KALI-YUGA E TRADIZIONE GENTILE OGGI

Maurizio Bonanni
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Capita ogni tanto che qualcuno faccia riferimento a testi occidentali, scritti da esoteristi europei, per interpretare le sacre scritture indiane. In Pietas riteniamo che i migliori interpreti di una religione ne siano gli appartenenti, i seguaci, i maestri riconosciuti della medesima. Altrettanto riteniamo che laddove mutano i Geni dei luoghi, mutano anche i tempi. Se nella cultura indiana vi sono le grandi età dei grandi Dèi, è relativo ai luoghi che essi abitano e vivono, mentre per i nostri luoghi dobbiamo prendere a riferimento i nostri Dèì (ricordiamo l’oracolo di Delfi quando rispondeva che bisogna onorare le divinità dei propri luoghi e non preferirne una su altre), così prendere a riferimento i nostri tempi e le cognizioni locali. Se gli indiani stanno oggi affrontando il Kali-Yuga, noi siamo appena entrati nell’era dell’Aquario, dal 2012, anno in cui è stato consacrato il terreno ove oggi sorge il Tempio di Giove della Pietas. La cognizione delle ere e del loro susseguirsi è accennata nella filosofia platonica, nel neoplatonismo troviamo ulteriori sviluppi.
Nella nostra interpretazione, con il giungere dell’era dell’Aquario rinascono le Tradizioni etniche in tutta Europa (ed in effetti stiamo assistendo a ciò) e si svilupperà un fermento sempre più interessante, con una particolare rinascita della Tradizione Gentile e delle sue filosofie. Quindi noi riteniamo poco valide o nulle le interpretazioni degli occidentali sulla Tradizione dell’India, motivo per il quale preferiamo confrontarci direttamente con importanti rappresentanti dei gruppi induisti (a tal riguardo rimandiamo a qualche video:  https://youtu.be/xRdyI6Jt9jw   https://youtu.be/o1MEveU-Sqs ), fratelli induisti con i quali concordiamo in una lettura diversa dei testi sacri indiani e con i quali condividiamo questa particolare percezione dei mutamenti di Dei e Tempi in base ai luoghi.

E’ bene ricordare che presso i templi della Pietas sono giunti Bramini in pellegrinaggio, non perché da noi contattati, ma perché loro hanno avuto indicazioni dai loro Dèi di entrare in contatto con noi. Suddetti Bramini ci hanno chiesto di pubblicare dei libri con loro, noi abbiamo accettato ed il testo “Pietas, an introduction to roman tradizionalism” (reperibile qui: https://www.mythologycorner.net/tabid/811/language/en-US/Default.aspx?fbclid=IwAR1pEzwcOnkH_jysrZzr2gk3WHHQxgj1aUaZquab6DjUNF8v722XQ5mPv7c  ),  pubblicato da una loro casa editrice, vuole essere un segnale dei sacerdoti indiani a favore della Pietas ed in suo riconoscimento.

Un utente facebook ha posto la seguente domanda sulla pagina di Pietas Sicilia: <<Qualcuno abbe a dire: “I testi che ci parlano del Kali-Yuga e dell’età di Kali proclamano anche che le norme di vita valide per le epoche in cui, nell’uno o nell’altro grado, erano vive e operanti forze divine, nell’età ultima sono da considerarsi scadute. In questa vivrebbe un tipo umano essenzialmente diverso, incapace di seguire i precetti antichi; non solo, ma per via del diverso ambiente storico e, se si vuole, planetario, cotesti precetti, anche se fossero seguiti, non darebbero gli stessi frutti.” Voi vi sentite al di fuori di questa contingenza? >>

La nostra risposta è chiaramente affermativa: noi ci sentiamo fuori da tale contigenza, anche perché abbiamo verificato che tale interpretazione non è condivisa dai bramini indiani ed oltretutto abbiamo sperimentato  non essere vera. Innanzitutto quando si parla di forze di un’era, ci si potrebbe per esempio riferire alle energie delle prime genealogie di Dei (Caos, Urano, Crono) che non risponderebbero più mentre le nuove genealogie sarebbero portate a dare risposta (Zeus, Hera, Athena, Poseidone cc.); tuttavia neanche una simile interpretazione è vera: infatti i Grandi Dei delle prime generazioni hanno sempre risposto quando evocati. Consegue che le divinità sono forze, e dal big bang ad oggi le leggi matematiche che determinano la fisica (che noi chiamiamo Dei), non sono mutate e né si sono consumate. Per quanto esoteristi cristiani come Steiner o Scaligero vogliano far credere che la conformazione dell’uomo moderno è mutata al punto tale che gli Dei non possano rispondere, motivo per il quale ci si troverebbe costretti fare riferimento al Cristo in diverse sue accezioni (dal tipo umano fino a quello cosmico), noi abbiamo potuto verificare che non è così: quando abbiamo avuto bisogno di aiuto gli Dei ci hanno risposto, in numerose situazioni si sono manifestati, anche con epifanie, nel tempo ci hanno riferito oracoli e previsioni che si sono sempre avverati. Avendo noi, come comunità gentile, ritrovato il contatto diretto con gli Dei, essendoci stati dati riconoscimenti dai più importanti sacerdoti delle religioni straniere (abbiamo collaborato e collaboriamo in maniera diretta con i rappresentanti delle religioni etniche Europee, dalla Lettonia alla Grecia e con rappresentanti di grandi religioni come quella induista), avendo avuto legittimità dagli Dèi e dai maestri del filone ermetico (che in questi due libri potete ben vedere essere continuità del filone sacerdotale antico
Il dio del silenzio. Permanenze della tradizione esoterica egizia a Napoli Copertina flessibile – 13 marzo 2017 di Sigfrido E. F. Höbel https://www.amazon.it/silenzio-Permanenze-tradizione-esoterica-egizia/dp/8895063708 e L’Ordine Egizio e la Miriam di Giuliano Kremmerz, Egizia Fonte Cumana di Piazzetta Nilo. Ugo Cisaria. https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__ordine-egizio-e-la-miriam-di-giuliano-kremmerz.php?id=19108&pn=71&gclid=CjwKCAjwsJ6TBhAIEiwAfl4TWNIJGTWdHfHNbfiJzWwQF9UhIanctRY7TUIuORTvYWVFKbFtP6YTrBoCRHIQAvD_BwE   ), riteniamo di essere riusciti a liberarci da quella “contingenza” che ci voleva schiavi per un meccanismo generante nani spirituali anziché viri. Noi infatti perseguiamo la via del vir, l’uomo fatto di vis che sviluppa le virtù, mentre l’homo fatto di humus, fango, è purtroppo vittima di tutte le idee assoggettanti, religiose e non solo, incatenato nella condizione di servo di qualche entità. Noi, che perseguiamo il pitagorismo ed  il platonismo, accettiamo l’asserzione “Tu abbi fiducia e confidenza, che l’uomo è della razza degli Dei”, e lavoriamo sull’acquisizione della dignità necessaria ad evocare gli Dei in piedi, a trattare con loro alla pari ed in pieno rispetto ed amore reciproco, come sarebbe giusto che imparassero a fare anche i coniugi tra di loro, per imparare a vivere quotidianamente una majestas degna del sacro. Noi perseguiamo la via della libertà, il metodo sperimentale e l’uso della ragione, il tutto per dimostrare a noi stessi che le scienze metafisiche sono valide e concrete.

Approccio al Sacro

L’approccio al sacro è un’esigenza insita nello spirito dell’essere umano.

Ogni persona cerca la sua via e v’erge una forza a guida, sia essa il razionalismo più puro di un ateo od il misticismo sfrenato d’un fanatico religioso. Ma rimembriamo che la sapienza degli antichi romani recita: “in medio stat virtus”. La virtù sta nel mezzo, pertanto l’uomo sano è colui il quale trova il suo equilibrio nel punto medio tra due estremi. Chi fa ciò realizza un processo interiore che incomincia dalla mente; il pensiero è il primo mezzo che l’individuo utilizza nel suo cammino verso il Sapere. La “meditazione” è un’azione finalizzata a convogliare la persona verso il punto medio utile alla ricezione della giusta luce e analogicamente volta all’equilibrio. Così nel mondo antico erano appellati “filosofi” coloro i quali utilizzavano il grande potere della ragione umana per approcciarsi alla Verità; questi individui erano spesso a ridosso del tempio, altri più illuminati riuscivano a varcarne la soglia ed essere iniziati ai misteri. Pitagora venne iniziato nei templi egizi, poi in quelli della Caldea e suo maestro d’oriente, al dire d’alcune fonti, fu proprio Zoroastro. Socrate si pone con discorsi e forma mentis tipici del pensiero pitagorico, tanto che alcuni autori tardo-antichi lo definiscono un “pitagorico”. Plutarco venne iniziato ai misteri dionisiaci ed in tarda età divenne sacerdote a Delphi. Ipazia di Alessandria era figlia del rettore del Serapeo cittadino ed iniziata ai misteri isiaci e terapeutici. Così ancora ricordiamo Cicerone iniziato ai misteri augurali, Apuleio iniziato ai misteri isiaci ed osiridei, Celso, autore del “Discorso vero” era un iniziato, e così via. Il filosofo, l’amante della ricerca, incomincia il suo percorso distaccandosi dalla folla profana antistante al tempio, egli sale il primo gradino grazie all’uso della ragione, ma poi impara ad abbandonare la ratio a favore della Mens, un apparato divino interiore che permette il contatto col proprio Genio (Mens è la contrazione di meus ens, il mio ente interiore, ossia il Nume della persona) e l’ascenso alla  Luce intellettuale divina, che viene confermata nel Tempio. Infatti l’insegnamento misterico consiste in una conferma di Verità conquistate e raggiunte dall’iniziando.

Socrate, grazie alle sue meditazioni, sviluppò il contatto col proprio Genio interiore (Daimon) che l’avvertiva dei pericoli e gli indicava preziose perle di sapienza, che egli spiegava al discepolo solamente dopo che quelli l’avesse trovata nella propria interiorità.

Per comprendere meglio i concetti relativi all’iniziazione, bisogna prima capire come le fasi della vita spirituale di un uomo fossero organizzate all’interno della società romana.

