Paola Busa di Canosa

di Paola Marconi

2 agosto 2020 e.v. – 2 agosto 216 a.e.v. Sono trascorsi ormai 2236 anni dal macello di Canne. Non voglio parlare della battaglia e della tattica, giudicata geniale, messa in atto dal nemico dei Romani, Annibale, tattica tuttora studiata, per la sua perfezione, nelle maggiori accademie militari, da West Point in giù. Voglio invece narrare una vicenda a molti sconosciuta, quella della matrona Paola Busa di Canosa.
Pomeriggio del 2 agosto 216 a.e.v., campo di battaglia di Canne, Puglia, vicinanze di Barletta, nei pressi del fiume Ofanto. La battaglia è finita. Il massacro si è compiuto. Cinquantamila (o forse settantamila) caduti romani e italici, fra cui il console Lucio Emilio Paolo, il proconsole Gneo Servilio Gemino, l’ex magister equitum di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, Marco Minucio Rufo, due questori, ottanta senatori, ventinove tribuni militari, centinaia di patrizi, di nobili plebei, di cavalieri, giacciono nel sangue e nella polvere.
E’ la più grave disfatta mai occorsa alle armi romane. Diciannovemila uomini sono stati fatti prigionieri, fra romani e italici. La loro sorte sarà ben differente. I soci italici, che lo scaltro Annibale spera di trarre dalla sua parte, vengono liberati subito, senza condizioni. I romani, invece, sono trattenuti, con l’intento di utilizzarli come merce di scambio, per intavolare una trattativa e arrivare ad una pace che nei sogni di Annibale non tarderà ad arrivare, e ridimensionerà Roma a piccola potenza regionale del Lazio, ridando a Cartagine il ruolo, perso con la prima guerra punica, di signora e padrona del Mediterraneo Occidentale. Il senato, però, rifiuta categoricamente di trattare. Possiamo immaginare lo sconcerto del punico, educato alle dottrine militari ellenistiche, per cui ” battaglia vinta, il nemico chiede la pace “, tantopiù che, a questo punto, le battaglie vinte sono state quattro, con un crescendo rossiniano di caduti da parte romana. Ma questa è un’altra storia.
Torniamo a Canne. Diecimila superstiti della mattanza sono riusciti a fuggire. Tra questi, per fortuna di Roma, un giovane, appena diciannovenne, tribuno, appartenente ad una delle gentes più nobili di Roma, una delle cinque maiores, figlio di un ex console che porta il suo stesso nome, Publio Cornelio Scipione, il futuro Africano. Scipione, sedato sul nascere un tentativo di fuga all’estero architettato da alcuni nobili giovani ufficiali, si pone alla testa di un drappello di scampati e li conduce in salvo a Canosa, città vicina, distante appena quattro miglia dal campo di Annibale, città alleata di Roma dal 318 a.e.v., rimasta fedele a Roma, e che non defezionerà nemmeno dopo la disfatta di Canne.
Immaginiamo cosa dovesse essere quello scorato drappello: uomini disperati, atterriti e scioccati dalla terribile strage (la camera della morte della tonnara, la chiama il prof. Brizzi) sporchi del proprio e dell’altrui sangue, affamati, assetati, sfiniti, molti anche feriti, giungono a Canosa, scampando all’inseguimento dei punici. Infatti, come gli assedi, anche l’inseguimento strategico non sarà mai, per parlare eufemisticamente, uno dei cavalli di battaglia di Annibale, la cui abilità rifulge più che altro nella tattica da applicare sul campo di battaglia.
I fuggiaschi, dunque, arrivano a Canosa, e necessitano di tutto. Si può immaginare che, come tutti i perdenti delle battaglie di tutte le epoche, non abbiano subito trovato una amichevole accoglienza, anzi. Per fortuna viene loro in soccorso una matrona canosina, Paola Busa, appartenente ad una ricca famiglia di commercianti di origine probabilmente greca, i Buzas. Forse sposata o vedova, ha ereditato l’amministrazione dei beni di famiglia, che esercita con grande oculatezza e responsabilità, meritandosi l’ammirazione e il rispetto dei suoi concittadini. Paola Busa, difronte al triste spettacolo di quella turba di sbandati, non ha un attimo di esitazione: li accoglie in casa sua, li rifornisce di cibo, acqua e vesti pulite, e con l’ausilio di alcuni medici si prende cura dei feriti. Possiamo certamente ipotizzare che, per il prestigio di cui gode, il suo esempio venga seguito anche da altri canosini, che provvedono a fornire ai superstiti indumenti, cibo e anche denaro per il viaggio di ritorno.
La notizia dell’atto di generosità e solidarietà di Paola Busa non va perduto e giunge, portato dai soldati sopravvissuti, fino a Roma. A guerra finita, guerra, nonostante le quattro sfolgoranti vittorie di Annibale, vittoriosa per Roma, il senato le tributa grandi onori, come, secoli prima, li aveva tributati a Virgilia e Volumnia,, rispettivamente, moglie e madre di Coriolano, per aver salvato la città dall’attacco che il loro rinnegato congiunto voleva portarle.
Il ricordo del gesto di Paola Busa non si perse col tempo, e infatti la generosa matrona, oltre che da Tito Livio nel libro XXII del suo ” Ab urbe condita “, fu ricordata anche da Giovanni Boccaccio fra le donne illustri nel suo ” De mulieribus claris. “
Inoltre, senza saperlo, Paola Busa, con il suo gesto, contribuì alla vittoria di Roma. Infatti, i superstiti del macello di Canne, sia pur allontanati da Roma e confinati per tredici anni in Sicilia, andarono a costituire quelle due legioni cannensi che, a Zama, resistettero fino allo stremo delle forze all’attacco dei veterani di Annibale, fino al ritorno delle cavallerie romana e numidica, ritorno che fece pendere definitivamente la bilancia in favore delle armi di Roma.
Nella definitiva vittoria di Roma c’è quindi anche lo zampino, diciamo così di una donna generosa che, dopo una disfatta terribile, seppe seguire quello che le diceva il suo cuore, e soccorrere quei soldati sconfitti come se ognuno fosse suo figlio. Non dimentichiamo che una buona metà delle truppe romane era costituita da diciottenni e diciassettenni, appena arruolati con l’ultima leva. Il suo nome era Paola Busa, e permettetemi un briciolo di orgoglio nel constatare che questa grande matrona porta il mio stesso nome, il nome, anzi il cognomen, di un grande e valoroso caduto di Canne, il console Lucio Emilio Paolo, che, ferito, rifiutò il cavallo che un ufficiale gli offriva per mettersi in salvo, esortandolo, anzi, a correre a Roma per informare il senato della disfatta. Lucio Emilio Paolo era il suocero di Publio Cornelio Scipione, e, con lui, il cerchio si chiude. Nel segno di Roma. Quel giorno che avrebbe potuto essere la fine di tutto, rappresentò, invece, un nuovo inizio.

IL CONCETTO DI REINCARNAZIONE IN ALCUNI FILOSOFI ANTICHI

Dott. Filippo Cavatore (Gruppo Filosofi Pietas)

Ipazia con il padre Teone, tratto dal film Agorà.

Come è noto, il concetto di reincarnazione o metempsicosi è presente nel pensiero greco antico (oltrechè, ovviamente, in molte filosofie e religioni nel mondo – basti pensare all’Induismo o al Buddismo). Nell’Orfismo, in Pitagora e nella sua scuola, nonché in Platone e negli sviluppi successivi della sua filosofia, culminanti nel Neoplatonismo, avente come massimi esponenti, Plotino, Giamblico e Proclo, se ne parla diffusamente al punto che può essere considerato uno dei temi fondamentali del loro pensiero (Platone, La Repubblica; Plotino, Enneadi et alia).  Meno nota è la presenza della metempsicosi in altri pensatori del mondo classico: tratteremo qui, in particolare, di Empedocle e di Plutarco.

Empedocle nacque ad Akragas, l’odierna Agrigento, intorno al 470/469 a.e.v. E’ annoverato fra i cosiddetti “fisici”, ovvero coloro che indagarono la natura, cercando di individuare l’origine del mondo e delle leggi che lo governano. Cercò di conciliare le precedenti dottrine ioniche, pitagoriche, eraclidee e parmenidee, sostenendo che la realtà mutevole è distinta dai suoi fondamenti, identificati nei quattro elementi (chiamati da Empedocle “radici”): fuoco, aria, terra, acqua. Essi sono soggetti all’azione di due principi: Amore (Φιλότης) e Odio (Νεῖκος); il primo unisce mentre il secondo separa, da questo agire contrastante i singoli esseri sono generati e ritornano alla loro origine, in un continuo processo di trasformazione. Nel poema “Le Purificazioni” Empedocle riprende la teoria orfica e pitagorica della metempsicosi, sostenendo che sussiste una legge di natura la quale fa in modo che gli uomini scontino le proprie colpe – la cui causa è l’aver soggiaciuto a Odio – per mezzo della trasmigrazione da un essere vivente all’altro; in virtù di tale legge, ciascuna anima, nel corso dei millenni, si incarna in un essere (animale o vegetale) al momento della nascita di questo, e vi permane fino alla morte dell’essere stesso, quando, dopo averlo abbandonato, erra nel cosmo fino alla successiva reincarnazione.

