FLORA

Dea Flora da un affresco di epoca romana.

La Dea Flora è quella che meglio ci consente di percepire l’idea di divinità presso i Romani. Infatti nell’antica Roma gli Dei non erano considerati come “personaggi”, bensì come Forze della Natura. La personificazione, a tutti nota, ha finalità simboliche e didattiche.

Quando a scuola studiamo la flora di un luogo, stiamo studiando la manifestazione della Dea Flora in un determinato ambiente. Essa si manifesta per intelligenza ed ha un suo ben chiaro spirito di vita che tende ad affermarsi e protrarsi nella successione generazionale della vita vegetale. La Dea Flora è dunque questa intelligenza.

In riferimento a questo semplice principio, è chiaro che Flora è la dea della fioritura ed il mito attribuisce a Lei la creazione delle diverse specie e varietà di fiori. Flora è legata alla stagione primaverile, durante la quale si manifesta. La produzione del miele è tutelata da questa Dea, cui son care le api. Ovidio nei Fasti la associa alla ninfa greca Cloris, anch’ella legata alla primavera.

Questa divinità è attestata essere venerata in Italia da epoche lontanissime. Numerose ne sono le testimonianze, tra cui ne risalta una registrata nel CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum) relativa all’iscrizione di un altare a Flora, dedicato dal re Tito Tazio.

Questa divinità a Roma era tenuta in grande considerazione. Allo stato attuale delle ricerche, si conoscono due importanti templi a Lei dedicati nell’Urbe: uno sul Quirinale ed un altro presso il Tempio di Ceres al Circo Massimo. Aveva un flamine a Lei dedicato, il Flamen Floralis.

La sua festa cadeva dal 28 aprile al 3 maggio: i Floralia, giorni durante i quali si organizzavano giochi, manifestazioni teatrali, oltre ai dovuti sacrifici rituali, e tutto in suo onore veniva decorato con fiori: corone floreali sulle porte di casa auspicavano la floridezza della famiglia, coroncine sulle teste delle giovani donne ne auguravano la fertilità, etc.

In questi giorni di amore, gioia, floridezza, prosperità e benessere, era lecito dedicarsi a riti licenziosi, durante i quali i giovani innamorati s’incontravano nei parchi e nei giardini per amarsi liberamente.

Nei Fasti Ovidio racconta che Flora aiutò Giunone a dar vita ad un figlio senza bisogno del marito. La regina degli Dei era infatti adirata dell’aver saputo che Giove aveva partorito una figlia dal suo capo, senza bisogno della moglie. Si recò da Flora, dea tutrice della fecondità, per avere un suggerimento. La dea le diede un fiore, a Giunone bastò toccarlo per restare incinta e scoprire di attendere nel suo ventre  il Dio Marte.