Per gli antichi esistevano diverse condizioni di partenza relative alla condizione sociale di nascita, che passava di madre in figlio per eredità. Si poteva nascere schiavi, liberi o cittadini.

Lo schiavo poteva nascere tale o divenirlo per debiti o perché prigioniero di guerra o altro ancora. Egli doveva riscattare la propria libertà col lavoro dopo essere stato al servizio di una famiglia di cittadini benestanti (tanto da potersi permettere di comprare uno schiavo). Presso di loro imparava la lingua e gli usi latini ed il valore del poco denaro che riusciva ad accumulare, col quale poi avrebbe potuto comprare la propria libertà, raggiunta una certa somma. Gli schiavi divenuti liberi erano detti liberti e si integravano immediatamente e perfettamente nella società, meglio di tanti figli di cittadini liberi e benestanti abituati ad avere tutto ed a volte inetti a procurarsi beni e ricchezze. Noti sono i nomi di moltissimi liberti divenuti abili commercianti ed arricchitisi fino a divenire cavalieri della Res Publica Romana. Il rito di emancipazione dello schiavo era una vera e propria iniziazione, una immissione alla condizione di civis.

Gli uomini liberi erano i non cittadini abitanti nei confini dell’impero. Essi erano considerati ingenui (ossia senza il genio)[1], generalmente avevano origini straniere e quindi praticavano culti differenti da quelli romani.

Il civis. Al compimento del diciassettesimo anno d’età i giovani romani abbandonavano la toga puerile per assumere quella virile; essi divenivano viri anzichè homines. Vir è colui che incarna la vis, ossia la forza, homo è colui che è fatto d’humus, di fango. Dalla vis del vir o della virgo proviene la virtus. Con l’assunzione dello stato di cittadinanza l’uomo otteneva diritti politici e religiosi. Tra quelli religiosi vi era la possibilità di poter praticare in privato per il proprio sviluppo spirituale, e dunque l’uomo diveniva sacerdote di se stesso. Se viveva nell’ambito della famiglia d’origine era comunque soggetto all’autorità paterna, anche in ambito religioso, qualora andasse a vivere da solo o costituisse un’altra famiglia, in tal caso diveniva suo iure pater familias. Il cives era un gentile, ossia un uomo che conosceva le qualità del proprio genio. Oggigiorno chi si definisce pagano anziché gentile deve ancora riuscire a liberarsi da una nomenclatura stereotipata che nasceva con fine dispregiativo nella tarda antichità, sebbene è da riconoscersi che il pagano d’oggi s’è fatto libero dalla schiavitù schematica del mosaico sociale contemporaneo e che a volte vuol rimarcare una purezza “rustica” e naturale; dunque egli è un uomo che tende alla libertà, ma ancora appartiene alla categoria degli ingenui perché non conosce la condizione qualitativa del proprio Nume. Tale cognizione si raggiunge con lo sviluppo di una determinata presa di coscienza, che è matematicamente consequenziale ad uno specifico stadio di purificazione interiore.

L’iniziazione. E’ una condizione d’incominciamento, è l’avvio ad una nuova fase interiore che sopraggiunge in sostituzione ad una condizione animica, intellettiva e spirituale precedente e superata. Le catene della sapienza sacerdotale antica, ricche di esperienze tradizionali millenarie, identificarono sette passaggi fondamentali, ai quali attribuirono delle nomenclature utili a definire il livello evolutivo di un individuo. Particolari esperienze, uguali per tutti, segnano il superamento di determinate porte. I pontefici ed i maestri iniziatori conoscono bene codeste esperienze ch’essi stessi hanno vissuto, e pertanto riconoscono il conseguito sviluppo di un neofita da un determinato evento, ch’essi ovviamente hanno già vissuto, e non da preferenze individuali. Dunque l’accattivarsi le attenzioni di un maestro è cosa inutile nella via tradizionale; mentre risulta importante l’azione pratica, poiché essa porta allo sviluppo spirituale, al rapporto col Nume e a manifestazioni concrete che avanzano l’uomo in stadi e condizioni superiori. Vi sono diversi tipi di iniziazione. Vi è l’avviamento alla via spirituale, che per intenderci corrisponde al battesimo nel cristianesimo o all’assunzione della toga virile nella tradizione romana. Vi è poi l’iniziazione sacerdotale che consiste nell’accesso al tempio. In tutte le tradizioni il percorso iniziatico è suddiviso in due fasi principali: la prima lunare e la seconda solare.

L’iniziazione lunare. I neofiti sono sempre in condizione lunare. Essi incominciano il percorso ascoltando per imparare, si fanno lune K del proprio maestro A che li illumina e li accresce con la propria sapienza così come i petali della rosa mistica contornano il centro del fiore. Chi ama il suo maestro in maniera disinteressata ne assorbe mano a mano tutta la Luce fino a divenire una Luna piena e dunque terminare la prima fase. Per alcuni si tratta di pochi anni di lavoro, per altri di un’intera vita, ma la condizione raggiunta rimane impressionata nell’anima e dunque, in una nuova incarnazione, ci si ritroverà già più avanzati spiritualmente rispetto alla massa comune. La fase lunare impone una forma, necessaria al raggiungimento di una essenza sublimata, non può essere saltata né rinnegata, altrimenti si giungerebbe alla pazzia. Chi vuole comprendere l’essenza delle cose deve prima analizzarne la forma.  L’ascolto è importantissimo per chi vuole imparare: Pitagora obbligava i suoi discepoli ad anni di silenzio prima d’iniziarli alla matematica apollinea. Apuleio viene prima iniziato ai misteri isiaci e successivamente a quelli osiridei. Così nel calendario romano, perpetuo ripetersi del mito, prima si svolgono le feste sacre a Giunone (novilunio e primo quarto di luna) e poi quelle a Giove (plenilunio).

Il discepolo perfetto è ricettivo, perché come egli ha la funzione di ricevere la Luce del Sole per illuminare il buio mentale che lo circonda ed essere fonte d’aiuto per le persone comuni non iniziate, dando ad essi consigli saggi e ponderati per quanto gli sia possibile, mai profanando gli insegnamenti ricevuti ma riflettendo l’amore del suo insegnante alla società.

Egli accetta le critiche e lavora costruttivamente abbattendo l’accidia spirituale, soltanto così potrà accedere ad una condizione superiore. Gli aspiranti dervisci che giungevano alla moschea di Mevlana, per quella filosofia esoterica islamica[2] che tanto prende dalla sapienza teologica antica, dovevano abbattere il proprio ego lavorando per mesi presso i forni del santuario dalla prima mattina, per poi distribuire pane ai poveri mendicanti che affamati andavano a chiedere l’elemosina presso il tempio di sapienza. Non si può raggiungere una volontà di potenza senza aver prima abbattuto il desiderio d’inedia insito nel seme dei piaceri animici oscuri nutriti dai fantasmi di concupiscenza. Così non possono aprirsi le porte del tempio a coloro che non abbiano abbattuto la cattiveria a favore della giustizia e della bontà. Le iniziazioni antiche non erano per i poveri di spirito, ma premiavano quei mendicanti d’ignea sapienza, che lavoravano per rendersi in grado di ricevere i raggi di un caloroso amore migliorativo.

L’iniziazione solare. La fase solare succede a quella lunare. Qui avviene il superamento delle condizioni passionali e s’incomincia il cammino per la propria realizzazione spirituale. Le virtù della Pietas vengono incarnate per raggiungere la condizione di Sole splendente. La conoscenza acquisita nella fase pregressa permette di rinascere come il Sole fanciullo d’inverno: egli sì è un Sole, ma ancora debole e piccolo ed incapace di portare una rinnovata primavera. Egli deve crescere e riuscire ad innalzarsi sempre più nei cieli fino al raggiungimento eroico del sole estivo e divenire dunque un magister, individuo creante per mezzo d’una energia magnetica ch’egli sviluppa per generare luce intellettuale. Come Ercole, Ulisse, Perseo e gli altri innumerevoli eroi della mitologia greco-romana dovrà compiere grandi opere per realizzare la quadratura del cerchio, ossia l’ordinamento equilibrato della propria interiorità. La parola dell’iniziato solare è sempre più coscienziosa, poiché conosce l’importanza del verbum, sempre più rada, poiché quando il Sole rinasce è festa d’Angerona, la domina silentii. Nella Magna Grecia pitagorica i matematici erano addentrati ai misteri apollinei. I Pontefici Romani in epoca imperiale assumevano come divinità tutelare un Nume Solare, così Augusto scelse Apollo, Nerone il Sole, Decio preferì Mithra ed Aureliano rinnovò il culto del Sole Invitto. Degli iniziati antichi pochissimi parlano di come si sviluppa il percorso solare: Apuleio sottolinea l’impossibilità di esprimere la meraviglia dei misteri osiridei, i pitagorici tramandano le regole degli acusmatici, ma evitano di menzionare quelle dei matematici, e così via. Essi infatti comprendono che la Verità è un’intelligenza che tutela se stessa svelandosi solamente ai silenziosi meritevoli, così Macrobio sottolinea che la spiegazione reale dei miti e l’accenno ai loro misteri, corrisponda al mettere le dee della Sapienza per strada, obbligandole a prostituirsi perché tutti possano averle. Per rispetto della meritocrazia sacra gli iniziati ai misteri non profanano il loro sapere. Potremmo aggiungere una considerazione importante: se la Verità è un’intelligenza che tutela se stessa, non svelandosi mai ai chiacchieroni, allora non può esistere la sua profanazione. Ma molti usano elargire intuizioni di piccoli frammenti della verità per sentirsi importanti e considerati, essi fanno un gesto d’orgoglio al quale segue sempre la punizione da parte del proprio Genio, che più non suggerisce loro la giusta visione delle cose. Questi sono piccoli profanatori, imbroglioni che vanno a caccia d’ingenui, soggetti che mai arrivano all’iniziazione solare. Cattivi sono i profanatori di pratiche interne del tempio, che compiono un gesto con l’intento di mettere in difficoltà la sapienza sacerdotale, ma pure quelli, fondamentalmente, non valgono nulla, poiché le pratiche sapienziali reali si trasmettono soltanto per via orale e per immagini, e nessuno che le conosca le spiega ad un altro. Infatti il processo sapienziale misterico non avviene per insegnamento, ma per riconoscimento: il maestro A da le pratiche, così come il sole emana il raggio di Luce portatore di calore ed energia, il discepolo K mette in pratica il rito e quando ottiene è perché ne è meritevole; quand’egli parla colla sua guida e spiega d’aver compreso cosa fare per realizzare il mistero, il maestro A semplicemente gli da conferma o meno su quanto ha riferito. Al limite gli da qualche perla di saggezza per aiutarlo, sicchè se c’è pulizia e rettitudine nell’allievo, quelli riceverà dal suo Nume la giusta indicazione per la conquista dell’agognato premio. Da ciò si desume che non può esistere una pratica scritta che tramandi un mistero, e che ogni pratica profanata sia un falso deviante dalla Veritas.