«È vaticinio della Necessità, antico decreto degli dèi ed eterno, suggellato da vasti giuramenti:

se qualcuno criminosamente contamina le sue mani con un delitto o se qualcuno 〈per la Contesa〉 abbia peccato giurando un falso giuramento, i demoni che hanno avuto in sorte una vita longeva, tre volte diecimila stagioni lontano dai beati vadano errando nascendo sotto ogni forma di creatura mortale nel corso del tempo mutando i penosi sentieri della vita. L’impeto dell’etere invero li spinge nel mare, il mare li rigetta sul suolo terrestre, la terra nei raggi del sole splendente, che a sua volta li getta nei vortici dell’etere: ogni elemento li accoglie da un altro, ma tutti li odiano. Anch’io sono uno di questi, esule dal dio e vagante per aver dato fiducia alla furente Contesa.» ( Empedocle, D-K 31 B 115, traduzione di Gabriele Giannantoni in Presocratici vol.1, Milano, Mondadori, 2009, pp.410-411)

Plutarco fu uno scrittore, filosofo e sacerdote greco, con cittadinanza romana. Nacque a Cheronea fra il 46 e il 48 p.e.v. e morì a Delfi fra il 125 e il 127 p.e.v. Fu autore di numerose opere di carattere storico, filosofico e scientifico, tra cui la più nota porta il titolo di “Vite parallele”, in quanto sono accostati e confrontati personaggi notevoli della storia ellenica e di quella romana. Nel meno noto trattato “Sulla tarda vendetta degli dei”, in forma di dialogo, Plutarco presenta un cosmo tripartito: una dimensione celeste in cui soggiornano le anime definitivamente purificate; un secondo stato collocato sempre in cielo, ma ad un livello più basso, che ospita le anime penitenti, soggette alle punizioni inflitte da Dike (la giustizia divina); infine la terra ove le anime subiscono successive reincarnazioni, anche in forme animali, per liberarsi dalle loro colpe.

Oltre alle fonti filosofiche, il tema è presente anche nella poesia. Come esempio, citiamo il poeta latino Ovidio che riporta l’episodio in cui Poseidone fa reincarnare il figlio Cicno, ucciso da Achille durante la guerra di Troia, in un cigno ( Ovidio, Metamorfosi, libro XII)
; in Virgilio, durante la discesa agli inferi di Enea, vi sono tracce di una concezione orfico-pitagorica, quando Anchise parla al figlio di una teoria dei ciclica delle rinascite, affermando che le anime dei Campi Elisi si immergono nel fiume Lete,  per dimenticare le vite precedenti e poter dunque reincarnarsi in nuovi corpi terreni (Virgilio, Eneide, libro vi).

Ercole ed Alcesti

Nella sua opera “La reincarnazione nel mondo antico”, Edouard Bertholet (ed. Mediterranee) cita alcuni autori cristiani che ammettono la dottrina della metempsicosi considerandola in sintonia con la teologia cristiana: san Giustino afferma che ‘Alcune anime che si credono indegne di vedere Dio a seguito delle loro azioni durante le reincarnazioni terrene, riprenderanno i corpi’; in san Girolamo si legge: ‘Non conviene che si parli troppo delle rinascite, perché le masse non sono in grado di comprenderle’; san Gregorio di Nissa: ‘L’anima immortale deve essere risanata e purificata, se non in questa vita terrestre, nelle vite future e successive’; infine, Lattanzio sostiene che l’anima può essere immortale solo se preesiste alla nascita e che è destinata a reincarnarsi successivamente nel corso del tempo. Constatiamo, pertanto, come questa antica dottrina sia presente anche in alcuni appartenenti ad un credo religioso che ufficialmente la nega, considerandola errata e inconciliabile con quella che essi considerano l’unica vera.

Erigido el Templo de Minerva Medica en Pordenone

Erigido el Templo de Minerva Medica en Pordenone

.

 

La Asociación Tradicional Pietas ha erigido un nuevo Templo, dedicado a Minerva Medica, en Pordenone.

El presidente Giuseppe Barbera lo anunció en la página oficial de Facebook de la Asociación de Pietas Tradicionales:

“El Templo de Minerva Medica en Pordenone, cuya primera piedra fue colocada el 15 de agosto, es hoy 20 de agosto de 2771 ab V.C. terminado en su geometría esencial. El trabajo en el aparato decorativo comenzará mañana. Desde hoy las comunidades de los Tradicionalistas Romano-Italiano del Triveneto tienen un punto de referencia fundamental para el retorno a lo Sagrado. Pietas non verba sed res”.

El 9 de agosto, nuevamente en la página oficial de facebook de la asociación, se publicaron los dibujos de diseño del Templo, desarrollados por el presidente Barbera y el ingeniero estructural Tricoli, vicepresidente de la Asociación Tradicional Pietas y presidente del club CPPT KR.

Parecía imposible, pero en solo cuatro días los militantes locales de la Pietas, apoyados activamente por la junta nacional de la Asociación, lograron erigir un espléndido Templo peripteral circular con un pronaos distyle rectangular in antis. Al este del Templo se encuentra la estatua de la Minerva Médica de Pietas, frente al “Templo el Mundus del Santuario y el altar dedicado a la Diosa forman una línea simbólicamente muy importante y fundamental para la conexión entre el mundo humano y las dimensiones divinas de lo sagrado”, nos dice el entrevistado presidente Barberá.

El Templo ya tiene su propio rector designado por el presidente y está efectivamente activo desde el 15 de agosto.

La función de este lugar es fundamental para los miembros piadosos del noreste de Italia. Finalmente, ellos también, como nosotros en Roma, tienen un lugar asociativo, abierto a aquellos interesados en revivir realmente las formas de la antigua sacralidad romano-itálica, donde pueden desarrollar actividades culturales y cultuales relacionadas con los objetivos de la Pietas: la cultura clásica.

El Templo está oficialmente abierto para el uso de los practicantes de la tradición Romano-Itálica y de los grupos griegos que trabajan por el resurgimiento del culto a los Dioses y con quienes estamos desarrollando lazos cordiales y felices de respeto mutuo, eficiencia y amistad.

En primer lugar, el grupo Thyrsos, que con Pietas acordó un programa de acción para intentar resurgir la Tradición griego-romana de la mejor manera posible. Pietas también extiende su profundo agradecimiento a los grupos YSEE, que hasta ahora han mostrado cordialidad, hospitalidad y amor por los mismos ideales de retorno a lo sagrado.

Le preguntamos al presidente Barberá ¿qué es que impulsa a la Asociación a construir Templos?

Pietas está llevando a cabo la erección de Templos a los Dioses para permitir que los hombres impulsados por nobles ideales y virtudes tengan lugares donde puedan reconectar esa relación directa entre hombres y Dioses que se nos ha negado durante dos milenios. El nuestro es un gesto de libertad guiado por un profundo espíritu de compartir, además al amor por lo que hacemos.

¿Tendrán lugar los ritos en el Templo de Minerva Medica?

En nuestros Templos se desarrollan ritos de ofrendas a los Dioses, pero también es posible solicitar oráculos, deseos, realizar votos o incluso acceder a una iniciación cívica. Además, Minerva Medica es una divinidad de apoyo espiritual a las enfermedades y los fieles le rezaban para que les sugiriera un buen médico o una medicina para curar. Junto a Esculapio y Salus pertenece al grupo de las “divinidades terapéuticas”, por las cuales se reza para curar enfermedades físicas y psíquicas. Minerva Medica es para nosotros la inteligencia divina que ilumina al médico, que a menudo puede actuar, inconscientemente, por intuición divina más que por la propia. Al mismo tiempo, considerando que muchos males surgen realmente de los desequilibrios internos (este es el caso de las somatizaciones), Minerva Medica es esa inteligencia virginal, pura, liberada de miedos e impresiones negativas (el terror de Júpiter a ser destronado) que permite el logro de un equilibrio interior, capaz de hacernos espiritualmente más fuertes frente al mal y más valientes, que nos ayuda a matar a los monstruos internos (la Minerva que sugiere a los héroes cómo ganar a Medusa, la Quimera etc.) para conducir a un nuevo equilibrio que evite somatizaciones. Todos pueden rezarle libremente, quien quiera, incluso en este Templo.

¿A qué te refieres con iniciación cívica?

