1 Marzo – Il rinnovo del fuoco sacro di Roma.

di Giuseppe Barbera

La città sacra dell’occidente è Roma: fondata da Romolo, figlio del Dio Marte e della vergine vestale Rea Silvia, nell’anno primo della civiltà romana, ossia 2779 anni fa.

Roma è il riflesso speculare della parola Amor, che in latino significa amore. Vuole essere la città che riflette in terra l’Amore celeste, l’Amore di Giove, dio della legge e della giustizia, che si esplica con la grande invenzione romana: il diritto.

Se un tempo esistevano le leggi, per regolare comportamenti e funzioni, doveri di ognuno, con Roma giunge il diritto: a Roma ognuno ha il diritto di migliorare la propria condizione in cambio dell’impegno per una società nuova e giusta.

Roma irrompe nella storia, spezzando gli schemi pre-esistenti, imponendo la visione di una nuova società fondata sull’Amor e sulla meritocrazia.  Il legante per tenerla in vita è il patto.

Romolo ottiene da Alba Longa la legittimità a fondare una città in prossimità dei sette colli, ciò gli dà il diritto di gestire il mercato che si sviluppa in prossimità dell’isola Tiberina, sulla sponda orientale del fiume Tevere. Questo fa scaturire la rabbia di tutti i popoli limitrofi che puntavano al controllo di quel mercato così ricco e fiorente: infatti è in quel crocevia che giungono etruschi con i loro gioielli, greci con le loro ceramiche e con anfore d’olio e di vino, sabini con il sale, latini con carni e formaggi. Per primi a Roma si opposero i sabini, ma Romolo seppe coinvolgerli nel proprio progetto, facendo subito comprendere al mondo che non puntava al potere, ma alla diffusione di un nuovo ideale di vita, di un nuovo modo di procedere. Quelle bande di giovani scalmanati al seguito di Romolo, riportato l’ordine politico ad Alba Longa, ottenuto il consenso ad essere una “entità”, si sentirono subito “riscattati” e trovarono il coraggio di chiedere ai genitori le mani delle ragazze che frequentavano, ma loro, tutti sabini, si opposero. Fu così che i romani organizzarono la prima ed unica fuga d’amore collettiva della storia: il ratto delle sabine. In quell’occasione Romolo ribadì il suo ideale: non trattate le donne allo stesso modo di come le trattano gli altri, ma abbiatene il massimo rispetto, nessuno le maltratti o le violi se non disponibili. Ad un simile atteggiamento nessuna donna dell’epoca era abituata, e quando i sabini vennero a reclamare le figlie, pattuirono con Romolo che sarebbero potute rientrare dai genitori tutte quelle che avrebbero voluto: nessuna tornò alla famiglia d’origine, ma tutte rimasero con i nuovi mariti.

La società romana si fondava su di un fuoco nuovo, differente: il fuoco dell’amore e del rispetto reciproco. Per primo era l’amore coniugale, quello di Marte che s’innamora della vergine vestale, l’ideale della lotta e della purezza. Nessuno veniva più legato al patto per imposizione, ma su libera scelta. Ogni uomo che voleva, poteva aderire alla nuova società romana: era sufficiente il patto di fede a Roma. Innovativo l’istituto dell’asilo, suggerito a Romolo dall’oracolo di Delphi (anche il santuario del Dio Apollo riconobbe la legittimità sacra di Roma): chiunque avesse aderito alla nuova società, avrebbe visto annullare le colpe e le condanne per cui era perseguitato altrove, in cambio dell’impegno per un nuovo mondo.

Ma come era possibile, in un mondo oramai pluristrutturato e pluristratificato da poteri secolarizzati, riuscire a ricavare non solo uno spazio per sé, ma persino diffondere la propria visione ed ampliare il proprio territorio? Romolo impostò tutto sull’incarnare il mos maiorum, il costume, il comportamento dei “maggiori”, ossia dei migliori o dei più antichi. Questo corpo di valori da incarnare si fondava su cinque pilastri fondamentali: Pietas, Fides, Virtus, Majestas, Gravitas.

Pietas era il doverso sentimento di amore e rispetto reciproco che dovevano coltivare tra loro i coniugi. Questo sentimento così forte, in origine reputato come la via spirituale dei latini, veniva poi ad ampliarsi verso i familiari, gli Dei e la comunità patria.