Il compito del maestro è quello di amare, dare il mezzo, valutare e riconoscere i progressi dell’allievo.

Purtroppo oggigiorno ignavia ed accidia imperano, motivo per il quale il sistema sapienziale del tempio antico trova difficoltà a ripresentarsi al volgo: è infatti questa un’epoca malata, ove tutto è dovuto e nulla è da conquistarsi, dove il maestro è messo in dubbio e criticato perché tralascia di compiere gli oneri dei suoi scolari, è questo il tempo di porci che s’abbuffano di perle solo per soddisfare il piacere istintivo d’ingoiare, eppure è questo il momento per gli eroi. Ma chi è eroe oggi? E’ colui il quale incarna con fatica la pietas, il corpo dei valori virtuosi, che s’impegna a trasformarsi da homo in vir per agire in maniera volitiva per il ripristino di un corretto sistema spirituale meritocratico, al quale necessariamente conseguirà un rinnovato ordine sociale, abbattimento della politica passionale a favore dell’impegno sano e corretto nei confronti della società.

Altre iniziazioni. Bisogna tenere presente che l’iniziazione consiste, fondamentalmente, al compimento di un gesto per passare da una precedente condizione individuale ad una nuova presa di coscienza.  Pertanto è iniziazione non solo quella templare, ma anche quella alla pratica rituale domestica (appunto l’assunzione della toga virile), è iniziazione alla vita erotica il primo rapporto sessuale, è iniziazione alla vita coniugale il matrimonio e così via. Corrispondendo ogni divinità ad una forza identificata nella natura, possono esistere differenti iniziazioni a diversi culti (terapeutici, cereali, dionisiaci etc.) utili a prendere coscienza di come quella specifica forza, definita divina, operi nella Natura. Così a Roma esistevano diversi collegi iniziatici, da quello augurale a quello arvale, ove gli addentrati divenivano esperti nella gestione di specifiche forze. Così le matrone, ad esempio, oltre all’accesso ad una nuova vita con la contrazione d’un matrimonio, venivano iniziate ai misteri di Bona Dia perché imparassero a gestire le energie sacre che si sviluppano nella realtà familiare, per svolgere serenamente ed al meglio la propria funzione. Così il legionario veniva iniziato al culto marziale della legione (che si sviluppava attorno le sacre insegne) ecc. Tutte queste altre iniziazioni, che si svolgevano negli appositi templi preposti, erano “specializzazioni” relative alle qualità geniali dell’individuo, esse non interferivano con il percorso iniziatico avviatosi con il passaggio alla condizione gentile, bensì l’arricchivano.

Pratica, iniziazione e rapporto con l’iniziatore. E’ possibile praticare la tradizione romana al giorno d’oggi? Certamente. Esistono varie associazioni, in Italia e all’estero, che si occupano di tradizione romana. Sta all’individuo il compito di esplorare e conoscere, fin quando non trova l’ambiente ed i compagni adatti a lui. Certamente gli uomini onesti e pii si accompagneranno a quelli come loro; mentre furfanti, imbroglioni, diffamatori ed improvvisati tradizionalisti attrarranno e terranno con se ingenui ed altri simili. Per il principio aristotelico “similia similibus” ognuno è attratto ed attrae gente simile a se. Chi dentro se stesso è evoluto, s’avvicinerà a gente evoluta, chi è involuto troverà nella sua ricerca gente involuta e s’assocerà a quella, talvolta disprezzando i gruppi validi solamente per invidia. Oro chiama oro, l’argento è attratto dall’oro perché prossimo a lui nella scala dei valori e migliore, piombo chiama piombo ed a volte disprezza l’oro perché irraggiungibile alla sua condizione attuale.  Quando si entra in un gruppo umano, lo si frequenta, quando si percepisce una sincera sintonia con i suoi membri, a tutti gli effetti si sta vivendo, per quanto blanda, un’esperienza iniziatica: s’incomincia a pensare con una nuova forma mentis e ci si approccia al sacro in base agli insegnamenti che si ricevono. Ma come si può comprendere se quelle nozioni siano corrette o meno? Purtroppo in giro è facile incontrare fanfaroni che s’improvvisano sacerdoti di grande esperienza. Il primo elemento da analizzare è se il gruppo sia realmente coeso o meno. La seconda cosa da guardare è la reale salubrità mentale dei suoi membri: se essi sono un gruppo di matti eterogenei, squilibrati anche nell’approccio al dialogo, che neppure riescono a rispettare la forma della lingua corrente, bene guardatevi da quelli e preparatevi ad una nobile fuga, alla maniera del rex sacrorum al 24 febbraio. Quando invece incontrate gente la cui pulizia si percepisce da lontano, la cui aurea vi rassicura, la cui sapienza vi pare acquisita dall’esperienza anziché dalla lettura, allora accostatevi ieraticamente, come lo si fa presso gli altari; comportatevi piamente, come se stesse dialogando con un dio occulto, e verificate se queste persone siano una corrente che si comporta con rettitudine e giustizia tra di loro, che siano gente ch’evita i pettegolezzi ed il parlar male d’altri gruppi o persone, e se nei vostri confronti saranno retti, bhè allora coltivatene una sincera amicizia ed incominciate a distinguere i metalli preziosi da quelli ignobili. Attenti a non approfittare delle persone giuste o preziose ed evitate cattiverie ed ignominie, altrimenti quelli vi puniranno occultandovi la loro luce e non dandovi mai più la benché minima considerazione.

Seppure abbiamo spiegato che il discepolo è Luna K di un Maestro A è bene mettere in chiaro alcune cose. Quando si frequenta un ambiente umano non si è costretti ad essere ricettivi alla guida spirituale di quel gruppo, bensì ci si deve accostare in maniera libera e pia (ovvero con buone intenzioni). Quando un individuo pensa di aver trovato il Sole adatto a lui, allora lì può liberamente scegliere di seguire i suoi insegnamenti, se poi li si reputa validi, sempre liberamente, può scegliersi d’intraprendere la via del discepolato. E’ come quando, raggiunta la maturità, alcuni scelgono d’iscriversi all’università; prima si riflette su ciò che si vuole divenire: un ingegnere, un medico, un biologo, un geologo ecc. Quindi si visitano gli atenei dove sia presente la facoltà selezionata, così infine ci si iscrive e s’incominciano a frequentare i corsi. Durante il corso di studi, dove l’allievo và per imparare e non per insegnare, si sceglie il docente da seguire e dunque la materia in cui laurearsi. Durante la tesi l’allievo è completamente Luna del suo maestro, che gli permetterà di divenire ciò che tanto si desidera e per cui si è molto studiato. Si laureano col massimo dei voti quelli che sanno ascoltare e ricevere gli insegnamenti del loro docente. Così è nel campo tradizionale, col superamento delle ingiustizie umane (raccomandazioni e nepotismo) poiché gli iniziati alla Sapienza del Tempio non giudicano, ma valutano e riconoscono i giudizi sentenziati dagli dei. Alcune persone, accostandosi alla Tradizione, s’arrogano il diritto di mettere in discussione la regole tradizionali che per millenni sono state praticate nelle caste sacerdotali di tutto il mondo e di tutte le religioni; essi inventano religioni più antiche, elaborando interpretazioni rocambolesche e viziate faziosamente, solamente per dare spazio al proprio orgoglio. Quegli individui, che si sentono più saggi di tutti i pontefici antichi, degli anziani sacerdoti d’ogni epoca, già si ergono al seggio della cattedra, pronti ad insegnare agli altri, senza neppure essersi mai iscritti all’università della saggezza. Non si può pretendere d’insegnare storia delle religioni alla facoltà di lettere senza neppure averne conseguito il titolo di studio. Una materia può insegnarsi solamente dopo averla imparata ed applicata nella propria vita. Nuove intuizioni e nuove conoscenze possono sempre raggiungersi, ma prima è sempre necessario imparare la basi della scienza e la sua storia, altrimenti non potrà mai esservi progresso.

Quando si decide di accedere alle pratiche di una collettività, innanzitutto bisogna riuscire ad entrarne a far parte, così come nell’antica Roma la cittadinanza era un diritto che si conquistava. Quando poi si raggiunge ed ottiene l’addentramento è bene cercare d’essere coerenti alla scelta fatta e cercare di seguire gli insegnamenti del centro che si è scelto. A volte dopo un po’ di tempo ci si può rendere conto d’aver sbagliato via o di preferirne maggiormente un’altra, così come molti studenti al secondo o terzo anno di corso decidono di cambiare facoltà e di fare nuovi studi. Ciò è lecito, l’importante è saper coltivare sempre la virtù dentro se stessi, ed anche quando si cambia via lo si deve fare con stile e non in maniera bifolca, altrimenti il senso dispregiativo della parola “pagano”[3] prende forma a discapito del valore di resistenza, coerenza e virtù dell’abitante del pagus.

 

Come praticare? Molte persone si costruiscono larari ove vivere la propria spiritualità più profonda, ma li profanano costantemente inviandone le immagini in giro per la rete o mostrandoli ad ogni visitatore della propria casa, quasi dovessero iniziarli ad arcani misteri. In tutto ciò vi è solamente un senso d’orgoglio che ricerca l’approvazione altrui. Per ciò che riguarda la pratica vera e propria ci si arrangia a scaricare preghiere dalla rete, e riesumarle da vecchi testi ed altro ancora. Si pratica senza preparazione, si vedono i desideri realizzati e non si comprende che questi svaniscono presto perché s’è mal lavorato, così pure disgrazie che vengono a seguire s’attribuiscono a forze malvagie che si scagliano contro di noi, senza comprendere che esse sono state generate dal praticare senza preparazione. Castità, digiuno e preghiera sono le tre regole tradizionali. Sia essa di mezza giornata o di un intero giorno, ma deve farsi. Non si opera a stomaco pieno e non si usano orazioni a caso. E’ sempre bene avere un riferimento sano che dia dei consigli.