De las corrientes de la actividad popular, nos basamos en la iniciación cívica que hizo del hombre sacerdote de sí mismo y de su familia, que inició y fundó su camino en el culto a los Lares y a los Antepasados, que luego siguió el refinamiento de la práctica para los Dioses, sobre esto los romanos emitieron leyes muy claras con una ley sagrada bien estructurada. Por tanto en nuestros Templos, como todavía se hace hoy en Crotone en la romería al Templo de Hera Lacinia (para familias aún vinculadas a tradiciones ancestrales), es posible llevar a cabo, en las fechas adecuadas para ello, la enseñanza del culto a los Lares y Ancestros siguiendo los preceptos informados por los rectores y sacerdotes de los mismos Templos.

El acceso al culto a los Dioses y a los colegios internos es posible para todos aquellos miembros de buena voluntad que quieran practicar la Tradición de sus tierras y de sus propios linajes.

¿Con qué frecuencia se realizarán las actividades en el Templo?

La estructura es nueva hoy, pero brindaremos un desarrollo regular de actividades, al igual que en el Templo de Júpiter. Ciertamente, los primeros ritos abiertos al público se llevarán a cabo a partir de septiembre.

Actualmente ya es posible contactar reuniones de solicitud con cita previa para visitar el Templo y profundizar en las actividades de culto y cultura de nuestra asociación. Simplemente escriba un correo electrónico a info@tradizioneromana.org . Para conocer las actividades programadas, consultar de vez en cuando, la página de eventos en el sitio web www.tradizioneromana.org o la página oficial de Facebook de la Asociación de Pietas Tradicionales https://www.facebook.com/AssociazioneTradizioneromana

Agradecemos al presidente Barberá por el tiempo concedido y a la Asociación Pietas por su trabajo.Nuevos lugares de luz antigua están ahora presentes en Italia.

  1. 25/8/2018

Templo de Júpiter, erigido en Roma

Noticias internacionales: Templo de Júpiter, erigido en Roma

 

El 10 de mayo MMDCCLXX, año de la fundación del Urbe (2017 de la era moderna) el Templo de Júpiter, erigido por la Associazione Tradizionale Pietas en Roma (Asociación Tradicional Pietas), se termina en su geometría. Ahora comenzará el trabajo de decoración, pero el Templo ya está activo.

Fue anunciado por el Presidente de la Asociación Tradicional Pietas Giuseppe Barbera.

Construido alrededor de un área dedicada en septiembre de 2012 por Giuseppe Barbera siguiendo un voto recibido, la primera piedra del Templo se colocó el 13 de julio de 2013. Desde entonces, Pietas ha operado para su construcción. Es el resultado de un viaje iniciado en 1961, cuando Gianfranco Barbera hizo una máscara de Júpiter en terracota que un día se habría exhibido en ese Templo: este día es hoy gracias a él.

Consagrado a Júpiter Optimum et Maximum, el Templo está diseñado para albergar en su celda los altares de Júpiter, Juno y Minerva. El Templo es un tetrastilo in antis en estilo Corintio, el podio ha sido realizado con bloques de toba de la Magna Grecia, zona de nacimiento y desarrollo de la Asociación Pietas. La trabeación acogerá los frisos necesarios, útiles para representar los elementos esenciales para el desarrollo espiritual del ser humano. En lo profundo de las verdes colinas, forma parte del pequeño Santuario Romano levantado por Pietas desde diciembre de 2012 con la consagración de Aedes Romae Pietatis, el Templo del hipogeo, distilado en antis, el centro de los misterios romanos aplicados, claramente deducidos de la interpretación de las obras de Virgilio.

Ningún elemento dentro de este Santuario se deja al azar: cada elemento está dispuesto con lógica y conciencia, para convertir una simple visita al lugar en un camino expresivo hacia los fundamentos espirituales del mundo clásico. La presidencia de Pietas está organizando el calendario operativo del Santuario, con el fin de inaugurar el Templo al público y completar sus funciones; sin embargo, ya está activo para los miembros de la Asociación.

En el Sanctuarium Pietatis habrá Templos, quioscos y espacios dedicados a actividades educativas. Se iniciarán cursos educativos sobre la Tradición romana y el mundo clásico; incluso será posible seguir el camino del culto doméstico y/o, para los más merecedores y dispuestos, se pondrán a disposición caminos sacerdotales, que parten de los misterios de Saturno y continúan según las tendencias personales.

El Santuario tendrá horarios de apertura al público y será posible visitarlo libremente. Es posible llevar devociones personale a los Dioses, liberarse de los propios votos, pedir deseos y oráculos y ofrecer asistencia espiritual a quienes la demanden. Hoy en Roma hay un lugar de culto romano donde se puede practicar libremente el amor por los Dioses.

Muchos lo han llamado “el primer Templo romano en Roma” después de siglos de mentes oscurecidas, como Júpiter es el Dios del cielo brillante, el Dios en el que se manifiesta la luz intelectual, le hemos dedicado el Templo erigido y abierto por el bien de la humanidad.

A los hombres virtuosos y de buenas intenciones les pedimos ayuda para el crecimiento del Santuario de la diosa Pietas, del Templo de Júpiter y para la difusión de los saludables valores de la Romanitas y el culto clásico. Quienes quieran ayudarnos materialmente y quienes quieran financiar la compra de los materiales necesarios para el desarrollo del Templo y los periódicos dedicados a los Dioses pueden escribirnos a info@tradizioneromana.org

Gracias a todas las personas que nos ayudaron, a quienes continúan haciéndolo y a quienes lo harán en el futuro: ¡este es su Templo!

(artículo publicado en Ereticamente el 20 de mayo de 2017)