Fides era il sentimento della fiducia, il romano considerava un suo onore il meritare fiducia, quindi si impegnava per raggiungere tale obiettivo. Contemporaneamente fides indicava anche la forza del mantere fede agli impegni presi, dunque il rispetto assoluto della parola data. Nel valore della fides rientra anche il dar fiducia alla prima occasione, perdonare l’eventuale errore e dare sempre una seconda occasione, ma tertium non datur, ossia una terza occasione non veniva data perché si considerava il perseverare nell’errore una volontà negativa, da tenere lontana da sé.

Virtus, virtù. Comportarsi in maniera virtuosa, ossia nel rispetto dei valori generali. Essere onesti, leali, coraggiosi, equanimi, contenuti ecc. Tutti questi valori virtuosi dovevano essere perseguiti dai cittadini romani, affinchè ne emergesse una intera società virtuosa, che fosse un esempio nuovo e dirompente nella storia del mondo.

Majestas. La maestà, ossia il comportamento regale. Nell’antica Roma, già all’epoca di Romolo, il popolo ed il senato avevano dei poteri, come l’elezione del re, e chiunque, all’improvviso, romano e non, poteva essere scelto come re. Inoltre ogni cittadino poteva essere insignito di ruoli pubblici importanti, giuridici, sacerdotali e politici, dunque era compito di ognuno coltivare la dignità morale con cui accostarsi a tali incarichi. Nell’epoca repubblicana ogni cittadino partecipa non solo alla votazione di rappresentanti del popolo, ma anche ad atti giuridici (come la votazione per l’assoluzione di un condannato) e legislativi (i comizi popolari potevano proporre ed approvare nuove leggi). Quindi il cittadino romano doveva comportarsi come un sovrano, perché di fatto condivideva il potere con tutti gli altri cittadini.

Gravitas è il peso delle proprie azioni e parole. E’ l’invito a comportarsi in maniera seria, a non parlare a vanvera, ad esprimersi esclusivamente per dire cose importanti e non di poco conto, così come l’impegnarsi a compiere azioni rilevanti e non ingenue.

Questo corpo di valori consentiva ai romani di avere riferimenti fondamentali per assumere un comportamento impeccabile ed esemplare ma soprattutto permetteva di avere una società sana, fondata su valori che ne erano i pilastri etici che la rendevano credibile, affidabile, un riferimento tale che ancora oggi il mito di Roma e delle sue istituzioni è intramontabile. Oggigiorno, nella crisi morale che sta attraversando la nostra società, fare riferimento ai valori del mos maiorum, ovvero al sacro fuoco ideologico di Roma, non è sbagliato, ma anzi è l’azione risolutiva a questa crisi, perché se ogni cittadino incarnasse questi comportamenti, finalmente torneremmo ad avere una società di adulti, una società matura, corretta e funzionante.

Eventi culturali come la riaccensione del Sacro Fuoco di Roma presso la casa delle Vestali, nel foro della città antica a cura del Gruppo Storico Romano, sono spettacoli importanti, che vogliono celebrare quei valori sani che emerso secoli addietro e che, oggi, potrebbero essere il momento di un risveglio di presa di coscienza culturale collettiva, utile a ristabilizzare una società in cambiamento, in movimento ma ancora in crisi con se stessa.

Che il sacro fuoco di Roma illumini tutti noi, ad maiora semper.

DISCORSO DEL PONTEFICE MASSIMO DEI GENTILI DELLA PIETAS, PER IL CAPODANNO 2777 AB V.C.

A tutti i praticanti della Tradizione Romana, porgiamo gli auguri dal tempio di Giove.

Oggi incomincia l’anno nuovo e il primo giorno è sacro al Dio Giano, colui il quale è inizio, inizio del cosmo, inizio dell’universo, inizio della trasformazione delle cose. Noi dobbiamo puntare alla trasformazione delle cose, incominciando innanzitutto a trasformare noi stessi, per il benessere nostro, del nostro spirito, del nostro destino.

La trasformazione, come avviene per le cose, il legno e la cera che si trasformano nella fiamma; questa consentirà a noi il miglioramento. È così che ogni anno, deve essere un nuovo anno, migliore a quello precedente. Ogni volta questo dipende esclusivamente da noi, non da un elemento esterno: siamo noi che dominiamo e mutiamo i nostri destini.

Il primo dell’anno, nell’antica Roma, non era sacro soltanto al Dio Giano e a Giunone, in quanto Dea delle Kalendae. Era sacro anche al Dio Esculapio, perché è nel primo dell’anno che si concepisce il concetto della rigenerazione: ci si rigenera nell’anima, nello spirito e nel fisico, per rigenerarsi nell’evento della vita che è l’anno stesso.