Importantissimo! Chi vuol seguire una via spirituale lo deve fare per lo spirito, non per ottenere beni materiali. E’ bene pregare per il benessere delle persone che amiamo, per la salute, per la Luce intellettuale. Nella vita affrontiamo molte difficoltà ed afflitti siamo portati ad accostarci agli dei. Ciò è giusto. E’ cosa saggia chiedere agli dei di essere purificati dalle malvagità, è bene pregare il proprio Nume perché ci dia la forza di compiere con virtù le imprese della nostra vita e non pregarlo perché Lui le risolva per noi. Il gentile utilizza la vis per essere vir ,uomo e virgo la donna. L’uomo romano prende il controllo della propria vita, è lui il fautore del proprio destino, non gli astri. Questa forza interiore viene dal sacro fuoco intimo dello spirito, che dà l’energia e la luce necessarie ad una vita soddisfacente.

 

Rito al proprio Genio.

Per chi voglia realmente approcciarsi alla pratica tradizionale suggeriamo quanto segue.

Si preghi il proprio Nume, castamente, puramente. Non è necessario pregare misticamente tutti i giorni a tutte le ore. E’ più utile operare bene e raramente che spesso e male. Ci si astenga dai piaceri venerei e dalle carni prima di praticare. Si tralasci d’usare riti dei quali non si conosce realmente l’uso (quello infatti si conquista solo nel tempio). Suggeriamo l’inno orfico al proprio Genio per avere da lui l’aiuto di un buon consiglio e la forza d’affrontare i momenti difficili:

 

 

 

 

profumo del Genio

incenso

Invoco il Genio, la grande guida che dà tremore,

Mite Giove, generatore di tutte le cose, che dà vita ai mortali.

Grande Giove, sempre in movimento, che non lascia impuniti, re del tutto,

dispensatore di ricchezza, quando dovizioso entra nella casa,

quando è contrario raggela la vita dei mortali dalle molte pene:

in te infatti sono le chiavi della gioia e del dolore.

E dunque beato, santo, cacciando i dolori che causano molti lamenti,

quanti mandano la distruzione della vita per tutta la terra,

concedi uno scopo di vita glorioso, dolce e buono.

 

 

Riti di Catarsi.

Chi voglia realmente evolversi e trovare la sua giusta via dovrà purificarsi.

Gli antichi romani osservavano scrupolosamente le tre fasi principali della Luna: Kalendae, Nonae e Idi. Novilunio, primo quarto e plenilunio. In queste tre date si eseguano abbondanti lavande del corpo, ci si abluzioni al mattino ed alla sera, nella giornata si evitino i cibi provenienti da animali morti e si prediligano quelli vitali, come frutta e verdure. Al mattino si offrano incenso e si pongano fiori sull’altare del Larario, purchè ci si mantenga casti prima d’accostarvisi. Chi vorrà potrà recitare preghiere a Giunone alle Kalendae ed alle Nonae, mentre Giove sarà pregato alle Idi. Si onorino gli dei, non gli si chieda nulla per evitare di sporcarsi col desiderare. Infatti il desiderio distrugge la Volontà, che è volo dell’ente.

Ai solstizi ed agli equinozi si onori il Sole, evitando di cibarsi d’animali morti nel corso della giornata, ci si mantenga casti e si preghi il Nume Solare perché ci purifichi dai nostri mali e ci indichi la via della Salus.

 

Minervalia 19-24 marzo.

Se conoscete persone pie, eticamente sane e colme di saggezza frequentatele. Praticate e soprattutto studiate. Se volete meditare non perdetevi in esercizi mentali inutili, ma seguite gli insegnamenti pitagorici espressi nei detti aurei. Il pensiero ben lavorato è Mens sana in corpore sano e permette un migliore effetto nei riti catartici. Se volete realmente evolvervi spiritualmente, ai Minervalia pregate Minerva, colei che sostiene gli eroi che s’impegnano della via di ritorno alla monade; Eseguite dal 18 al 25 marzo regime alimentare vegetariano, castità assoluta e pregate ogni mattina la dea della Sapienza, dal 19 al 24, affinchè vi indichi la via per evolvervi nelle virtù della pietas. I buoni e puri avranno responso, e bene lo riconosceranno per azione divina. I malevoli saranno sviati o, nel migliore dei casi, ignorati.

 

Codeste perle saranno certamente utili ai puri, inutili agli empi.

 

Studio. Per approcciarsi bene alla via tradizionale romana suggeriamo lo studio dei classici greci e latini. In particolar modo si prediligano i neoplatonici. Un semplice manuale di storia della religione romana può essere utile per conoscere la basi più elementari del culto antico. Agli scritti sacri di Iliade, Odissea, Eneide, Bucoliche, Georgiche, Teogonia, Inni Omerici ed Inni Orfici si accompagnino anche quelli di Flavio Claudio Giuliano imperatore, infamemente detto l’apostata; ecco una lista di alcuni testi suggeriti:

 

L’arte di Ascoltare,                  Plutarco

Dialoghi Delphici,                    Plutarco

Discorso sulla verità,                Celso

L’antro delle ninfe,                               Porfirio

Sugli dei e il Cosmo,                            Salustio

Saturnalia,                                           Macrobio

Somnium Scipionis,                             Cicerone

Commento al Somnium Scipionis,        Macrobio

L’asino d’oro,                                      Apuleio.

 

Tra gli autori delle epoche moderne invitiamo allo studio delle opere di Giordano Bruno e dei neoplatonici, notevole “La filosofia occulta o la magia” di Agrippa per i continui rimandi a profonde cognizioni teologiche antiche.

 

Dei tanti autori contemporanei che cercano di studiare e comprendere il mondo romano, trovo metodologicamente geniale e perfetta l’opera di Enrico Montanari “Roma. Momenti di una presa di coscienza culturale”, pregna di un razionalismo accademico che si sublima per l’approccio matematico all’analisi degli eventi storici, fino ad identificare i meccanismi dell’azione metafisica applicata dai romani nella seconda guerra punica.

Visita la pagina dell’ente religioso Pietas – Comunità Gentile

 

[1] La distinzione tra ingenui e gentili è ben spiegata da Elio Ermete nel testo “Aspetti esoterici nella tradizione romana gentile”.

[2] Il sufismo.

[3] Pagano sta per villico, ignorante, bifolco. Venne utilizzato dai cristiani contro i gentili per svilirne la sapienza e perché i centri di campagna furono quelli più resistenti alla forzata conversione cristiana.

Erigido el Templo de Minerva Medica en Pordenone

Erigido el Templo de Minerva Medica en Pordenone

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La Asociación Tradicional Pietas ha erigido un nuevo Templo, dedicado a Minerva Medica, en Pordenone.

El presidente Giuseppe Barbera lo anunció en la página oficial de Facebook de la Asociación de Pietas Tradicionales:

“El Templo de Minerva Medica en Pordenone, cuya primera piedra fue colocada el 15 de agosto, es hoy 20 de agosto de 2771 ab V.C. terminado en su geometría esencial. El trabajo en el aparato decorativo comenzará mañana. Desde hoy las comunidades de los Tradicionalistas Romano-Italiano del Triveneto tienen un punto de referencia fundamental para el retorno a lo Sagrado. Pietas non verba sed res”.

El 9 de agosto, nuevamente en la página oficial de facebook de la asociación, se publicaron los dibujos de diseño del Templo, desarrollados por el presidente Barbera y el ingeniero estructural Tricoli, vicepresidente de la Asociación Tradicional Pietas y presidente del club CPPT KR.

Parecía imposible, pero en solo cuatro días los militantes locales de la Pietas, apoyados activamente por la junta nacional de la Asociación, lograron erigir un espléndido Templo peripteral circular con un pronaos distyle rectangular in antis. Al este del Templo se encuentra la estatua de la Minerva Médica de Pietas, frente al “Templo el Mundus del Santuario y el altar dedicado a la Diosa forman una línea simbólicamente muy importante y fundamental para la conexión entre el mundo humano y las dimensiones divinas de lo sagrado”, nos dice el entrevistado presidente Barberá.

El Templo ya tiene su propio rector designado por el presidente y está efectivamente activo desde el 15 de agosto.

La función de este lugar es fundamental para los miembros piadosos del noreste de Italia. Finalmente, ellos también, como nosotros en Roma, tienen un lugar asociativo, abierto a aquellos interesados en revivir realmente las formas de la antigua sacralidad romano-itálica, donde pueden desarrollar actividades culturales y cultuales relacionadas con los objetivos de la Pietas: la cultura clásica.

El Templo está oficialmente abierto para el uso de los practicantes de la tradición Romano-Itálica y de los grupos griegos que trabajan por el resurgimiento del culto a los Dioses y con quienes estamos desarrollando lazos cordiales y felices de respeto mutuo, eficiencia y amistad.

En primer lugar, el grupo Thyrsos, que con Pietas acordó un programa de acción para intentar resurgir la Tradición griego-romana de la mejor manera posible. Pietas también extiende su profundo agradecimiento a los grupos YSEE, que hasta ahora han mostrado cordialidad, hospitalidad y amor por los mismos ideales de retorno a lo sagrado.

Le preguntamos al presidente Barberá ¿qué es que impulsa a la Asociación a construir Templos?

Pietas está llevando a cabo la erección de Templos a los Dioses para permitir que los hombres impulsados por nobles ideales y virtudes tengan lugares donde puedan reconectar esa relación directa entre hombres y Dioses que se nos ha negado durante dos milenios. El nuestro es un gesto de libertad guiado por un profundo espíritu de compartir, además al amor por lo que hacemos.

¿Tendrán lugar los ritos en el Templo de Minerva Medica?