Ersilia y las mujeres sabina

  • Ersilia y las mujeres sabina
    Es una opinión generalizada que la civilización y la cultura de Roma fueron machista y patriarcales; esta idea se basa principalmente en la verificación que los Romanos descendían de poblaciones indoeuropeas, cuya sociedad se basaba en supuestos considerados expresión de una supremacía masculina. También se creía que en Roma las mujeres no tenían personalidad jurídica, lo que se reflejaba también en la onomástica.
    Mientras que el hombre se distinguía por el tria nomina: praenomen, el nombre personal, nomen, el de la gens y cognomen (apodo antiguo, que luego pasa a indicar las diversas familias dentro de la gens), la mujer se indica sólo por el nombre de la gens, al femenino. En realidad, el apodo, que a menudo ridiculizaba por diversión algunos aspectos del hombre, no se usaba en las mujeres exclusivamente por respeto a ellas.
    También se cree que la mujer fuera legalmente una eterna menor de edad, destinada a pasar de la tutela (manus) del padre a la del marido, y finalmente a la de un tutor. En realidad, la tutela en el mundo romano tiene un significado diferente que en el mundo islámico actual: en el mundo romano significa garantía, protección contra los peligros, defensa.
    De hecho, en la época imperial se constató que la mujer tenía, de facto, una propia autonomía, la posibilidad de administrar sus bienes y decidir sobre su vida, con la ayuda de un tutor varón (padre o esposo) que tenía la tarea de asegurar que ningún sinvergüenza se aprovechara de ella o engañara a su dote.
    L’idea preminente degli studiosi è che la donna romana, almeno all’inizio, fosse stata condannata ad un destino di cittadina di serie B, sottomessa totalmente alla volontà dei membri maschili della sua famiglia, senza la possibilità di agire autonomamente, di esprimere una sua opinione, o di poter incidere nella vita della sua famiglia e della sua città. In realtà le cose non stanno affatto così.
    La idea preeminente de los eruditos es que la mujer romana, al menos al principio, había sido condenada al destino de un ciudadano de segunda clase, totalmente sometida a la voluntad de los miembros masculinos de su familia, sin posibilidad de actuar de forma autónoma, de expresar su opinión, o poder afectar la vida de su familia y su ciudad. En realidad, este no es el caso en absoluto.
    En la historia de Roma no faltan figuras de mujeres que, gracias a su personalidad y sus cualidades, supieron imponerse en la atención y muchas veces a la admiración de los contemporáneos y de la posteridad, y dejar una huella imborrable en la historia de su ciudad, cambiando a menudo el curso de los eventos.
    Comenzamos este resumen de “Mulieres Clarae”, como diría Giovanni Boccaccio, con la primera mujer romana que surge de los pliegues de la historia y del tiempo: Ersilia, esposa de Rómulo y, con ella, las sabinas.
    21/8/749 a.e. v.: han pasado poco más de cuatro años desde la fundación de Roma. En el valle entre el Palatino y el Aventino, Vallis Murcia, jóvenes romanos preparan los escenarios que acogerán a invitados de otras ciudades, en su mayoría sabinas, invitados a asistir a juegos y carreras de caballos en honor al dios Conso, dios de los hórreos. , a el que se consagrará un altar subterráneo. En un palco especial ocupará su lugar Rómulo, el rey fundador, quien invitó a los pueblos vecinos a la importante fiesta. En realidad, esta invitación esconde un propósito secreto.
    Roma, fundada el 21/4/753 a.e.v., se ha convertido en una ciudad de casi todos hombres: pastores de los alrededores, refugiados políticos, rezagados, bandidos y otros expulsados de sus respectivas comunidades, pero acogidos por Rómulo en el asylum, un lugar entre las dos sillas, el arx y el capitolium, después de la promesa de cambiar estilo de vida y hacer algo útil por la ciudad. Sin embargo faltan mujeres, sin las cuales Roma corre el riesgo de desaparecer en el transcurso de una generación.
    Entonces Rómulo envia embajadas a los pueblos vecinos, Ceninensi, Antemnati, Crustumini y sobre todo Sabinos, para forjar alianzas a través de matrimonios entre sus súbditos y las hijas de los extranjeros.
    Per estos se niegan, porque la fama de los Romanos es muy mala y nadie quiere tenerlos como géneros, o quizás temían que si Roma hubiera crecido se hubiera impuesto ocupando sus territorios y espacios. El momento es grave, pero Rómulo elabora la estratagema de las celebraciones en honor al dios Conso. Los vecinos vienen corriendo, también por la curiosidad por conocer la nueva ciudad, y llevan a sus mujeres, las más bellas, las vírgenes sabinas, que destacan por sus preciosos vestidos blancos. La fiesta dura todo el día, con juegos, carreras de animales, alegría, cantos, frecuentes libaciones de buen vino.
    Al anochecer, a la señal acordada de Rómulo, los jóvenes romanos se arrojan sobre las invitadas y, aprovechando el desconcierto y quizás la ebriedad de sus parientes varones, secuestran a las más bellas. Las órdenes de Rómulo son obligatorias: secuestrar solo a las jóvenes vírgenes y, sobre todo, tratarlas con el máximo honor y respeto, sin absolutamente maltrato, forzamiento y violencia. Sin embargo, sucede que, en el tumulto general, también es secuestrada una mujer ya casada, Ersilia que, para remediar el error, Rómulo quedará para si mismo. Los padres y familiares de las jóvenes vírgenes desconsolados, regresan a sus hogares, ponderando venganza.
    Mientras tanto, las jóvenes secuestradas, al principio indignadas por el gesto y temiendo por su futuro , se sienten reaseguradas por la bondad y el cariño que les muestran los secuestradores y por el efectivo compartir de bienes y ciudadanía. Por tanto, se niegan a regresar con sus familias. Pero sus parientes no se rinden y los Ceninensi, los Antemnati y los Crustumini envían embajadas al rey sabino Tito Tazio, el más poderoso de ellos, que sin embargo se demora en librar la guerra contra los Romanos.
    Entonces se mueven primero los Ceninensi y luego los Antemnati, pero son derrotados. Mientras Rómulo exulta, aquí intervine Ersilia; movida a compasión por las oraciones de las jóvenes secuestradas, que temen por la suerte de sus queridos derrotados, ruega a su marido que deje toda hostilidad y acoja a los vencidos como ciudadanos para formar un solo pueblo. Ella lo consigue sin dificultad, evidentemente la influencia que esta joven y bella matrona tiene sobre Rómulo ya ha ablandado el alma belicosa de su marido y lo ha preparado para dejar todos rencores y compartir el bien y el destino con los vencidos, que se han convertido en nuevos ciudadanos.
    En este punto, los Crustumini deciden abandonar la lucha y se integran pacíficamente en la nueva realidad romana. Ersilia logró así un gran resultado, superando el odio y el resentimiento entre los maridos y familiares de las secuestradas. Sin embargo, las dificultades aún está por llegar; de hecho, los poderosos sabinos no dejan de luchar por recuperar a sus hijas y, gracias al engaño y traición de Tarpea, hija del guardián del Capitolio, logran conquistar la fortaleza.
    Al día siguiente, estalla una violenta batalla en el valle del Foro entre los Romanos que bajan del monte Palatino y los Sabinos que descienden del monte ocupado. Tras altibajos y mucha sangre derramada, los Romanos están a punto de imponerse, pero en este punto las sabinas, desesperadas, vencido todo miedo, muchas embarazadas y otras con en brazos los hijos nacidos de las uniones con los Romanos, lideradas por la indomable Ersilia, se lanzan entre las dos filas, desafiando dardos y flechas y rogando a los contendientes que antes vuelvan sus armas contra ellas que son la causa de la disputa.
    Prefieren morir, dicen, en lugar de quedarse viudas o huérfanas. Conmovidos por ese inesperado espectáculo, Rromanos y Sabinos arrojar sus armas y los líderes, de inmediato, hacen un pacto de alianza. No solo nace una paz sino que, dice Tito Livio, de dos pueblos viene solo uno. La paz, nacida milagrosamente de una guerra tan sangrienta, hace que las sabinas sean aún más queridas por sus maridos y padres, y Rómulo las recompensa dando algunos de sus nombres a las treinta curias en las que divide al pueblo romano.
    Por tanto, podemos concluir con certeza que Rómulo fundó Roma, pero la ciudad fue guardada en su existencia y consolidada en su desarrollo por las mujeres sabinas y su valiente acción, muleres que encontraron en Ersilia, la esposa del rey, una guía indomable y sabia. Si Rómulo fue el pater patriae, Ersilia fue sin duda la mater.

Escrito por Paola Marconi

Ersilia e le donne sabine.

E’ opinione diffusa che la civiltà e la cultura di Roma siano state maschiliste e patriarcali. Questa idea si basa innanzitutto sulla constatazione che i Romani discendevano da popolazioni indoeuropee, la
cui società si basavano su presupposti considerati espressione di una supremazia maschile. E’ pensiero diffuso inoltre che, a Roma, le donne fossero prive di personalità giuridica, cosa che si rifletteva anche nell’onomastica.
Mentre l’uomo era contraddistinto dai tria nomina, praenomen, il nostro nome personale, nomen, quello della gens e cognomen (antico
soprannome, che passa poi ad indicare le varie famiglie nell’ambito della gens) la donna era indicata con il solo nome della gens al femminile. In realtà il soprannome, che spesso ridicolizzava per gioco alcuni aspetti dell’uomo, non si usava sulla donna esclusivamente per rispetto nei suoi riguardi.

Si pensa inoltre che la donna fosse giuridicamente una eterna minorenne, destinata a passare dalla tutela (manus) del padre a quella del marito, e poi
eventualmente a quella di un tutore. In realtà tutela nel mondo romano ha un significato diverso rispetto all’attuale mondo islamico: nel mondo romano sta per garanzia, protezione dai pericoli, difesa. In età imperiale è infatti riscontrato che la donna avesse, de facto, una sua autonomia, la possibilità di amministrare i suoi beni e di decidere della sua vita, con l’ausilio di un tutore maschio (padre o marito) che aveva il compito di garantire che nessun farabutto approfittasse di lei o le truffasse la dote. L’idea preminente degli studiosi è che la donna romana, almeno all’inizio, fosse stata condannata ad un destino di cittadina di serie B, sottomessa totalmente alla volontà dei membri
maschili della sua famiglia, senza la possibilità di agire autonomamente, di esprimere una sua opinione, o di poter incidere nella vita della sua famiglia e della sua città. In realtà le cose non stanno affatto così. Nella storia di Roma non mancano le figure di donne che, grazie alla loro personalità e alle loro qualità, seppero imporsi
all’attenzione e spesso all’ammirazione di contemporanei e posteri, e lasciare una traccia indelebile nella storia della loro città, mutando
spesso il corso degli eventi.  Iniziamo questa carrellata di ” Mulieres Clarae “, come avrebbe detto Giovanni Boccaccio, con la prima romana che
emerge dalle pieghe della storia e del tempo: Ersilia, moglie di Romolo e, con lei, le donne sabine.

21/8/749 a.e.v. Sono passati poco più di quattro anni dalla fondazione di Roma. Nella valle tra Palatino e Aventino, la Vallis Murcia, i giovani romani stanno apprestando i palchi che accoglieranno gli ospiti di altre città, per lo più sabine, invitati ad assistere ai giochi e alle corse di cavalli in onore del dio Conso, dio dei granai, cui si consacrerà un altare sotterraneo. In un palco speciale, prenderà posto Romolo, il re fondatore, che ha invitato i popoli confinanti all’importante festa. In realtà questo invito cela uno scopo segreto.

Roma, fondata 21/4/753 a.e.v., è rimasta città di quasi soli uomini: pastori dei dintorni, rifugiati politici, sbandati, briganti e poco di buono scacciati dalle rispettive comunità, ma accolti da Romolo
nell’asylum, luogo fra le due selle, l’arx e il capitolium, dopo la promessa di cambiare vita e di fare qualcosa di utile per la città.
Mancano però le donne, senza le quali Roma rischia di sparire nel corso di una generazione. Romolo manda quindi ambascerie ai popoli vicini,
Ceninensi, Antemnati, Crustumini e soprattutto Sabini, per stringere alleanze mediante matrimoni fra i suoi sudditi e le figlie degli stranieri. Questi però rifiutano, perchè la fama dei Romani è pessima e
nessuno vuole averli come generi, o forse temevano che se Roma fosse cresciuta si sarebbe imposta occupando i loro territori ed il loro spazi.

