo periodo fu così, infatti seguì l’epoca augustea, ma nel breve periodo ci furono le atrocità della guerra civile prima contro i Cesaricidi e poi contro Marco Antonio. Quindi le comete annunciano stravolgimenti imminenti ma per un benessere successivo. A volte però questi fenomeni, come dicevamo, impiegano anni per giungere a compimento. Nel frattempo noi cosa possiamo fare? Ciò che dovremmo fare sempre: coltivare ciò che è sano, coltivare la saggezza, la Pietas, la correttezza, l’equilibrio, le virtù. Tutti questi sono infatti elementi che in ogni situazione della vita ci consentono di muoverci coscienti negli eventi, dominatori delle emotività, per il raggiungimento della migliore soluzione in ogni condizione. Per quanto presso i templi gentili conserviamo l’uso di osservare i segni che si sviluppano nel mondo e nel cosmo, per un fattore di “rispetto” verso la Natura, cui il gentile è sempre legato perché è essa stessa manifestazione divina, ricordiamo che alla fine dei conti, come insegnava Appio Claudio Cieco, “ognuno è il fautore del proprio destino”, e per essere attori vincenti della propria vita, nessun strumento è migliore dell’equilibrio.

 

 

Lemuria

antica festa romana.

I Lemuria sono antiche festività d’epoca Romana, che in giornate alterne si sviluppavano dal 9 al 13 di maggio. Ovidio ne parla nei Fasti, riportando il rituale di uso domestico che eseguiva il pater familias, finalizzato a scacciare i lemuri. Il rito sembra essere antichissimo, al punto tale che si perse memoria, a livello popolare, della sua istituzione e della sua reale funzione. Ovidio pertanto cerca di riesumare l’uso antico riportandone importanti dettagli (cosa rarissima per gli antichi romani, i quali erano gelosissimi dei loro rituali).

Fondamentalmente l’obiettivo dei Lemuria è quello di placare i lemuri, affinchè non interferiscano con i destini familiari. Così il pater familias s’alzava nel cuore della notte, offriva loro delle fave nere e poi li scacciava dalla casa.

Ma cosa sono i lemuri? Gli autori antichi dibattono sull’argomento, cercando di darne spiegazioni “religiose” valide per il popolo e che non profanino il sacro sapere del tempio. Fondamentalmente il Lemure è il prodotto di un’azione pesantemente ingiusta, come l’aver truffato qualcuno, aver rubato creando così danni ad altri e via dicendo. L’azione scorretta ha dunque nutrito il pensiero ingiusto, ed il pensiero che è materia si attacca al suo esecutore in maniera larvale e parassitaria, spingendo l’uomo a perpetrare gli errori ed incastrandosi così in un perenne rapporto problematico con la Nemesi, che interviene nella sua vita creando e ricreando problemi per riportare il dovuto equilibrio. Nell’immaginario romano quando un individuo moriva, tutte queste forme larvali basse non seguivano la sua anima nei cieli, bensì restavano legate ai luoghi dove la persona aveva vissuto e, desiderose di nutrimento, si  attaccavano ai parenti ed ai discendenti, da ciò il detto romano che “le colpe dei padri ricadono sui figli“.

Il rito dei Lemuria oggi. Sebbene riportato da Ovidio nei Fasti, il rito dei Lemuria è incompleto di particolari dettagli fondamentali, i quali erano scontati per un praticante antico e non lo sono per un uomo moderno. Ad esempio la dovuta preparazione al rito non è trattata nel testo poetico, così come fondamentali gesti particolari sono a malapena accennati. Inoltre il rito era riservato ai patres romani, quindi a uomini che avevano ricevuto l’iniziazione gentile. Sconsigliamo oggigiorno di tentare il rito solo perchè lo si è letto in un libro o perchè è stato riportato in un sito internet: infatti se mal condotto può procurare effetti opposti ed indesiderati, come il richiamo dei Mani paterni (ossia le forme invisibili liberatesi dopo la morte degli antenati) ma l’inefficacia del successivo esorcismo. Per accedere ai rituali romani la Pietas ha restaurato il sistema di iniziazione presso i templi, con la dovuta formazione per i praticanti, affinchè acquisiscano tutte le nozioni fondamentali per essere degni e preparati nell’esecuzione dei rituali ed informati su tutti gli elementi necessari alla loro buona riuscita. E’ sufficiente connettersi al sito www.tradizioneromana.org per reperire maggiori informazioni sui templi gentili oggi operativi e sulle iniziazioni che si applicano presso questi luoghi.

 

 

 

 

FLORA

Dea Flora da un affresco di epoca romana.

La Dea Flora è quella che meglio ci consente di percepire l’idea di divinità presso i Romani. Infatti nell’antica Roma gli Dei non erano considerati come “personaggi”, bensì come Forze della Natura. La personificazione, a tutti nota, ha finalità simboliche e didattiche.

Quando a scuola studiamo la flora di un luogo, stiamo studiando la manifestazione della Dea Flora in un determinato ambiente. Essa si manifesta per intelligenza ed ha un suo ben chiaro spirito di vita che tende ad affermarsi e protrarsi nella successione generazionale della vita vegetale. La Dea Flora è dunque questa intelligenza.

In riferimento a questo semplice principio, è chiaro che Flora è la dea della fioritura ed il mito attribuisce a Lei la creazione delle diverse specie e varietà di fiori. Flora è legata alla stagione primaverile, durante la quale si manifesta. La produzione del miele è tutelata da questa Dea, cui son care le api. Ovidio nei Fasti la associa alla ninfa greca Cloris, anch’ella legata alla primavera.

Questa divinità è attestata essere venerata in Italia da epoche lontanissime. Numerose ne sono le testimonianze, tra cui ne risalta una registrata nel CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum) relativa all’iscrizione di un altare a Flora, dedicato dal re Tito Tazio.

Questa divinità a Roma era tenuta in grande considerazione. Allo stato attuale delle ricerche, si conoscono due importanti templi a Lei dedicati nell’Urbe: uno sul Quirinale ed un altro presso il Tempio di Ceres al Circo Massimo. Aveva un flamine a Lei dedicato, il Flamen Floralis.

La sua festa cadeva dal 28 aprile al 3 maggio: i Floralia, giorni durante i quali si organizzavano giochi, manifestazioni teatrali, oltre ai dovuti sacrifici rituali, e tutto in suo onore veniva decorato con fiori: corone floreali sulle porte di casa auspicavano la floridezza della famiglia, coroncine sulle teste delle giovani donne ne auguravano la fertilità, etc.

In questi giorni di amore, gioia, floridezza, prosperità e benessere, era lecito dedicarsi a riti licenziosi, durante i quali i giovani innamorati s’incontravano nei parchi e nei giardini per amarsi liberamente.

Nei Fasti Ovidio racconta che Flora aiutò Giunone a dar vita ad un figlio senza bisogno del marito. La regina degli Dei era infatti adirata dell’aver saputo che Giove aveva partorito una figlia dal suo capo, senza bisogno della moglie. Si recò da Flora, dea tutrice della fecondità, per avere un suggerimento. La dea le diede un fiore, a Giunone bastò toccarlo per restare incinta e scoprire di attendere nel suo ventre  il Dio Marte.