En nuestros Templos se desarrollan ritos de ofrendas a los Dioses, pero también es posible solicitar oráculos, deseos, realizar votos o incluso acceder a una iniciación cívica. Además, Minerva Medica es una divinidad de apoyo espiritual a las enfermedades y los fieles le rezaban para que les sugiriera un buen médico o una medicina para curar. Junto a Esculapio y Salus pertenece al grupo de las “divinidades terapéuticas”, por las cuales se reza para curar enfermedades físicas y psíquicas. Minerva Medica es para nosotros la inteligencia divina que ilumina al médico, que a menudo puede actuar, inconscientemente, por intuición divina más que por la propia. Al mismo tiempo, considerando que muchos males surgen realmente de los desequilibrios internos (este es el caso de las somatizaciones), Minerva Medica es esa inteligencia virginal, pura, liberada de miedos e impresiones negativas (el terror de Júpiter a ser destronado) que permite el logro de un equilibrio interior, capaz de hacernos espiritualmente más fuertes frente al mal y más valientes, que nos ayuda a matar a los monstruos internos (la Minerva que sugiere a los héroes cómo ganar a Medusa, la Quimera etc.) para conducir a un nuevo equilibrio que evite somatizaciones. Todos pueden rezarle libremente, quien quiera, incluso en este Templo.

¿A qué te refieres con iniciación cívica?

De las corrientes de la actividad popular, nos basamos en la iniciación cívica que hizo del hombre sacerdote de sí mismo y de su familia, que inició y fundó su camino en el culto a los Lares y a los Antepasados, que luego siguió el refinamiento de la práctica para los Dioses, sobre esto los romanos emitieron leyes muy claras con una ley sagrada bien estructurada. Por tanto en nuestros Templos, como todavía se hace hoy en Crotone en la romería al Templo de Hera Lacinia (para familias aún vinculadas a tradiciones ancestrales), es posible llevar a cabo, en las fechas adecuadas para ello, la enseñanza del culto a los Lares y Ancestros siguiendo los preceptos informados por los rectores y sacerdotes de los mismos Templos.

El acceso al culto a los Dioses y a los colegios internos es posible para todos aquellos miembros de buena voluntad que quieran practicar la Tradición de sus tierras y de sus propios linajes.

¿Con qué frecuencia se realizarán las actividades en el Templo?

La estructura es nueva hoy, pero brindaremos un desarrollo regular de actividades, al igual que en el Templo de Júpiter. Ciertamente, los primeros ritos abiertos al público se llevarán a cabo a partir de septiembre.

Actualmente ya es posible contactar reuniones de solicitud con cita previa para visitar el Templo y profundizar en las actividades de culto y cultura de nuestra asociación. Simplemente escriba un correo electrónico a info@tradizioneromana.org . Para conocer las actividades programadas, consultar de vez en cuando, la página de eventos en el sitio web www.tradizioneromana.org o la página oficial de Facebook de la Asociación de Pietas Tradicionales https://www.facebook.com/AssociazioneTradizioneromana

Agradecemos al presidente Barberá por el tiempo concedido y a la Asociación Pietas por su trabajo.Nuevos lugares de luz antigua están ahora presentes en Italia.

  1. 25/8/2018

Templo de Júpiter, erigido en Roma

Noticias internacionales: Templo de Júpiter, erigido en Roma

 

El 10 de mayo MMDCCLXX, año de la fundación del Urbe (2017 de la era moderna) el Templo de Júpiter, erigido por la Associazione Tradizionale Pietas en Roma (Asociación Tradicional Pietas), se termina en su geometría. Ahora comenzará el trabajo de decoración, pero el Templo ya está activo.

Fue anunciado por el Presidente de la Asociación Tradicional Pietas Giuseppe Barbera.

Construido alrededor de un área dedicada en septiembre de 2012 por Giuseppe Barbera siguiendo un voto recibido, la primera piedra del Templo se colocó el 13 de julio de 2013. Desde entonces, Pietas ha operado para su construcción. Es el resultado de un viaje iniciado en 1961, cuando Gianfranco Barbera hizo una máscara de Júpiter en terracota que un día se habría exhibido en ese Templo: este día es hoy gracias a él.

Consagrado a Júpiter Optimum et Maximum, el Templo está diseñado para albergar en su celda los altares de Júpiter, Juno y Minerva. El Templo es un tetrastilo in antis en estilo Corintio, el podio ha sido realizado con bloques de toba de la Magna Grecia, zona de nacimiento y desarrollo de la Asociación Pietas. La trabeación acogerá los frisos necesarios, útiles para representar los elementos esenciales para el desarrollo espiritual del ser humano. En lo profundo de las verdes colinas, forma parte del pequeño Santuario Romano levantado por Pietas desde diciembre de 2012 con la consagración de Aedes Romae Pietatis, el Templo del hipogeo, distilado en antis, el centro de los misterios romanos aplicados, claramente deducidos de la interpretación de las obras de Virgilio.

Ningún elemento dentro de este Santuario se deja al azar: cada elemento está dispuesto con lógica y conciencia, para convertir una simple visita al lugar en un camino expresivo hacia los fundamentos espirituales del mundo clásico. La presidencia de Pietas está organizando el calendario operativo del Santuario, con el fin de inaugurar el Templo al público y completar sus funciones; sin embargo, ya está activo para los miembros de la Asociación.

En el Sanctuarium Pietatis habrá Templos, quioscos y espacios dedicados a actividades educativas. Se iniciarán cursos educativos sobre la Tradición romana y el mundo clásico; incluso será posible seguir el camino del culto doméstico y/o, para los más merecedores y dispuestos, se pondrán a disposición caminos sacerdotales, que parten de los misterios de Saturno y continúan según las tendencias personales.

El Santuario tendrá horarios de apertura al público y será posible visitarlo libremente. Es posible llevar devociones personale a los Dioses, liberarse de los propios votos, pedir deseos y oráculos y ofrecer asistencia espiritual a quienes la demanden. Hoy en Roma hay un lugar de culto romano donde se puede practicar libremente el amor por los Dioses.

Muchos lo han llamado “el primer Templo romano en Roma” después de siglos de mentes oscurecidas, como Júpiter es el Dios del cielo brillante, el Dios en el que se manifiesta la luz intelectual, le hemos dedicado el Templo erigido y abierto por el bien de la humanidad.

A los hombres virtuosos y de buenas intenciones les pedimos ayuda para el crecimiento del Santuario de la diosa Pietas, del Templo de Júpiter y para la difusión de los saludables valores de la Romanitas y el culto clásico. Quienes quieran ayudarnos materialmente y quienes quieran financiar la compra de los materiales necesarios para el desarrollo del Templo y los periódicos dedicados a los Dioses pueden escribirnos a info@tradizioneromana.org

Gracias a todas las personas que nos ayudaron, a quienes continúan haciéndolo y a quienes lo harán en el futuro: ¡este es su Templo!

(artículo publicado en Ereticamente el 20 de mayo de 2017)

Discorso di fine anno 2773 aVc

DISCORSO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE TRADIZIONALE PIETAS GIUSEPPE BARBERA
31 DICEMBRE 2020 ALLE ORE 23:15

https://www.facebook.com/AssociazioneTradizionalePietas/videos/132672535242196/?app=fbl