Il momento è grave, ma Romolo elabora lo stratagemma delle celebrazioni in onore del dio Conso. I vicini accorrono, anche per la curiosità di
conoscere la nuova città,e, fra le loro donne, le più belle sono le vergini sabine, che spiccano per i loro begli abiti bianchi. La festa si protrae per tutta la giornata, fra giochi, corse di animali, allegria,
canti, frequenti libagioni di buon vino.

Verso sera, al segnale convenuto dato da Romolo, i giovani romani si gettano sulle ragazze ospiti e, approfittando dello sconcerto e forse dell’ebbrezza che ha colto i loro parenti maschi, rapiscono le
più belle. Gli ordini di Romolo sono tassativi: rapire solo le fanciulle vergini e, soprattutto, trattarle con il massimo onore e rispetto, senza assolutamente maltrattamenti, forzature e violenze. Accade però che, nel parapiglia generale, venga rapita anche una donna già sposata, Ersilia che, per rimediare all’errore, Romolo terrà per sè. I genitori e i
parenti delle ragazze, sconsolati tornano alle loro abitazioni, meditando vendetta.

Intanto, le fanciulle rapite, dapprima oltraggiate dal gesto e timorose per il loro futuro, vengono rassicurate dalla gentilezza e dall’affetto che i rapitori dimostrano nei loro confronti e dalla fattiva
condivisione di beni e cittadinanza. Rifiutano perciò di ritornare alle loro famiglie. Al contrario, i loro parenti non si rassegnano e i Ceninensi, gli Antemnati e i Crustumini mandano ambascerie al re sabino Tito Tazio, il più potente fra loro, che però indugia a muovere guerra ai Romani. Si muovono allora prima i Ceninensi e poi gli Antemnati, che
vengono però sconfitti. Mentre Romolo esulta, ecco però intervenire Ersilia. Mossa a compassione dalle preghiere delle ragazze rapite, che temono per la sorte dei loro cari sconfitti, prega il marito di deporre ogni ostilità e di accogliere i vinti come cittadini così da formare un unico popolo, cosa che ottiene senza difficoltà. Evidentemente l’ascendente che questa giovane e bella matrona ha su Romolo, ha già ingentilito l’animo bellicoso del marito e lo ha predisposto a deporre ogni rancore  e a condividere bene e destino con i vinti, divenuti nuovi cittadini.

A questo punto, i Crustumini decidono di abbandonare la lotta e vengono pacificamente integrati nella nuova realtà romana. Ersilia ha quindi ottenuto un grande risultato, il superamento di  odi e rancori tra i mariti e i parenti delle rapite. Il difficile, però, deve ancora arrivare. Infatti i potenti sabini non rinunciano a combattere per riavere le loro figlie e, grazie all’inganno e al tradimento di Tarpea, figlia del custode del Campidoglio, riescono ad espugnare la rocca.

Il giorno dopo scoppia, nella valle del Foro, tra i Romani che scendono dal Palatino e i Sabini che calano dall’altura occupata, una violenta battaglia. Dopo alterne vicende e molto sangue versato, i Romani stanno per prevalere, ma a questo punto le donne sabine, disperate, vinta ogni paura, molte incinte e altre con in braccio i figlioletti nati dalle
unioni con i Romani, guidate dalla indomita Ersilia, si gettano fra le due schiere, sfidando dardi e frecce, e supplicando i contendenti piuttosto di rivolgere le armi contro di loro, causa della contesa.
Preferiscono morire, dicono, piuttosto che rimanere vedove oppure orfane.
Commossi da quello spettacolo inatteso, Romani e Sabini gettano le armi e i capi, seduta stante, stringono un patto di alleanza. Non nasce solo
una pace ma, dice Tito Livio, da due popoli ne scaturisce uno solo. La pace, nata miracolosamente da una guerra così sanguinosa, rende le donne
sabine ancora più care ai mariti e ai padri, e Romolo le ricompensa dando alcuni dei loro nomi alle trenta curie in cui suddivide il popolo romano.

Possiamo quindi certamente concludere che Romolo fondò Roma, ma la città fu salvata nella sua esistenza e consolidata nel suo sviluppo dalle
donne sabine e dalla loro azione coraggiosa, donne sabine che trovarono in Ersilia, la moglie del re, una guida indomita e saggia. Se Romolo fu il pater patriae, Ersilia ne fu sicuramente la mater.

 

Paola Marconi

DISCURSO DE FIN DE AÑO DEL PRESIDENTE DE LA ASOCIACIÓN TRADICIONAL PIETAS GIUSEPPE BARBERA 31 DE DICIEMBRE DE 2020 A LAS 11:15 PM

https://www.facebook.com/AssociazioneTradizionalePietas/videos/132672535242196/?app=fbl