Noi dobbiamo riflettere sull’importanza della rigenerazione come strumento per la trasformazione. Pensiamo ogni tanto al bruco che diviene crisalide per poi divenire farfalla. Troviamo le analogie di questo fenomeno naturale su quello che deve essere il nostro percorso spirituale, così da comprendere quale deve essere il nostro obiettivo, nella via della realizzazione agli Dei.

Ma egli, se stesso, è l’atomo primordiale e si trasforma nell’universo, nel cosmo attuale, per divenire dunque Giove. La trasformazione come elemento fondante.

Ecco, il vecchio anno si è trasformato nel nuovo anno. Possiate voi trasformarvi da vecchi individui in nuovi individui solari, salubri, prosperi, gioiosi e felici. Tanti auguri.

IGHERET

Il regno invisibile d’occidente.

Igheret nella lingua egizia indica il luogo invisibile che si trova in occidente. Accanto i suoni I (il giunco) – GHE (la pendice della collina) – RE (le labbra) – T (la collina – desinenza finale che indica il genere femminile della parola) abbiamo il geroglifico delle montagne, che indica l’occidente, accompagnato dal cerchio con croce che è indica il caso “locativo”, il quale vuole sottolineare la “concretezza” di questo luogo invisibile.
L’Igheret è dunque il luogo della Duat (l’intero mondo astrale o invisibile) che si trova in occidente, dove gli antichi egizi credevano che si dirigessero le anime dei defunti, prima fra tutte quella di Osiride (il Dio Sole), che era considerato morire ogni volta che attraversasse l’occidente, per passare i luoghi del nord nel corso dell’intera notte e poi risorgere ad est al mattino successivo.
Nella teologia egizia l’Igheret non è semplicemente il regno dei morti, bensì è il luogo dove ha inizio la rigenerazione dell’anima.

dott. Giuseppe Barbera
archeologo

Ren – la parola

Nella tradizione geroglifica egizia, il termine REN (la parola) si trascrive nel seguente modo:

R – N

Al glifo della bocca (lettura R) segue quello della N, rappresentante un’onda energetica. Nello specifico l’ideogramma vuole esprimere l’idea della parola come forza che viene emessa dal nostro corpo per mezzo della voce. Quell’onda dagli spigoli pungenti indica l’incisività, il potere trasformativo della parola. Essa può portare bene, quando è una buona parola, e dunque accompagnare sollievo, consolazione, felicità, rallegramento. Così come invece una parola cattiva può incidere negativamente sulle persone e sull’ambiente dove viene espressa.

Era dunque, per gli antichi egizi, importante l’idea del controllo della parola, poiché il suo effetto era considerato materiale ed incisivo. Il buon Pitagora, formatosi in giovane età ai misteri egizi, sottolineava l’importanza della regola zoroastriana “buoni pensieri, buone parole, buone azioni”, perché aveva coscienza di quanto sono potenti le parole.

Evitiamo di parlare a vanvera e diamo sempre il giusto peso a ciò che esponiamo, perchè la parola è incisiva, è creante, è trasformativa.

Giuseppe Barbera

L’eredità dell’Ordine Osirideo Egizio

E così, anche questa eredità è giunta a me. Il mio maestro, tramite atto notarile, fece testamento e designò un procuratore alle sue volontà. Questi mi ha convocato per consegnarmi le pratiche dell’Ordine Osirideo Egizio e della Scuola Ermetica, i timbri e gli oggetti sacri, con le istruzioni del maestro. Questa eredità non è per me una sorpresa: già tempo fa Ugo Cisaria mi convocò perché lo aiutassi nelle sue ultime difficoltà terrene e per informarmi di tutto ciò che fosse necessario per portare avanti la direzione del filone sacerdotale antico dal quale discendiamo. Si tratta di quel filone connesso al sacerdote Olimpio, rivoluzionario di Alessandria d’Egitto che rifiutava la conversione forzata al cristianesimo e che riparò a Napoli, filone che giunse fino al maestro Giuliano Kremmerz (chi vuole può approfondire tutte le dinamiche storiche, ben correlate di fonti, in questo testo:  https://www.amazon.it/silenzio-Permanenze-tradizione-esoterica-egizia/dp/8895063708 ) e da Kremmerz è continuato fino al mio maestro Ugo Cisaria (è possibile consultare la documentazione di tale regolare trasmissione su questo testo: https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__ordine-egizio-e-la-miriam-di-giuliano-kremmerz.php# ) e dal mio maestro, in maniera assolutamente regolare, giunge fino a me.