Buonasera a tutti, amici, soci e membri dell’Associazione Tradizionale Pietas.
Grazie per essere presenti e per seguire, come sempre, questo momento che oramai ci unisce nell’ultimo giorno dell’anno che è quello del discorso di chiusura; chiusura di un ciclo e di apertura di un nuovo ciclo come regolarmente avviene. Come oramai da alcuni anni è uso, su richiesta di diversi soci dell’associazione di effettuare questo incontro. Quest’anno abbiamo addirittura deciso di proiettarlo direttamente in diretta, così da sentirci tutti quanti vicini, nonostante la distanza, nonostante le distanze imposte oltretutto dai decreti attuali, ma comunque siamo vicini nel cuore e questo lo sappiamo sempre in ogni momento e in tutti i giorni, ma quest’anno siamo vicini aiutandoci con il mezzo telematico.
È stato per Pietas un anno molto importante, un anno nel quale si sono svolte diverse attività. Purtroppo quello che è stato l’improvviso giungere del COVID, certamente, ha rallentato, ma nonostante ciò siamo riusciti ad andare avanti, nonostante ciò siamo riusciti ad intrattenerci, ad esempio il 21 aprile abbiamo festeggiato i Natali di Roma, non solo con le attività rituali, ma anche con la consueta conferenza, per l’occorrenza del momento della rievocazione del compleanno della nostra amata URBE, siamo riusciti a svolgere una conferenza di stampo internazionale direttamente online. Dico di stampo internazionale perché abbiamo avuto tantissimi soci che ci hanno seguito dall’estero, abbiamo avuto relatori che hanno partecipato dall’estero e che tessono cono noi delle relazioni durature e continuative.
Senza ombra di dubbio l’anno 2773 a.v.c. si è aperto a gennaio con un evento veramente profondo ed importante, poiché con i nostri fratelli greci di Thyrsos, di fratelli di gentili ellenici, che come noi seguono il culto degli antichi dèi, ci siamo incontrati in Rimini e abbiamo esaudito il desiderio di un nostro vecchio amico, oltretutto fondatore dei gruppi ellenici attualmente esistenti che era Vlassis Rassias, il cui desiderio era quello di visitare la tomba di Giorgio Gemisto Pletone e svolgere presso di essa delle onorificenze sacrali all’anima e allo spirito di questo uomo che per noi è un DIVUS, ossia una persona realizzatasi; e come tradizione romana, i buoni che trapassano siano considerati Divi.
Questo Giorgio Gemisto Pletone nel Rinascimento fu un personaggio importante, una persona che riuscì persino a coinvolgere delle frange ecclesiastiche guidate da cardinali, da persone di uno spessore importantissimo, riuscì a coinvolgerle nella ricostruzione della tradizione gentile. Quindi spinse ad una rinascita di una gentilità, ad una rinascita della tradizione, sostenendo che la società del futuro sarebbe ritornata per forza di cose, sul culto degli dèi. Le sue previsioni, a nostro parere, sono azzeccatissime e non a caso abbiamo anche coinvolto Riccardo Campa, docente a Cracovia in sociologia, che studia la società del futuro e anche egli sostiene che oramai già si è avviato il processo di ritorno al culto degli dèi.
L’incontro con i nostri fratelli greci a Rimini è stato bellissimo, profondissimo, siamo stati numerosi, abbiamo svolto questa occasione di rito, di incontro e di contatto con questa figura fondamentale del rinascimento italiano, che è il punto di partenza tanto per loro quanto per noi. Quindi il trait d’union nell’era moderna tra religione greca e quella romana è proprio lui Giorgio Gemisto Pletone, neoplatonico di eccezionali visioni, e che a chiunque invito ad approfondire.
Successivamente, subito abbiamo iniziato a fare eventi, incontri e c’è stata poi la presentazione della rivista Pietas, “l’orfismo nei Nebrodi”, un numero fondamentale, perché è un numero nel quale noi abbiamo cominciato a mappare tutti i riti tradizionali antichi sopravvissuti in Italia a livello locale nelle diverse regioni e il coinvolgimento e la partecipazione di Pietas con questi riti con le comunità chiaramente da avvio ad una presa di coscienza fondamentale per un ritorno ad una gentilità in epoca moderna. Questo è stato un evento di grande successo e certamente è una grande opera quella che l’Associazione Tradizionale Pietas sta svolgendo di verificare, analizzare, ridurre e quindi in fine mappare ciò che è sopravvissuto dal mondo antico guardando oggi su tutto il territorio nazionale per dimostrare che la nostra tradizione non è una tradizionale morta, ma è una tradizione vivente. Quindi anche in ciò il 2020 dell’e.v. è stato un anno con noi generoso, purtroppo non possiamo dire lo stesso per il resto dell’umanità che sta subendo questa terribile pandemia, che sta mettendo in ginocchio la morale, l’etica, i rapporti sociali e i rapporti umani.
Ed ecco che qui giunge la necessità di fare capolinea ad un punto fondamentale che è al ritorno della religione dei padri; e dunque nonostante le difficoltà date dall’avanzare di questo morbo malvagio, noi siamo riusciti a fondare nuovi Templi; abbiamo concluso un tempietto dedicato al dio Marte, abbiamo dedicato un tempietto alla Ninfa Egeria, ninfa di salute, che in questo momento particolare noi tutti gentili preghiamo e veneriamo affinché ci aiuti nel superamento del morbo e ad oggi della nostra comunità nessuno è stato sconfitto dal morbo, ma anzi quando ne è stato toccato con grande successo ha superato la malattia ed è ritornato alla normalità.
Oltre alla Ninfa Egeria abbiamo avuto poi un importantissimo evento, la costruzione del tempio di Apollo in Sicilia. La Sicilia è una terra ricchissima culturalmente; è una terra magica, la sua forma triangolare non è casuale, la presenza dell’Etna e dell’isola di Vulcano sono un indice di energie sotterranee che escono manifeste al mondo. L’isola di Sicilia è a nostro parere un punto nevralgico e fondamentale per il Mediterraneo; lì, ecco che sorge il tempio dedicato al dio Apollo che ha attirato attenzioni da tutto il mondo, abbiamo ricevuto complimenti da tantissimi gruppi che ci seguono; abbiamo ricevuto un incremento delle persone che seguono l’Associazione Tradizionale Pietas, abbiamo ottenuto una crescita delle nostre comunità locali in Sicilia, le quali stanno continuando a svilupparsi, le quali presto avranno ulteriori templi, uno per ogni città, dove queste comunità sono presenti.
Dunque, di fronte, alla nascita e all’erezione di templi, di fronte al ritorno sul culto antico, di fronte all’aumentare degli adepti della tradizione romana, di fronte all’incremento del numero dei soci dell’Associazione Tradizionale Pietas, di fronte all’instaurarsi sempre più stretto di gruppi stranieri che si occupano di tradizione gentile, di fronte a tutto ciò, abbiamo deciso di portare a compimento tutto quello che era già un progetto passato, ossia, la fondazione di un ente giuridico istituzionalmente valido, per poter relazionare la nostra comunità con le istituzioni. E dunque è stato fondato l’Ente Religioso “Pietas Comunità Gentile”.
Oggi finalmente la comunità gentile si trova raccolta attorno ad una bandiera, si trova raccolta attorno ad un ideale ed è molto coesa e molto unita. Generalmente è facile he tra la decisione di un direttivo e ad un’ampia assemblea di soci ci siano delle resistenze e invece nel nostro caso è stato eccezionale, che una volta nominato il pontefice dell’ente da parte del direttivo dell’ente medesimo, il pontefice ha convocato la comunità, la quale ha espresso, tramite membri che erano presenti nella riunione telematica della comunità, ha espresso piena approvazione a quella che è stata la scelta del direttivo. Quindi la comunità nasce molto bene, perché nasce salda, nasce coesa, nasce con dei punti di riferimento unanimemente riconosciuta dalla medesima. Questa è la nostra forza, l’unione, l’amicizia, la sincerità che ci lega nei nostri rapporti umani. Elementi che generano l’invidia di tanti, ma insomma, l’invidia è una brutta bestia e chi la coltiva non fa che distruggere sé stesso.
Per noi, invece, c’è stato un anno di meritati successi, c’è stato un anno in cui io stesso sono rimasto profondamente ammirato dal coinvolgimento di ogni membro della comunità e dunque sono felicissimo di trovarmi a rappresentare questo gruppo di persone veramente ampio. Ad oggi abbiamo raggiunto 320 soci, ad oggi abbiamo oltre 5700 persone che ci seguono con costanza sui nostri canali telematici (sul web, sul canale facebook e altrove), quindi la comunità sta camminando bene, io ne sono estremamente fiero, sono fiero di tutti voi sono soddisfatto del grande lavoro che l’Associazione Tradizionale Pietas sta svolgendo e portando avanti. Certamente c’è tanto da fare perché la comunità si sta allargando in maniera accelerata, ma confido nella compartecipazione di tutti quanti i partecipanti della medesima; già ho visto quanti si stanno adoperando nei diversi gruppi operativi che stiamo realizzando all’interno dell’associazione e continueremo a realizzare nei prossimi mesi, per cui io penso che il prossimo anno sarà un anno di ulteriori soddisfazioni. Stiamo superando un anno critico per l’intera umanità lo stiamo superando come associazione bene, perché stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere, nei nostri limiti, per poter, insomma, portare il conforto per poter aiutare le persone ad avere la forza interiore per superare il male, dove la vera dicotomia tra bene e il male, in questo momento, deve essere individuata proprio tra malattia e salubrità.
Noi continueremo il nostro percorso, domani sarà svolto il rito presso il tempio di Giove, dedicato al dio Giano per l’apertura del nuovo anno e il pontefice della comunità, trasmetterà il suo messaggio a tutti coloro i quali seguono oggigiorno la tradizione gentile sotto la guida spirituale e le indicazioni che gli sta dando Pietas.
Noi ringraziamo tutti quanti della fiducia che state riversando nei nostri riguardi; ringraziamo tutti quanti per il supporto e siamo felici di far parte di una comunità dove tutti quanti collaboriamo per andare avanti, i risultati sono stati eccezionali. Stiamo crescendo e saranno superiori.

Buona fine dell’anno e felice anno nuovo a tutti quanti.
Grazie per essere stati presenti.
Ad majora semper.

Alabanza al Sol Invicto

En la noche del 24 de diciembre esperamos la llegada de ese nuevo día en el que el Sol renacerá Invicto.
En la mañana del 25 de diciembre, todos los Gentiles elevaremos Elogios al Sol.
Todos pueden honrar a la estrella ascendente mediante el Elogio al Sol Invicto.

ALABADO SEAS TÚ O SOL RESPLANDECIENTE DIOS,
GANADOR DEL FRÍO INVIERNO, FECUNDADOR DE LA FRÍA TIERRA,
PODEROSO, INVICTO, DESTRUCTOR DE LA OSCURIDAD,
ESCÚCHAME!
BENDITO, OJO ETERNO QUE TODO LO VE, TITÁN DE ÁUREA LUZ, HIPERIÓN, LUX COELI,
GENERADO POR TI EN TI, INCANSABLE, DULCE VISTA DE LOS SERES VIVOS,
A LA DERECHA GENERADOR DE LA AURORA, A LA IZQUIERDA DE LA NOCHE,
TU QUE ARMONIZAS LAS ESTACIONES, DANZANDO CON PIES DE CUADRÚPEDO,
BUEN CORREDOR, SILBANTE, ARDIENTE, RESPLANDECIENTE, AURIGA,
QUE GOBERNAS LA VIA CON LOS CÍRCULOS DEL FRAGOR INFINITO,
PARA LOS PIADOSOS GUÍAS DE COSAS BELLAS, VIOLENTO CON LOS IMPÍOS,
DE DORADA LIRA, MOTOR DE LA CARRERA ARMONIOSA DEL COSMOS,
INDICANDO LAS BUENAS ACCIONES,
NIÑO QUE ALIMENTA LAS ESTACIONES, SEÑOR DEL MUNDO, TOCADOR DE FLAUTA,
CORREDOR ARDIENTE, TE MUEVES EN CÍRCULOS, PORTADOR DE LUZ,
CON FORMAS IRIDISCENTES, PORTADOR DE VIDA, PEÁN FECUNDO, SIEMPRE JOVEN, PURO,
PADRE DEL TIEMPO, JÚPITER INMORTAL, SERENO, PARA TODOS LUMINOSO,
OJO CÓSMICO QUE CIRCULA POR TODAS PARTES,
QUE TE PONES Y AMANECES CON HERMOSOS RAYOS RESPLANDECIENTES, INDICADOR DE RECTITUD,
AMANTE DE LOS ARROYOS, SEÑOR DEL COSMO, GUARDA DE LA LEALTAD, SUPREMO SIEMPRE,
PARA TODOS SOCORRO, OJO DE JUSTICIA, LUZ DE VIDA;
OH TÚ QUIEN EMPUJAS LOS CABALLOS,
QUE CON SONORA VARILLA CONDUCES A LA CUADRIGA:
ESCUCHA NUESTRAS SÚPLICAS,
Y A LOS PIADOSOS INICIADOS MUESTRA LA VIDA SUAVE.