Buenas noches a todos los amigos, socios y miembros de la Asociación Tradicional Pietas.
Gracias por estar presentes y por seguir, como siempre, este momento que desde hace tiempo
nos une en este día y que es el del discurso de fin de año; como sucede habitualmente, es el cierre de
un ciclo e inicio de uno nuevo.
Como costumbre desde hace algunos años, a petición de varios miembros de la Asociación,
realizamos esta reunión. Este año incluso decidimos proyectarlo directamente en vivo, para que todos
nos sintamos cerca, a pesar de las distancias, incluido las que nos imponen los decretos vigentes;
estamos cerca con los corazónes en cualquier momento, todos los días; y este año estamos cerca unos
a otros además gracias a los medios electrónicos.
Fue un año muy importante para Pietas, un año en el que se realizaron varias actividades.
Desafortunadamente, la repentina llegada del virus COVID-19, ciertamente nos frenó, pero a pesar
de esto logramos seguir adelante y entretenernos.
El 21 de abril hemos celebrado a la Navidad de Roma, no sólo con actividades rituales, sino
también con la habitual conferencia y con motivo de la conmemoración de la fundación de nuestra
querida URBE, pudimos realizar una conferencia internacional directamente en línea. Utilizo el
término “internacional” porque hemos tenido muchos miembros que nos han seguido desde el
extranjero, además de oradores que han participado desde el extranjero y que tejen con nosotros
relaciones duraderas y continuas.
Sin duda alguna, el año 2773 a.C. se abrió en enero con un evento verdaderamente profundo
e importante, ya que con nuestros hermanos griegos de Thyrsos, hermanos gentiles helénicos, que
como nosotros siguen el culto de los dioses antiguos, nos reunimos en Rimini y cumplimos el deseo
de nuestro viejo amigo que fue Vlassis Rassias, fundador de los grupos helénicos que existen
actualmente, cuyo deseo era visitar la tumba de Giorgio Gemisto Pletone y realizar en ella honores
sagrados al alma y al espíritu de este hombre que para nosotros es un DIVUS, es decir, una persona
que se ha realizado a sí misma; y como manda la tradición romana los buenos que mueren son
considerados Dioses. Giorgio Gemisto Pletone en el Renacimiento fue un personaje importante, una
persona que incluso logró involucrar a franjas eclesiásticas lideradas por cardenales, personas de una
profundidad muy importante en la reconstrucción de la tradición gentil. Luego presionó por un
Renacimiento de una tradición gentil, argumentando que la sociedad del futuro regresaría
inevitablemente al culto de los dioses.
En nuestra opinión, sus predicciones son acertadas y no es casualidad que también hayamos involucrado a Riccardo Campa, profesor de sociología en Cracovia, que estudia la sociedad del futuro y también afirma que el proceso de retorno al culto de los dioses ya se ha comenzado.
El encuentro con nuestros hermanos griegos en Rimini fue hermoso y muy profundo. Éramos numerosos y fue una oportunidad de ritual, encuentro y contacto con esta figura fundamental del Renacimiento italiano, que es el punto de partida tanto para ellos como para nosotros. El rasgo de unión en la era moderna entre la religión griega y la romana es el propio Giorgio Gemisto Pletone, un neoplatónico con visiones excepcionales y del que invito a todos a conocer más.
Después hemos comenzado a realizar eventos, reuniones y luego se hizo la presentación de la revista Pietas, “L’orfismo nei Nebrodi1” un número fundamental, porque ahí es donde hemos empezados a mapear todos los ritos tradicionales antiguos sobrevivientes en Italia a nivel local en las diferentes regiones. La implicación y participación de Pietas con estos ritos en las comunidades locales empieza una toma de conciencia fundamental para volver a la tradición gentil en la época moderna. Este fue un evento muy exitoso y sin duda es un gran trabajo el que está realizando la Asociación Tradicional Pietas para verificar, analizar, reducir y finalmente mapear lo que ha sobrevivido desde el mundo antiguo en todo el territorio nacional de hoy para demostrar que nuestra tradición no es una tradición muerta, sino una tradición viva.
Así que, incluso este 2020 de la e.v. ha sido un año generoso con nosotros; lamentablemente no podemos decir lo mismo por los demás, por la humanidad que está sufriendo esta terrible pandemia poniendo de rodillas a la moral, a la ética, a las relaciones sociales y humanas.
Y aquí surge la necesidad de llegar a un punto fundamental que es el regreso a la religión de los padres; y por ello a pesar de las dificultades que nos ha dado el avance de esta maligna enfermedad, hemos logrado fundar nuevos templos; hemos terminado un pequeño templo dedicado al dios Marte, hemos dedicado un pequeño templo a la Ninfa Egeria, ninfa de la salud, que en este momento particular todos nosotros gentiles rezamos y veneramos para que nos ayude a superar esta enfermedad y, hasta hoy, nadie en nuestra comunidad ha sido derrotado por ella, sino por el contrario, cuando ha sido afectado, la ha superado con gran éxito y ha vuelto a la normalidad.
Además de la Ninfa Egeria también tuvimos un evento muy importante, la construcción del templo de Apolo en Sicilia. Sicilia es una tierra muy rica culturalmente; es una tierra mágica, su forma triangular no es casual, la presencia del Etna y de la isla de Vulcano son un índice de energías subterráneas que salen manifiestas al mundo.
1 (N.d.T.) Las montañas Nebrodi (del griego νεβρός – nebrós, “ciervo”), o Caronie, son una cadena montañosa del norte de Sicilia, en el territorio de la ciudad metropolitana de Messina, que, junto con Madonie al oeste y Peloritani al este, forman parte de los Apeninos sicilianos.
En nuestra opinión, la isla de Sicilia es un punto crucial y fundamental para el Mediterráneo; aquí está el templo dedicado al dios Apolo que ha llamado la atención de todo el mundo, por lo que hemos recibido elogios de muchos grupos que nos siguen y ha permitido un crecimiento en el número de personas que siguen la Asociación Tradicional Pietas; hemos logrado un crecimiento de nuestras comunidades locales en Sicilia, que continúan desarrollándose y que pronto tendrán templos adicionales, uno por cada ciudad donde estas comunidades están presentes.
Frente al nacimiento y a la erección de templos, frente al retorno al culto antiguo, frente al aumento de los adeptos de la tradición romana, frente al aumento del número de miembros de la Asociación Tradicional Pietas, frente al establecimiento de vínculos cada vez más estrechos con grupos extranjeros que se ocupan de la tradición gentil, ante todo esto, por lo tanto, decidimos llevar a cabo lo que ya era un proyecto antiguo, es decir, la base de una entidad jurídica institucionalmente válida para relacionar nuestra comunidad con las instituciones.
Y por eso fue fundada la Institución religiosa “Pietas – Comunità Gentile”.
Hoy, finalmente, la comunidad gentil está reunida alrededor de una bandera, de un ideal y es muy cohesionada y unida. Generalmente es fácil que haya resistencia entre la decisión de una junta y una gran asamblea de asociados; nuestro, en cambio, fue un caso excepcional: una vez que el Pontífice de la Institución fue nombrado por la misma junta, convocó a la comunidad, la cual expresó a través de cada miembro presente en la reunión telemática, la plena aprobación de lo que fue la elección de la junta.
Entonces la comunidad nace muy bien, nace sólida, cohesionada, nace con referentes reconocidos unánimemente. Esta es nuestra fuerza, la unión, la amistad, la sinceridad que nos une en nuestras relaciones humanas. Elementos que generan la envidia de muchos, pero en definitiva, la envidia es una fiera fea y quienes la cultivan no hacen más que destruirse a sí mismos.
Para nosotros, sin embargo, fue un año de éxito merecido, fue un año en el que yo mismo fui profundamente admirado por la participación de todos los miembros de la comunidad y, por lo tanto, estoy encantado de encontrarme representando a este grupo de personas verdaderamente grande. A la fecha de hoy hemos llegado a 320 miembros, tenemos más de 5700 personas que nos siguen constantemente en nuestros canales telemáticos (en web, facebook y en otros), con excelentes resultados; estoy muy orgulloso de esto, estoy orgulloso de todos ustedes, estoy satisfecho con el gran trabajo que está haciendo y llevando a cabo la Asociación Tradicional Pietas.
Ciertamente hay mucho por hacer porque la comunidad se está expandiendo de manera acelerada, pero confío en la participación de todos sus miembros; ya he visto cuántos están trabajando en los distintos grupos operativos que estamos construyendo dentro de la Asociación y seguiremos
construyendo en los próximos meses, así que creo que el año que viene será un año de más satisfacciones.
Estamos superando un año crítico para toda la humanidad, lo estamos superando bien como Asociación, porque estamos haciendo todo lo que está a nuestro alcance, dentro de nuestros límites, para poder traer consuelo, ayudar a las personas a tener la fuerza interior para superar el mal, donde la verdadera dicotomía entre el bien y el mal en este momento, debe identificarse precisamente entre enfermedad y salud.
Continuaremos nuestro camino, mañana se llevará a cabo el rito en el templo de Júpiter, dedicado al dios Janus para la apertura del nuevo año y el Pontífice de la comunidad, transmitirá su mensaje a todos aquellos que hoy siguen la tradición gentil bajo la guía espiritual y las indicaciones que Pietas le está dando.
Agradecemos a todos por la confianza que depositan en nosotros; igualmente agradecemos a todos por su apoyo y estamos felices de ser parte de una comunidad donde todos trabajamos juntos para seguir adelante: los resultados han sido sobresalientes.
Estamos creciendo y los resultados futuros serán superiores.
Feliz fin de año y feliz año nuevo a todos.
Gracias por estar aquí también esta noche
Ad majora semper.