Riorganizzare l’Antico Ordine Osirideo Egizio non sarà facile, necessita epurare dalle sue pratiche ciò che si è infiltrato nel corso dei secoli, come materiali cabalistici che in realtà hanno origini diverse in percorsi che cercavano di pescare da sapienze tradizionali più antiche ma che erano utili ad evitare condanne in periodi di persecuzioni (la cabala infatti era una scienza lecita per l’inquisizione). Tuttavia la mia persona è stata scelta perché considerata adatta a compiere una sì importante opera.

Così come oltre vent’anni fa riuscii a ricostruire l’intero impianto rituale romano, ed i suoi validi risultati sono oggi visibili nella riedificazione dei templi e nei grandi risultati della Pietas, in questi anni mi spetterà l’ardua impresa di riconsegnare all’Ordine Osirideo la sua purezza originaria.

Non vi spaventi questo mio ulteriore impegno: ciò non mi allontanerà né mi distrarrà dalla Tradizione Romana e dal ruolo di Pontefice Massimo della Pietas, al quale mi elesse il suo Senato Spirituale Romano, l’organo composto dai sacerdoti più evoluti della Comunità Gentile. Anzi, così come l’Egitto con la sua Tradizione venne sotto il controllo di Augusto, allora Pontefice Massimo dei Romani, oggi la sorgente del Nilo torna a versare le sue acque, insieme alla sorgente del Tevere, a favore della Dea Roma, come idealizzò Michelangelo Buonarroti quando sul Campidoglio, al fianco della Dea Roma, pose le statue del Genio del Tevere e del Genio del Nilo.

L’Ordine Osirideo Egizio, improntanto sui valori di meritocrazia iniziatica, si pone aperto a collaborare con persone pie e di buona volontà, per continuare la sua Opera a favore della Tradizione.

IV Campo di Flora

MMDCCLXXVI A.V.C. – 2023 e.v.

Dal 10 al 17 agosto
Santuario di Venere – Pioppo (PA)

Ritorna il Campo di Flora, il campo dei Tradizionalisti Romano-Italici promosso dall’Associazione Tradizionale Pietas e, da quest’anno, anche dall’ente per la religione classica Pietas – Comunità Gentile.

L’evento ha finalità formative per i praticanti della Tradizione Classica e della loro comunità, di avviamento e sviluppo dei Santuari Gentili ed è una forma di autofinanziamento per i medesimi. Le offerte che infatti saranno raccolte in occasione del Campo di Flora verranno utilizzate per l’erezione di templi e santuari gentili, per il potenziamento e mantenimento delle strutture realizzate, per lo sviluppo delle biblioteche sacre dedicate al culto classico, delle foresterie finalizzate all’accoglimento dei nostri pellegrini, delle sale conferenze, degli stadi e dei teatri che realizzeremo nei nostri santuari.

Durante il Campo di Flora si svolgono attività rituali, di formazione iniziatica, misterica e sacerdotale, visite di templi e santuari antichi e moderni, attività di impegno collettivo per la costruzione e lo sviluppo dei santuari, simposi, gite al mare, banchetti, giochi sacri, conferenze, lezioni spirituali, attività di osservazione astronomica ed altro ancora.

L’evento si svolgerà dal 10 al 17 agosto, presso il nuovo santuario di Venere in provincia di Palermo, in località Pioppo, il quale verrà inaugurato per l’occasione. Qui oltre al tempio è presente una struttura ricettiva con 13 camere per ospitare i pellegrini, sala conferenze, cucine, bagni, sala banchetti, una biblioteca costituenda destinata a conservare: testi classici, libri rari sulla Tradizione, con inclusi settori dedicati all’astronomia antica, all’ermetismo, alle tradizioni alchemiche classiche, ai grandi filosofi e sacerdoti del mondo antico.

PROGRAMMA

N.B.: il programma può subire variazioni in base alle esigenze di campo.