Hymn to the Sun

On the night of December 24, we wait for the arrival of the day when the Sun will be reborn as Invictus (Undefeated)
On the morning of December 25 all Gentiles will praise the Sun.
Everyone can honor the rising star by reciting the Praise to the Sol Invictus (Undefeated Sun)

Praise to thee, oh radiant Sun winner of the cold winter, fertilizer of the cold earth, powerful, undefeated, destroyer of darkness, I pray thee!

Listen to me oh blessed one, all-seeing eternal eye, titan of golden light, Iperion, Lux coeli, by you in you generated, indefatigable, to all eyes the object of delight!

On the right thou are begetter of the aurora , on the left of the night, mitigating the seasons, dancing with quadrupets’ feet

Fine racer, sibilant, fiery, shining charioteer, Thou who direct the path by the revolutions of the infinite rhombus, Guide of the pious man to beautiful things and violent with the impious;

Thou with the golden lyre, enthralling the harmonious race of the cosmos, who indicate the good deeds, Child who nourish the seasons, Lord of the universe, flute-player, of fiery race, who turn in a circle, bringer of light, of changing forms, bringer of life, fruitful Paian, ever youthful, pristine, father of Time, immortal Zeus;

Peaceful, bright for everybody, cosmic eye who circles everywhere,

Thou who set and rise with beautiful shining rays, indicator of righteousness, lover of the rivers, master of the cosmos, protector of loyalty, ever supreme, help for all, eye of Integrity, light of life;

Oh Thou who drive the horses and with the sonorous whip guide the quadriga: listen to the prayers, and show the pleasing life to the pious initiates!

TIBERINALIA

Di Giuseppe Barbera
Archeologo, presidente dell’Associazione Tradizionale Pietas
e rettore del tempio di Giove a Roma.

 

“Tiberine Pater te sancte precor”

Tito Livio Lib. II

 

La data dell’8 dicembre, nell’antica Roma,

corrisponde alla festa del Dio Tevere, l’intelligenza divina connessa al corso dell’omonimo fiume attraversante l’Urbe eterna.

Con questa giornata si aprono le feste del ciclo dicembrino, oggi definite natalizie, che culminano al 25 dicembre con la festa dedicata alla nascita del Sole Invitto.

Durante i Tiberinalia (così era chiamato questo giorno di festa) la popolazione si recava presso il fiume Tevere per onorare questo “antico padre” che salvò Romolo e Remo e che perennemente, con le sue acque, portava vita e salubrità alla città. All’alba, dopo i primi riti propiziatori, i pescatori uscivano con le barche per pescare il pesce con cui si sarebbe consumato il banchetto per entrare in comunione con questo Dio, elargitore di prosperità. Nel frattempo altre chiatte salivano a monte a ricercare alberi e rami sempreverdi da condurre in città. Si preparavano ghirlande che venivano imbarcate da sacerdoti e sacerdotesse su piccoli navigli decorati di stoffe, nastri e fiori. Da queste barche venivano disposte le ghirlande sui cippi collocati ai lati del fiume e svariate offerte venivano direttamente versate nel fiume.

Rientrate le imbarcazioni venivano distribuiti gli alberi per collocarli in prossimità dei crocicchi, adornati di nastri, oscilla (gli antenati delle nostre palle dell’albero di Natale) e dolci che poi venivano staccati e mangiati nelle feste compitali tra il 5 ed il 6 gennaio. Lo scopo di queste decorazioni era ritualmente legato al fine di ottenere prosperità dagli spiriti delle piante che non perdono le foglie in inverno, affinchè analogicamente neppure gli uomini patissero il freddo e superassero l’inverno evitando fame e carestie. Parimenti i fruscelli dei sempreverdi appesi sulle porte di casa erano un ulteriore auspicio di prosperità per la famiglia.

In questo periodo il giungere del freddo ed il prolungarsi delle nottate a discapito delle ore di luce rievocava ancestrali immagini di buio e terrore, di forze fauniche e silvestri affamate e portatrici di morte. Tutto ciò veniva esorcizzato con il festeggiare le forze della Natura portatrici di benessere e prosperità e con le preghiere al Sole affinchè rinasca e riporti la Luce ed il calore agli uomini. Il ciclo delle feste solari si accrescerà ulteriormente dall’11 dicembre (festa del Sole Indigete) fino al 25 dicembre (festa del Sole Invitto), momento in cui le giornate ricominceranno a crescere a discapito delle nottate.

Le decorazioni di questo periodo, ancora oggi utilizzate, richiamavano i colori del Sole (l’oro ed il rosso) e la vitalità perennemente trasmessa dall’astro divino (rappresentata dai folti rami verdi).

La richiesta di Luce, in lotta contro l’avanzare del buio, era ribadita alla sera di questo dies di apertura delle feste, con una fiaccolata durante la quale si disponevano torce in prossimità del fiume, dove i sacerdoti purificavano con lustrazioni le barche e le reti dei pescatori.

Al termine di questa giornata rituale il fiume e l’intera città erano addobbati a festa e le fiaccole, simboli delle preghiere e delle speranze degli uomini, erano affidate alle acque del Tevere, simbolo del perenne scorrere della vita e del cosmo.

Ancora ai nostri tempi attuali, la Tradizione popolare ha serbato l’uso di avviare le decorazioni natalizie nel giorno dell’8 dicembre e quelli che prima erano riti di offerte agli spiriti degli alberi, con fumigazioni d’incenso ed offerte di dolci, oggi sono il porre dolci (tra cui panettoni e pandori) e doni sotto l’albero, che poi a Natale vengono distribuiti ad amici e parenti, così come facevano gli antichi nei medesimi giorni con le strenne, distribuite tra il 21 ed il 25 dicembre.

La Tradizione è immortale, la coscienza sopisce ma prima o poi si risveglia ed intende; così come il Sole è sempre destinato a risorgere ed a mantenere la promessa di una nuova primavera.

 

Per chi è interessato a rivivere e praticare culti e le feste dell’antica Roma, si rende noto che presso i templi della Pietas è possibile ricevere i riti da appositi sacerdoti preposti alla distribuzione di essi. Per maggiori informazioni scrivere a info@tradizioneromana.org o consultare il sito www.tradizioneromana.org

 

 

 

(N.B.:  Tutti i diritti sono riservati. E’ concessa la condivisione parziale o completa del presente articolo purchè si menzionino AUTORE, TITOLO DELL’ARTICOLO E SITO DAL QUALE VIENE ESTRATTO)

L’interpretazione dei segni

secondo il metodo degli antichi, sui fatti moderni.

Di Giuseppe Barbera

     

Nei decenni trascorsi l’Associazione Tradizionale Pietas ha raccolto l’interpretazione dei segni di quanto avveniva d’eccezionale nel tempo, un po’ per gioco ed un po’ per la curiosità di sperimentare, per verificare se quelle teorie antiche a noi giunte, fossero da doversi considerare buffe superstizioni o tracce di una scienza complessa di epoche molto antiche. In tutto questo tempo, ogni oracolo da noi raccolto (e quindi riconosciuto come tale secondo sistemi che riteniamo antichi), ogni interpretazione dei segni celesti, di eventi straordinari, di auspici raccolti  ed ogni conseguente  previsione, hanno dato riscontri talmente precisi da imporre un freno al nostro “essere moderni”.

Tutto d’un colpo ci siamo resi conto di non essere avanti realmente nelle cognizioni scientifiche, ma di aver tralasciato un’ampia branca della scienza, perfettamente definita da Aristotele come “metafisica”, la quale invece era stata individuata immediatamente dai primi uomini primitivi ed approfondita di generazione in generazione, fino a giungere all’epoca antica, la quale risalta per la sequenza di classicismo, ellenismo ed impero romano, fenomeni nei quali venne ad inglobarsi anche l’affascinante “sapienza” egizia (sapevate che ogni imperatore romano, oltre ad essere tale, era anche Faraone d’Egitto?).

Quando l’attuale governo Conte (M5S e PD) si insediò al potere, venne meno la luce elettrica presso il palazzo del governo. Ci venne chiesto se un simile evento insolito, in coincidenza con l’inizio di un nuovo lustro, potesse essere un segno. Basandoci sulle definizioni virgiliane, riconoscemmo in tale evento un segno che voleva annunciare un periodo buio per questa amministrazione statale: chi può negare l’effettiva difficoltà che si è dovuta affrontare con il covid 19?

In prossimità di palazzo Chigi nei primi giorni del novembre 2011 un gruppo di corvi creò un’insolita disputa per strada, litigandosi una preda: un giornalista chiese chissà come un aruspice avrebbe interpretato quel segno e noi annunciammo che a breve sarebbe caduto il governo corrente: quello stesso mese fu l’ultimo di Berlusconi come primo ministro.

Certamente le profezie hanno sempre affascinato l’uomo: esse frequentemente sono ristoratrici, lasciano aperta la porta della speranza verso un mondo diverso da quello in cui si vive. Noi presso i nostri templi non usiamo tentare di individuare il futuro col fine di sottomettere le masse a vene speranze, cosa che invece vergognosamente fanno ben altre religioni e personaggi, ma usiamo interpretare segni e trarre oracoli per preparaci al futuro ed affrontare nel miglior modo possibile ciò che avverrà. Questo strumento può essere utile ad ogni uomo che ne voglia far uso. Gli antichi romani utilizzarono il sistema della tratta dei segni per secoli, scegliendo di compiere ogni azione solo in base al valore dei auspici ottenuti: quando infausti restavano fermi e non agivano. Ad esempio quando Annibale si accampò sui colli Albani, pronto ad assediare Roma, il console dell’Urbe si preparò per uscire con l’esercito ed affrontarlo in campo aperto: era convinto che la forza della legione romana fosse l’unico strumento in grado di contrastare il temibile invasore; come prevedeva la legge trasse gli auspici prima di uscire, ma essi furono negativi, motivo per il quale non poté uscire ad affrontare Annibale. Il generale cartaginese non comprendeva perché i romani restassero chiusi dentro la città, e timoroso di perdere tutti i suoi successi in un sol colpo decise di levare l’assedio alla città: i romani, rispettosi dei segni divini, furono salvi senza dover neppure combattere. Ogni qual volta il sistema degli auspici venne rispettato, fu facile cogliere il favore degli eventi. Da quando Costantino vietò la tratta degli auspici, per Roma fu un lento declino di insuccessi fino al sacco della città ed il relativo crollo dell’impero.