YEAR-END SPEECH OF THE PIETAS’ PRESIDENT GIUSEPPE BARBERA DECEMBER 31, 2020 AT 11:15pm

Good evening to all, friends, partners and members of the Traditional Pietas Association.
Thank you for being present and for following, as always, this moment that unites us on the last day of the year, which is the day of the closing speech; the closing of a cycle and the opening of a new cycle, as regularly happens. As has been the case for some years now, it is customary, at the request of several members of the association, to hold this meeting. This year we have even decided to project it directly live, so that we can all feel close to each other, despite the distance imposed by the current decrees, but in any case we are close in our hearts and this we always know at all times and on all days, but this year we are close helping each other with the telematic means.
It was a very important year for Pietas, a year in which several activities took place. Unfortunately the sudden arrival of COVID, certainly, slowed down, but despite this we managed to go on, despite this we managed to entertain ourselves, for example on April 21 we celebrated the Birth of Rome, not only with the ritual activities, but also with the usual conference, for the occasion of the commemoration of the birthday of our beloved URBE, we managed to hold a conference of international mold directly online. I say international because we have had many members who have followed us from abroad, we have had speakers who have participated from abroad and who weave with us lasting and continuous relationships.
Without a shadow of a doubt the year 2773 a.v.c. opened in January with a truly profound and important event, since with our Greek brothers of Thyrsos, who like us follow the cult of the ancient gods, we met in Rimini and fulfilled the wish of an old friend of ours, Vlassis Rassias, founder of the present Hellenic groups, and whose wish was to visit the tomb of Giorgio Gemistos Plethon and to carry out at it the honors sacred to the soul and the spirit of this man who for us is a DIVUS, that is a fulfilled person; and as per Roman tradition, the good people who pass away are considered Divi.
Plethon in the Renaissance was an important character, a person who even managed to involve the ecclesiastical groups led by cardinals, by people of substance, he managed to involve them in the reconstruction of the gentile tradition. So he pushed for a rebirth of a gentility, a rebirth of tradition, arguing that the society of the future would return to the cult of the gods. His predictions, in our opinion, are very accurate and it is not by chance that we have also involved Riccardo Campa, professor of sociology in Cracow, who studies the society of the future and who also maintains that the process of return to the cult of the gods has already begun.
The meeting with our Greek brothers in Rimini was beautiful, very profound, we were numerous, we had this occasion of ritual, of meeting and contact with this fundamental figure of the Italian Renaissance, which is the starting point for them as much as for us. So the point of union in the modern era between the Greek religion and the Roman religion is precisely him, Plethon, a neo-Platonist of exceptional visions, and whom I invite everyone to deepen.
Subsequently, we immediately began to do events, meetings and then there was the presentation of the magazine Pietas, “Orphism in the Nebrodi”, a fundamental research, because we have begun to map all the ancient traditional rites survived in Italy at the local level in different regions and the involvement and participation of Pietas with these rites with the communities clearly starts a fundamental awareness for a return to a gentility in the modern era. This was a very successful event and certainly it is a great work that the ATP is doing to verify, analyze, reduce and then in the end map what has survived from the ancient world looking at today throughout the country to show that our tradition is not a dead tradition, but it is a living one.
So even in that the year 2020 has been a generous year with us, unfortunately we cannot say the same for the rest of humanity who is suffering this terrible pandemic, which is bringing morals, ethics, social relations and human relations to their knees.
And here comes the need to make the end of the line to a fundamental point that is the return of the religion of the fathers; and so despite the difficulties given by the advance of this evil disease, we have managed to found new Temples; we have concluded a small temple dedicated to the god Mars, we have dedicated a small temple to the Nymph Egeria, nymph of health, that in this particular moment all of us kindly pray and venerate so that it may help us in overcoming the disease; to date, in our community, no one has been defeated by the disease, but rather whoever has been touched by it, has overcome the disease with great success, returning to normal life.
In addition to the Nymph Egeria we also had a very important event, the construction of the temple of Apollo in Sicily. Sicily is a culturally rich land; it is a magical land, its triangular shape is not accidental, the presence of Etna and the island of Vulcano symbolize underground energies that come out manifesting to the world. The island of Sicily is in our opinion a crucial and fundamental point for the Mediterranean; there, there is the temple dedicated to the god Apollo that has attracted attentions from all over the world, we have received compliments from many groups that follow us; we have received an increase of people that follow the Association Pietas, we have obtained a growth of our local communities in Sicily, which are continuing to develop and will soon have more temples, one for each city where these communities are present.
So, in view of the birth and erection of temples, of the return of the ancient cult, of the increase of followers of the Roman tradition, of the increase in the number of members of the Pietas association, of the establishment of ever closer foreign groups that deal with the Gentile tradition, considering all of this, we decided to bring to fruition all that was already a past project, namely, the foundation of a legal entity, institutionally valid, to be able to relate our community with the institutions. And so the Religious Body “Pietas Gentile Community” was founded.
Today, finally, the gentile community is gathered around a flag, is gathered around an ideal and is very cohesive and very united. Generally it happens that between the decision of a board of directors and a large assembly of members one encounters some resistance. Ours was an exceptional case, the Pontifex was appointed both by the “board of directors” of the entity itself, and by the community, which expressed its will through those members who were present in the telematic meeting of the community. So the community founded is very solid, cohesive, it was born with unanimously recognized points of reference. This is our strength, the union, the friendship, the sincerity that binds us in our human relationships. Elements that generate the envy of many, but in short, envy is an ugly beast and whoever cultivates it does nothing but destroy himself.
For us, on the other hand, this has been a year of well-deserved successes, a year in which I myself have felt profound admiration for the involvment shown by every member of the community and so I am delighted to find myself representing this truly large group of people. To date we have reached 320 members, over 5700 people who follow us constantly on our online channels (on the web, on facebook and elsewhere), so the community is walking well, I am extremely proud, I am proud of all of you, I am satisfied with the great work the Pietas Association is doing and carrying on.
Certainly there is a lot to do because the community is expanding at an accelerated pace, but I trust in the participation of all its members; I have already seen how many are working in the various operational groups that we are creating within the association and will continue to do so in the coming months, so I think that next year will be a year of further satisfaction. We are overcoming a critical year for the whole of humanity, we are overcoming it as an association, because we are doing everything in our power, within our limits, to be able, in short, to bring comfort and to help people to find the inner strength to overcome evil, where the real dichotomy between good and evil, at this time, must be identified precisely between disease and health.
We will continue our journey, tomorrow the rite at the temple of Jupiter will be held, dedicated to the god Janus for the opening of the new year and the Pontifex of the community will transmit his message to all those who follow today the gentle tradition under the spiritual guidance and directions that Pietas is giving him.
We thank everyone for the trust you are granting into us; we thank everyone for the support and we are happy to be part of a community where we all work together to move forward, the results have been outstanding. We are growing and they will be greater.Happy end of the Year and Happy New to year to all of you
Thanks for being here
Ad majora semper.

Discorso di fine anno 2773 aVc

DISCORSO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE TRADIZIONALE PIETAS GIUSEPPE BARBERA
31 DICEMBRE 2020 ALLE ORE 23:15

https://www.facebook.com/AssociazioneTradizionalePietas/videos/132672535242196/?app=fbl