AGOSTOATTIVITA’
10Spedizione all’alba per i Riti alle sorgenti, rientro al Santuario di Venere in mattinata e realizzazione auguraculum, tratta degli auspici, eventuale inaugurazione, eventuale inizio costruzione del tempio di Venere.
11Costruzione del tempio di Venere.
12Partenza alle 9.00 per la Giornata al Santuario di Demetra a Leonforte (incontro alle ore 11.00) qui i riferimenti per trovare il tempio da google maps https://goo.gl/maps/v22bYwmjF5kVrBsu7 – Festeggiamenti con atti rituali, banchetto, giochi, conferenza. Alla sera rientro (partenza da Leonforte per le ore 18.30, cena al Santuario di Venere).
13Giornata al Santuario di Apollo con riti all’alba. Banchetto, giochi rituali, lavori per decorare il santuario.
14Visita di Selinunte
15Ferie Auguste – mattina al tempio di Apollo, sera al tempio di Venere
16Kalendae presso il tempio di Venere
17Dies Religiosus

ATTIVITA’

Le attività del Campo vengono organizzate con il fine iniziatico di imparare a smuovere le energie dei singoli a favore della Comunità, creando così un meccanismo di sinergie che portano crescita ed equilibrio tanto al macrocosmo del gruppo quanto al microcosmo dell’individuo.

Salvo alcune eccezioni (mattine in cui è richiesto di operare all’alba), il programma del Campo cerca di seguire una predisposizione molto chiara e precisa degli orari, che è quella che segue, col fine di creare un ordine nello spazio tempo che possa essere atto di riordinamento cosmico interiore ed esteriore.

Ore 7.30             Sveglia, ginnastica

Ore 8.00             Caffè, Doccia

Ore 8.30             Attività Rituali

Ore 9.00             Conferimento incarichi del giorno

Ore 9.10             Colazione

Ore 9.30             Lezioni sacerdotali

Ore 10.00           Lavori

Ore 12.30           Pranzo

Ore 15.00           Siesta

Ore 16.00           Conferenze, lezioni iniziatiche

Ore 17.00           giochi o attività sacre

Ore 18.00           Lavori

Ore 20.30           Cena con simposi

Ore 23.00           Attività di osservazione celeste

Ore 24.00           Silenzio

ORGANIZZAZIONE

Il Campo di Flora ha un Direttore di Campo, funzione che viene affidata alla persona spiritualmente più evoluta, il quale coordina 8 gruppi operativi, aventi ognuno compiti distinti e ben specifici, cui vengono assegnati a rotazione i vari partecipanti al campo. Ogni giorno viene appesa, sulla bacheca di Campo, la lista dei diversi gruppi operativi con i nomi delle persone assegnate ai medesimi, in base alle disponibilità date.
I gruppi sono 8, quanto le giornate di campo, così che ogni giorno, a rotazione, ognuno partecipi a tutti i gruppi.

GRUPPOFUNZIONE
Segreteria di Campodeve occuparsi dell’accoglienza di chi giunge e delle attività di segreteria e controllo che gli vengono affidate dal Direttore di Campo.
Costruzione TempliSi occupa della costruzione materiale dei templi e delle attività di decorazione e sistemazione dei medesimi.
PulizieSi occupa della pulizia dei bagni e della struttura. Almeno una volta capita a tutti
CambusaSi occupa della spesa alimentare e della dispensa di campo
CucinaSi occupa di preparare Colazione, pranzo, merenda e cena (e lavare le stoviglie)
Baby Sitting mattinaSi occupa di controllare e far giocare i bambini la mattina
Baby Sitting pomeriggioSi occupa di controllare e far giocare i bambini il pomeriggio/sera
SacerdotiSi occupano di dirigere i riti mattutini
BibliotecaSi occupano delle trascrizioni dei testi rituali che gli vengono affidati e della realizzazione di libri, papiri e pergamene per la biblioteca.

I COSTI

Sarà possibile usufruire della foresteria con una libera offerta, mentre per i banchetti si svolgeranno delle collette per poter provvedere alle spese alimentari.

Per maggiori informazioni, scrivere a info@tradizioneromana.org

La Dichiarazione di Riga

del Congresso Europeo delle Religioni Etniche

Pietas fa parte del Congresso Europeo delle Religioni Etniche. Dal 29 al 30 giugno 2023 Pietas ha preso parte alla stesura della “Dichiarazione di Riga”, dichiarazione fondamentale dei diritti riguardanti le religioni etniche in Europa. Il 30 giugno 2023 e.v. (2776 a.V.c.) Pietas è oltretutto entrata a far parte del direttivo ECER per cercare di dare il meglio del suo contributo a questa struttura internazionale.
Condividiamo di seguito il documento emesso a Riga e unanimemente approvato dai partecipanti al Congresso.