Nel nostro tempo, volendo praticare la Tradizione in tutti i suoi dettagli, per prima cosa l’Associazione Tradizionale Pietas ha riesumato la sapienza augurale ed aruspicale partendo dagli insegnamenti di alcuni filoni popolari calabresi e da ciò che è stato trasmesso internamente nelle accademie della “scuola filosofica classica italica”, insegnamenti che trovano corrispondenza nelle attestazioni delle fonti e dei rinvenimenti archeologici, materiale storico che è minimo rispetto a quanto è sopravvissuto, fortunatamente, nei fenomeni viventi della Tradizione. Ovviamente l’Associazione resta aperta ad integrare forme sapienziali che posano giungere da ulteriori filoni popolari appartenenti al bacino mediterraneo.

Presso i templi eretti dalla Pietas è stata formata una classe sacerdotale in grado di eseguire l’interpretazione dei segni, tratte d’auspici ed oracolari, sacerdoti che poi fanno riferimento ad uno nostro collegio augurale che si occupa di verificare il rispetto dei precetti fondamentali ed i riscontri nelle nostre fonti sacre (Eneide, Bucoliche, Georgiche, Iliade, Odissea ecc.). Questo sistema che abbiamo rinnalzato è messo a disposizione di chi ne ha realmente bisogno e di tutti i praticanti gentili: è sufficiente frequentare i templi per richiedere un consulto spirituale o, se necessario, l’accesso ad una formula oracolare.

Nel frattempo noi si continua ad osservare gli accadimenti che ci circondano ed a tener computo dello sviluppo dei tempi secondo un sistema astrologico classico, di stampo greco romano, il quale ha nette distinzioni da quel sistema astrologico moderno, fenomeno che ha preso troppo di frequente una piega di sensazionalismo commerciale a discapito  di una sana astrologia, ad oggi praticata da pochi, utile più a prepararsi allo sviluppo piuttosto che a consolarsi.

Già da tempo si parla del passaggio all’era dell’acquario: lo si fa basandosi su di un calcolo esplicato da Platone, ma che oggi spesso è presentato in una ottica “commerciale” piuttosto che “sapienziale” e ciò conseguentemente crea una diffidenza verso il fenomeno, che comunque astronomicamente rimane ed avviene concretamente.  Già dal 2012 il Sole, nel sorgere equinoziale primaverile, si è inoltrato in quella linea di confine tra le forme dei pesci e quelle della costellazione dell’acquario: siamo dunque già nella transizione. Ma non ci si aspetti di vedere un cambiamento in pochi giorni o mesi: le transizioni epocali durano anni, a volte generazioni, e chi si trova al loro interno spesso non le percepisce.

Nonostante tutti questi ragionamenti, nonostante la curiosità di comprendere cosa metta in relazione eventi e fatti susseguenti, il tempo scorre giorno per giorno, con eventi eccezionali che di tanto in tanto irrompono suscitando emozioni variabili dalla preoccupazione all’ammirazione. Vogliamo dunque condividere alcuni eventi del maggio 2020 e.v. (MMDCCLXXIII A.V.C.) con l’interpretazione secondo gli scritti degli antichi.

Il giorno 11 maggio 2020 un terremoto ha svegliato l’intera città di Roma mentre nel frattempo incombeva un intenso temporale ricco di fragorosi tuoni e lampi. Gli antichi, per interpretare i segnali del futuro ad esso connessi, guardavano la posizione della Luna. Dai nostri calcoli in quel momento la Luna era in Capricorno.

Secondo Figulo Romano, che riporta scritti di Tagete (il fanciullo divino del mito etrusco,  che  insegna l’aruspicina agli uomini), i tuoni dell’11 maggio annunciano abbondanza dalla terra e dal mare;  secondo Fonteio lo stesso evento incide sulla produttività e sulle relazioni dei popoli del nord Europa, in negativo se accade di notte. Si può dedurre che giungeranno a Roma fondi ingenti, ma ci saranno discussioni tra le popolazioni del Nord Europa. Le scosse in Toro, secondo Vicellio, incidono sul raccolto dei frutti in negativo. Curioso che pochi giorni dopo sia giunta la notizia delle difficoltà agricole in Sardegna.

Mentre incorre una pandemia che ha bloccato l’intero pianeta, prevista già nei cicli lunari trasmessi dal filone ermetico ai nostri templi ed attribuita ad una influenza lunare che ritorna regolarmente, da tempo stano provando a giungere diverse comete verso la terra: ha suscitato tra queste scalpore la cometa Atlas, visibile con il telescopio ma non ad occhio nudo. Invece oggi è visibile la cometa cigno bassa sull’orizzonte all’alba nei punti cardinali di nordest. Secondo Giovanni Lido le comete che compaiono al mattino danno segni di eventi più grandi e più rapidi rispetto a quando compaiono in altre parti del cielo. Secondo Giovanni Lido quando compaiono ad est portano sventure in oriente, quando cominciano a comparire anche ad ovest dall’oriente le sventure giungono in occidente. Si badi a distinguere l’evento del momento rispetto a fenomeni più ampli. Spesso le comete sono interpretate dai romani come eventi particolarmente fausti nei grandi tempi, ma con manifestazione di difficoltà a stabilire un equilibrio: è come dire che annunciano un periodo di sofferenza (si veda l’attuale pandemia) cui seguirà un periodo più ampio di benessere secondo le leggi che regolano gli equilibri metafisici del cosmo. Si pensi alla cometa comparsa in cielo alla morte di Cesare: ella fu interpretata come annuncio della divinizzazione di Cesare e come futura realizzazione dei suoi sogni, dunque di un periodo di pace e prosperità per Roma. Nel lungo periodo fu così, infatti seguì l’epoca augustea, ma nel breve periodo ci furono le atrocità della guerra civile prima contro i Cesaricidi e poi contro Marco Antonio. Quindi le comete annunciano stravolgimenti imminenti ma per un benessere successivo. A volte però questi fenomeni, come dicevamo, impiegano anni per giungere a compimento. Nel frattempo noi cosa possiamo fare? Ciò che dovremmo fare sempre: coltivare ciò che è sano, coltivare la saggezza, la Pietas, la correttezza, l’equilibrio, le virtù. Tutti questi sono infatti elementi che in ogni situazione della vita ci consentono di muoverci coscienti negli eventi, dominatori delle emotività, per il raggiungimento della migliore soluzione in ogni condizione. Per quanto presso i templi gentili conserviamo l’uso di osservare i segni che si sviluppano nel mondo e nel cosmo, per un fattore di “rispetto” verso la Natura, cui il gentile è sempre legato perché è essa stessa manifestazione divina, ricordiamo che alla fine dei conti, come insegnava Appio Claudio Cieco, “ognuno è il fautore del proprio destino”, e per essere attori vincenti della propria vita, nessun strumento è migliore dell’equilibrio.

 

 

Lemuria

antica festa romana.

I Lemuria sono antiche festività d’epoca Romana, che in giornate alterne si sviluppavano dal 9 al 13 di maggio. Ovidio ne parla nei Fasti, riportando il rituale di uso domestico che eseguiva il pater familias, finalizzato a scacciare i lemuri. Il rito sembra essere antichissimo, al punto tale che si perse memoria, a livello popolare, della sua istituzione e della sua reale funzione. Ovidio pertanto cerca di riesumare l’uso antico riportandone importanti dettagli (cosa rarissima per gli antichi romani, i quali erano gelosissimi dei loro rituali).

Fondamentalmente l’obiettivo dei Lemuria è quello di placare i lemuri, affinchè non interferiscano con i destini familiari. Così il pater familias s’alzava nel cuore della notte, offriva loro delle fave nere e poi li scacciava dalla casa.

Ma cosa sono i lemuri? Gli autori antichi dibattono sull’argomento, cercando di darne spiegazioni “religiose” valide per il popolo e che non profanino il sacro sapere del tempio. Fondamentalmente il Lemure è il prodotto di un’azione pesantemente ingiusta, come l’aver truffato qualcuno, aver rubato creando così danni ad altri e via dicendo. L’azione scorretta ha dunque nutrito il pensiero ingiusto, ed il pensiero che è materia si attacca al suo esecutore in maniera larvale e parassitaria, spingendo l’uomo a perpetrare gli errori ed incastrandosi così in un perenne rapporto problematico con la Nemesi, che interviene nella sua vita creando e ricreando problemi per riportare il dovuto equilibrio. Nell’immaginario romano quando un individuo moriva, tutte queste forme larvali basse non seguivano la sua anima nei cieli, bensì restavano legate ai luoghi dove la persona aveva vissuto e, desiderose di nutrimento, si  attaccavano ai parenti ed ai discendenti, da ciò il detto romano che “le colpe dei padri ricadono sui figli“.

Il rito dei Lemuria oggi. Sebbene riportato da Ovidio nei Fasti, il rito dei Lemuria è incompleto di particolari dettagli fondamentali, i quali erano scontati per un praticante antico e non lo sono per un uomo moderno. Ad esempio la dovuta preparazione al rito non è trattata nel testo poetico, così come fondamentali gesti particolari sono a malapena accennati. Inoltre il rito era riservato ai patres romani, quindi a uomini che avevano ricevuto l’iniziazione gentile. Sconsigliamo oggigiorno di tentare il rito solo perchè lo si è letto in un libro o perchè è stato riportato in un sito internet: infatti se mal condotto può procurare effetti opposti ed indesiderati, come il richiamo dei Mani paterni (ossia le forme invisibili liberatesi dopo la morte degli antenati) ma l’inefficacia del successivo esorcismo. Per accedere ai rituali romani la Pietas ha restaurato il sistema di iniziazione presso i templi, con la dovuta formazione per i praticanti, affinchè acquisiscano tutte le nozioni fondamentali per essere degni e preparati nell’esecuzione dei rituali ed informati su tutti gli elementi necessari alla loro buona riuscita. E’ sufficiente connettersi al sito www.tradizioneromana.org per reperire maggiori informazioni sui templi gentili oggi operativi e sulle iniziazioni che si applicano presso questi luoghi.