Buonasera a tutti, amici, soci e membri dell’Associazione Tradizionale Pietas.
Grazie per essere presenti e per seguire, come sempre, questo momento che oramai ci unisce nell’ultimo giorno dell’anno che è quello del discorso di chiusura; chiusura di un ciclo e di apertura di un nuovo ciclo come regolarmente avviene. Come oramai da alcuni anni è uso, su richiesta di diversi soci dell’associazione di effettuare questo incontro. Quest’anno abbiamo addirittura deciso di proiettarlo direttamente in diretta, così da sentirci tutti quanti vicini, nonostante la distanza, nonostante le distanze imposte oltretutto dai decreti attuali, ma comunque siamo vicini nel cuore e questo lo sappiamo sempre in ogni momento e in tutti i giorni, ma quest’anno siamo vicini aiutandoci con il mezzo telematico.
È stato per Pietas un anno molto importante, un anno nel quale si sono svolte diverse attività. Purtroppo quello che è stato l’improvviso giungere del COVID, certamente, ha rallentato, ma nonostante ciò siamo riusciti ad andare avanti, nonostante ciò siamo riusciti ad intrattenerci, ad esempio il 21 aprile abbiamo festeggiato i Natali di Roma, non solo con le attività rituali, ma anche con la consueta conferenza, per l’occorrenza del momento della rievocazione del compleanno della nostra amata URBE, siamo riusciti a svolgere una conferenza di stampo internazionale direttamente online. Dico di stampo internazionale perché abbiamo avuto tantissimi soci che ci hanno seguito dall’estero, abbiamo avuto relatori che hanno partecipato dall’estero e che tessono cono noi delle relazioni durature e continuative.
Senza ombra di dubbio l’anno 2773 a.v.c. si è aperto a gennaio con un evento veramente profondo ed importante, poiché con i nostri fratelli greci di Thyrsos, di fratelli di gentili ellenici, che come noi seguono il culto degli antichi dèi, ci siamo incontrati in Rimini e abbiamo esaudito il desiderio di un nostro vecchio amico, oltretutto fondatore dei gruppi ellenici attualmente esistenti che era Vlassis Rassias, il cui desiderio era quello di visitare la tomba di Giorgio Gemisto Pletone e svolgere presso di essa delle onorificenze sacrali all’anima e allo spirito di questo uomo che per noi è un DIVUS, ossia una persona realizzatasi; e come tradizione romana, i buoni che trapassano siano considerati Divi.
Questo Giorgio Gemisto Pletone nel Rinascimento fu un personaggio importante, una persona che riuscì persino a coinvolgere delle frange ecclesiastiche guidate da cardinali, da persone di uno spessore importantissimo, riuscì a coinvolgerle nella ricostruzione della tradizione gentile. Quindi spinse ad una rinascita di una gentilità, ad una rinascita della tradizione, sostenendo che la società del futuro sarebbe ritornata per forza di cose, sul culto degli dèi. Le sue previsioni, a nostro parere, sono azzeccatissime e non a caso abbiamo anche coinvolto Riccardo Campa, docente a Cracovia in sociologia, che studia la società del futuro e anche egli sostiene che oramai già si è avviato il processo di ritorno al culto degli dèi.
L’incontro con i nostri fratelli greci a Rimini è stato bellissimo, profondissimo, siamo stati numerosi, abbiamo svolto questa occasione di rito, di incontro e di contatto con questa figura fondamentale del rinascimento italiano, che è il punto di partenza tanto per loro quanto per noi. Quindi il trait d’union nell’era moderna tra religione greca e quella romana è proprio lui Giorgio Gemisto Pletone, neoplatonico di eccezionali visioni, e che a chiunque invito ad approfondire.
Successivamente, subito abbiamo iniziato a fare eventi, incontri e c’è stata poi la presentazione della rivista Pietas, “l’orfismo nei Nebrodi”, un numero fondamentale, perché è un numero nel quale noi abbiamo cominciato a mappare tutti i riti tradizionali antichi sopravvissuti in Italia a livello locale nelle diverse regioni e il coinvolgimento e la partecipazione di Pietas con questi riti con le comunità chiaramente da avvio ad una presa di coscienza fondamentale per un ritorno ad una gentilità in epoca moderna. Questo è stato un evento di grande successo e certamente è una grande opera quella che l’Associazione Tradizionale Pietas sta svolgendo di verificare, analizzare, ridurre e quindi in fine mappare ciò che è sopravvissuto dal mondo antico guardando oggi su tutto il territorio nazionale per dimostrare che la nostra tradizione non è una tradizionale morta, ma è una tradizione vivente. Quindi anche in ciò il 2020 dell’e.v. è stato un anno con noi generoso, purtroppo non possiamo dire lo stesso per il resto dell’umanità che sta subendo questa terribile pandemia, che sta mettendo in ginocchio la morale, l’etica, i rapporti sociali e i rapporti umani.
Ed ecco che qui giunge la necessità di fare capolinea ad un punto fondamentale che è al ritorno della religione dei padri; e dunque nonostante le difficoltà date dall’avanzare di questo morbo malvagio, noi siamo riusciti a fondare nuovi Templi; abbiamo concluso un tempietto dedicato al dio Marte, abbiamo dedicato un tempietto alla Ninfa Egeria, ninfa di salute, che in questo momento particolare noi tutti gentili preghiamo e veneriamo affinché ci aiuti nel superamento del morbo e ad oggi della nostra comunità nessuno è stato sconfitto dal morbo, ma anzi quando ne è stato toccato con grande successo ha superato la malattia ed è ritornato alla normalità.
Oltre alla Ninfa Egeria abbiamo avuto poi un importantissimo evento, la costruzione del tempio di Apollo in Sicilia. La Sicilia è una terra ricchissima culturalmente; è una terra magica, la sua forma triangolare non è casuale, la presenza dell’Etna e dell’isola di Vulcano sono un indice di energie sotterranee che escono manifeste al mondo. L’isola di Sicilia è a nostro parere un punto nevralgico e fondamentale per il Mediterraneo; lì, ecco che sorge il tempio dedicato al dio Apollo che ha attirato attenzioni da tutto il mondo, abbiamo ricevuto complimenti da tantissimi gruppi che ci seguono; abbiamo ricevuto un incremento delle persone che seguono l’Associazione Tradizionale Pietas, abbiamo ottenuto una crescita delle nostre comunità locali in Sicilia, le quali stanno continuando a svilupparsi, le quali presto avranno ulteriori templi, uno per ogni città, dove queste comunità sono presenti.
Dunque, di fronte, alla nascita e all’erezione di templi, di fronte al ritorno sul culto antico, di fronte all’aumentare degli adepti della tradizione romana, di fronte all’incremento del numero dei soci dell’Associazione Tradizionale Pietas, di fronte all’instaurarsi sempre più stretto di gruppi stranieri che si occupano di tradizione gentile, di fronte a tutto ciò, abbiamo deciso di portare a compimento tutto quello che era già un progetto passato, ossia, la fondazione di un ente giuridico istituzionalmente valido, per poter relazionare la nostra comunità con le istituzioni. E dunque è stato fondato l’Ente Religioso “Pietas Comunità Gentile”.
Oggi finalmente la comunità gentile si trova raccolta attorno ad una bandiera, si trova raccolta attorno ad un ideale ed è molto coesa e molto unita. Generalmente è facile he tra la decisione di un direttivo e ad un’ampia assemblea di soci ci siano delle resistenze e invece nel nostro caso è stato eccezionale, che una volta nominato il pontefice dell’ente da parte del direttivo dell’ente medesimo, il pontefice ha convocato la comunità, la quale ha espresso, tramite membri che erano presenti nella riunione telematica della comunità, ha espresso piena approvazione a quella che è stata la scelta del direttivo. Quindi la comunità nasce molto bene, perché nasce salda, nasce coesa, nasce con dei punti di riferimento unanimemente riconosciuta dalla medesima. Questa è la nostra forza, l’unione, l’amicizia, la sincerità che ci lega nei nostri rapporti umani. Elementi che generano l’invidia di tanti, ma insomma, l’invidia è una brutta bestia e chi la coltiva non fa che distruggere sé stesso.
Per noi, invece, c’è stato un anno di meritati successi, c’è stato un anno in cui io stesso sono rimasto profondamente ammirato dal coinvolgimento di ogni membro della comunità e dunque sono felicissimo di trovarmi a rappresentare questo gruppo di persone veramente ampio. Ad oggi abbiamo raggiunto 320 soci, ad oggi abbiamo oltre 5700 persone che ci seguono con costanza sui nostri canali telematici (sul web, sul canale facebook e altrove), quindi la comunità sta camminando bene, io ne sono estremamente fiero, sono fiero di tutti voi sono soddisfatto del grande lavoro che l’Associazione Tradizionale Pietas sta svolgendo e portando avanti. Certamente c’è tanto da fare perché la comunità si sta allargando in maniera accelerata, ma confido nella compartecipazione di tutti quanti i partecipanti della medesima; già ho visto quanti si stanno adoperando nei diversi gruppi operativi che stiamo realizzando all’interno dell’associazione e continueremo a realizzare nei prossimi mesi, per cui io penso che il prossimo anno sarà un anno di ulteriori soddisfazioni. Stiamo superando un anno critico per l’intera umanità lo stiamo superando come associazione bene, perché stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere, nei nostri limiti, per poter, insomma, portare il conforto per poter aiutare le persone ad avere la forza interiore per superare il male, dove la vera dicotomia tra bene e il male, in questo momento, deve essere individuata proprio tra malattia e salubrità.
Noi continueremo il nostro percorso, domani sarà svolto il rito presso il tempio di Giove, dedicato al dio Giano per l’apertura del nuovo anno e il pontefice della comunità, trasmetterà il suo messaggio a tutti coloro i quali seguono oggigiorno la tradizione gentile sotto la guida spirituale e le indicazioni che gli sta dando Pietas.
Noi ringraziamo tutti quanti della fiducia che state riversando nei nostri riguardi; ringraziamo tutti quanti per il supporto e siamo felici di far parte di una comunità dove tutti quanti collaboriamo per andare avanti, i risultati sono stati eccezionali. Stiamo crescendo e saranno superiori.

Buona fine dell’anno e felice anno nuovo a tutti quanti.
Grazie per essere stati presenti.
Ad majora semper.

Alabanza al Sol Invicto

En la noche del 24 de diciembre esperamos la llegada de ese nuevo día en el que el Sol renacerá Invicto.
En la mañana del 25 de diciembre, todos los Gentiles elevaremos Elogios al Sol.
Todos pueden honrar a la estrella ascendente mediante el Elogio al Sol Invicto.

ALABADO SEAS TÚ O SOL RESPLANDECIENTE DIOS,
GANADOR DEL FRÍO INVIERNO, FECUNDADOR DE LA FRÍA TIERRA,
PODEROSO, INVICTO, DESTRUCTOR DE LA OSCURIDAD,
ESCÚCHAME!
BENDITO, OJO ETERNO QUE TODO LO VE, TITÁN DE ÁUREA LUZ, HIPERIÓN, LUX COELI,
GENERADO POR TI EN TI, INCANSABLE, DULCE VISTA DE LOS SERES VIVOS,
A LA DERECHA GENERADOR DE LA AURORA, A LA IZQUIERDA DE LA NOCHE,
TU QUE ARMONIZAS LAS ESTACIONES, DANZANDO CON PIES DE CUADRÚPEDO,
BUEN CORREDOR, SILBANTE, ARDIENTE, RESPLANDECIENTE, AURIGA,
QUE GOBERNAS LA VIA CON LOS CÍRCULOS DEL FRAGOR INFINITO,
PARA LOS PIADOSOS GUÍAS DE COSAS BELLAS, VIOLENTO CON LOS IMPÍOS,
DE DORADA LIRA, MOTOR DE LA CARRERA ARMONIOSA DEL COSMOS,
INDICANDO LAS BUENAS ACCIONES,
NIÑO QUE ALIMENTA LAS ESTACIONES, SEÑOR DEL MUNDO, TOCADOR DE FLAUTA,
CORREDOR ARDIENTE, TE MUEVES EN CÍRCULOS, PORTADOR DE LUZ,
CON FORMAS IRIDISCENTES, PORTADOR DE VIDA, PEÁN FECUNDO, SIEMPRE JOVEN, PURO,
PADRE DEL TIEMPO, JÚPITER INMORTAL, SERENO, PARA TODOS LUMINOSO,
OJO CÓSMICO QUE CIRCULA POR TODAS PARTES,
QUE TE PONES Y AMANECES CON HERMOSOS RAYOS RESPLANDECIENTES, INDICADOR DE RECTITUD,
AMANTE DE LOS ARROYOS, SEÑOR DEL COSMO, GUARDA DE LA LEALTAD, SUPREMO SIEMPRE,
PARA TODOS SOCORRO, OJO DE JUSTICIA, LUZ DE VIDA;
OH TÚ QUIEN EMPUJAS LOS CABALLOS,
QUE CON SONORA VARILLA CONDUCES A LA CUADRIGA:
ESCUCHA NUESTRAS SÚPLICAS,
Y A LOS PIADOSOS INICIADOS MUESTRA LA VIDA SUAVE.