La Dichiarazione di Rīga del Congresso Europeo delle Religioni Etniche (2023)

Noi, i delegati provenienti da 17 paesi diversi riuniti al Congresso Europeo delle Religioni Etniche a Rīga, Lettonia, il 30 giugno 2023, uniamo all’unisono le nostre voci per fare la seguente dichiarazione:
Noi, sottoscritti, rappresentiamo comunità religiose che mantengono e difendono le religioni tradizionali ed etniche dei diversi popoli d’Europa. Serbiamo profonda riverenza per i nostri antenati, gli Dèi e le Dee che essi adoravano, nonché per la visione del mondo e per i valori che ci hanno trasmesso. Le nostre tradizioni spirituali sono inscindibili dalla nostra cultura tradizionale ed entrambe richiedono sostegno e protezione.
Facciamo appello a tutti i governi delle nazioni europee e dell’Unione Europea affinché vengano accordate alle nostre religioni lo stesso rispetto e gli stessi privilegi che vengono concessi ad altre religioni nelle società e sistemi legali europei.
Chiediamo le seguenti misure specifiche:

  1. Protezione e sostegno governativo speciale come parte della cultura indigena, che rappresenta il patrimonio culturale dell’umanità;
  2. Uno status legale protetto dallo Stato (inclusa la determinazione attraverso una legge speciale) che non viene valutato e confrontato secondo i criteri delle altre religioni;
  3. La possibilità di svolgere cerimonie e utilizzare i siti sacri antichi, ad esempio, se non è presente una chiesa costruita su di essi, e nel rispetto delle regole di protezione per i siti archeologici; I riti legati al ciclo di vita devono essere accessibili secondo le nostre tradizioni e protetti;
  4. Poter celebrare matrimoni con autorità legale nei paesi in cui la legge riconosce tali cerimonie svolte da religioni riconosciute;
  5. Pratiche riguardanti il fine vita, incluse visite ai malati e assistenza spirituale, collaborazione con ospedali, cimiteri e rituali funerari secondo le nostre tradizioni, devono essere protette;
  6. Le nostre date di festività e celebrazioni devono essere sancite per legge e mostrate nei calendari;
  7. Quando viene offerta l’educazione religiosa nelle scuole pubbliche, garanzia della libertà di scelta di astenersi o partecipare agli studi religiosi in base al patrimonio culturale del paese;
  8. Cappellanato – diritto di nominare cappellani;
  9. Spazio di trasmissione nei media pubblici;
  10. Agevolazioni fiscali o esenzione per le nostre organizzazioni religiose;
  11. Protezione da conseguenze di globalizzazione, persecuzioni e discriminazioni da parte di altre organizzazioni religiose a causa del loro status cosmopolita;
  12. Le istituzioni devono rispettare le lingue e le tradizioni sacre locali, tenendo conto della nostra identità locale come popolo indigeno europeo;
  13. Salvaguardia della natura attorno ai siti sacri;
  14. I siti naturali sacri devono costituire una categoria di protezione a sé stante, combinando sia i siti naturali che quelli archeologici, consentendo l’utilizzo di tali luoghi per la pratica delle religioni tradizionali e proteggendoli dalle attività umane dannose;
  15. Rispetto delle terre sacre e protezione dalle compagnie minerarie, dall’espropriazione di risorse e terreni;
  16. È necessario consentire e proteggere l’accensione, il mantenimento, l’osservanza e l’utilizzo di fuochi sacri e falò all’aperto durante le nostre cerimonie, come parte della nostra tradizione e della libertà religiosa in armonia con le necessità della natura;
  17. Quando ci sono segni di discriminazione o silenzio istituzionale nei confronti delle richieste di riconoscimento delle religioni etniche, noi, come ECER, incoraggeremo per iscritto il governo locale, tramite la Presidenza del Congresso, rivolgendoci alla loro volontà di proteggere e rispettare i diritti di tutti rispondendo a tale richiesta.

    È fondamentale che i nostri governi e l’Unione Europea garantiscano determinati diritti e protezione alle religioni basate sulle culture etniche all’interno delle loro terre natie. In tal modo, possono assicurare la preservazione e continuità delle nostre tradizioni ancestrali. Crediamo che il riconoscimento e la protezione delle nostre antiche religioni contribuiranno alla conservazione delle nostre identità uniche e alla coltivazione di una società più inclusiva. Adoperiamoci insieme per il riconoscimento e la salvaguardia delle nostre antiche religioni, radicate nelle nostre culture ancestrali, cosicché possano prosperare per generazioni a venire.

    Mēs esam nu kungi mūsu dzimtajā zemē, Mēs varam nu paši sev likumus lemt: Tā zeme ir mūsu, ir mūsu — jā gan! — Mēs negribam lūgt to, kas mūsu, bet ņemt!

    Inviamo questo messaggio in amicizia, amore e rispetto.

    Organizzazioni Membri (rappresentate da):
    Latvijas Dievturu sadraudze, Lettonia (Andrejs Broks, Ansis Bērziņš, Uģis Nastevičs)
    Associazione Tradizionale Pietas — Pietas Comunità Gentile, Italia (Giuseppe Barbera, C. R., Florian Ransford, Lorenzo Facciuoli, Varveri Basilio Salvo, Yuri Gavriliouk)
    Groupe Druidique des Gaules, Francia (Manquat Jean Lionel)
    Об`єднання рідновірів України, Ucraina (Галина Лозко, Ганна Андрощук)
    Związek Wyznaniowy Rodzima Wiara, Polonia (Judyta Król, Piotr Brzeziński)
    Senovės baltų religinė bendrija Romuva, Lituania (Inija Trinkūnienė, Benas Barzdžius)
    Sjamanistisk Forbund, Norvegia (Kyrre Gram Franck, Kjell Henrik Gove, Knut Fuglesteg)
    Slovanský kruh, Repubblica Ceca (Lukáš Pajer, Marianna Gorroňová, Jakub Krejčíř)
    Societas Hesperiana Pro Cultu Deorum, Italia (Federico Fregni, Giuliano Gregorio)
    Werkgroep Traditie Vzw, Fiandre (Belgio) e Paesi Bassi (Brenda Lioris, Elisabeth Overgaauw, Heide-Marie Piette, Luc Janssens, Nina Bukala, Thomas Slembrouck, Jorres De Vriendt)
    Ύπατο Συμβούλιο των Ελλήνων Εθνικών, Grecia (Ιωάννης Μπαντέκας)
    Organizzazioni Osservatrici (rappresentate da):
    Arktisk Sjamansirkel, Norvegia (Øyvind Siljeholm)
    Česká pohanská společnost, Repubblica Ceca (Giuseppe Maiello)
    International Center for Cultural Studies, Regno Unito (Jacob Moss)
    Latvju dievturu sadraudze, Stati Uniti (Andris Rūtiņš)
    Lietuvių etninės kultūros draugija, Lituania (Virginijus Kašinskas)
    Mythology Corner, Stati Uniti (Ghanasyam Akella)
    Slované, Repubblica Ceca (Nami Maria Lada, Svatava Kollmannová)
    Väkikunta, Finlandia (Patrick O’Rourke)
    Ύπατο Συμβούλιο Ελλήνων Εθνικών Ρόδου – “Τελχινίς”, Rodi, Grecia (Βαγγέλης Αλεξανδρής, Ιωάννης Μπαχάς, Φοιβαίος Εμμανουήλ Αθανασούλας)

    Questa Dichiarazione è inoltre sostenuta da singoli individui:
    Michael Strmiska, Ph.D., SUNY-Orange, USA, studioso
    Prudence Priest, Romuva Ambasciatrice di Romuva negli USA
    後藤正英, Ph.D., Japan, studioso

La statua dell’imperatore Giuliano e l’unità tra Gentili Ellenici e Romani

Statua esposta su un altare gentile presso l’Areopago di Atene

Il 21 giugno del 2775 dalla fondazione dell’Urbe (2022 dell’era volgare) la Comunità Gentile della Pietas e la Comunità Gentile Ellenica di Thyrsos hanno svolto riti, in occasione del solstizio estivo, dedicati all’imperatore Flavio Claudio Giuliano.

Immagine di un rito presso il tempio di Apollo ad Ardea

L’insegna dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano, mostrata dal pontefice massimo della Pietas in prossimità dell’altare del tempio di Apollo ad Ardea

Le insegne di questo imperatore tollerante, scelte come simbolo della fratellanza spirituale tra Greci e Romani, sono state esposte in contemporanea sugli altari della religione romana e su quelli della religione greca: il tutto per esprimere un messaggio di unità spirituale fondata sui principi della solidarietà e della tolleranza religiosa, valori che caratterizzarono questo grande imperatore filosofo.

Presso il sepolcro dell’imperatore sono stato portati fiori, accompagnati dal simbolo del carro solare, ricco di significati profondi, connessi alla scansione del tempo degli uomini e del mito ed alla segreto della trasformazione della pietra interiore dell’individuo, quel medesimo sasso che vomitò Crono e quello dal quale Deucalione e Pirra fecero rinascere l’umanità.

Sepolcro del Divo Flavio Claudio Giuliano imperatore.

Ed è proprio di una rinascita che oggi abbiamo bisogno, spirituale, ricca di valori sani, che possa essere preludio di una nuova età dell’oro, fondata sul recupero e sul ripristino dei misteri della nostra Tradizione, emblema del potere umano della “trasformazione”. Come insegnava Pitagora: “tu abbi fiducia e confidenza, che l’uomo è della razza degli Dei”.

Sull’areopago di Atene è stato esposto il ritratto dell’imperatore Giuliano, una immagine pregna di significato.

Rituale presso l’areopago di Atene

Una copia di questa statua è stata inviata in dono al tempio di Giove a Roma: essa è stata offerta ritualmente il giorno 26 giugno, anniversario della morte di questo personaggio annoverato tra gli eroi ed i divi della tradizione.

26 giugno 2775. Tempio di Giove. La statua inviata dalla comunità Ellenica viene offerta ritualmente presso il tempio di Giove a Roma

La statua dell’imperatore Giuliano, donata dai fratelli della Comunità Ellenica al tempio di Giove, è stata posta in prossimità dell’ara interna, tra i doni e gli ex voto.

Questo gesto esprime la volontà di un legame sempre più stretto tra gentili ellenici e romani, il tutto in una via ricca di valori riassumibili in unico termine: Pietas, in greco Eusebia. Si tratta del sentimento di amore e rispetto nei riguardi del sacro, un sentimento ineffabile, impossibile da spiegare con il limite delle parole umane ma che può essere inteso da chiunque pratichi con amore la via spirituale del rapporto tra uomini e Dei. La dedizione all’onestà, alla verità, alla dolcezza, all’amicizia, all’Amore. Il miglioramento di se stessi per il tramite del superamento delle passioni umane a favore di una presa di coscienza interiore, che faccia ascendere l’essere umano alla condizione superiore che gli compete, prossima agli Dei, fondata sul distacco, sulla conquista della libertà interiore e sulla riscoperta di valori etici eterni, che consentono di vivere e amare in maniera celeste e divina.

Il tempio di Giove a Roma ospita svariati doni inviati e portati da membri e rappresentanti della Comunità Gentile Ellenica

Le attività rituali che, oramai da anni, uniscono i gentili ellenici e quelli romani in una grande Koinè culturale e religiosa, sono il segno di una grande trasformazione dei tempi e l’avvio di una importante rivoluzione spirituale che riparte proprio da qui, dall’Europa: questo continente deturpato dalle macerie delle guerre, dalle epidemie, dalla siccità, dalla crisi economica, riesce ancora a serbare la scintilla che ha riacceso la fiamma manifesta ed immortale della Tradizione, la quale oramai sta tornando sugli altari e nelle case, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, portando con sé una presa di coscienza spirituale destinata ad espandersi sempre di più, perché il fuoco che ieri ha covato sotto le ceneri oggi è stato rianimato dal vento divino, a dimostrazione che gli Dei esistono.

KALI-YUGA E TRADIZIONE GENTILE OGGI

Maurizio Bonanni
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Capita ogni tanto che qualcuno faccia riferimento a testi occidentali, scritti da esoteristi europei, per interpretare le sacre scritture indiane. In Pietas riteniamo che i migliori interpreti di una religione ne siano gli appartenenti, i seguaci, i maestri riconosciuti della medesima. Altrettanto riteniamo che laddove mutano i Geni dei luoghi, mutano anche i tempi. Se nella cultura indiana vi sono le grandi età dei grandi Dèi, è relativo ai luoghi che essi abitano e vivono, mentre per i nostri luoghi dobbiamo prendere a riferimento i nostri Dèì (ricordiamo l’oracolo di Delfi quando rispondeva che bisogna onorare le divinità dei propri luoghi e non preferirne una su altre), così prendere a riferimento i nostri tempi e le cognizioni locali. Se gli indiani stanno oggi affrontando il Kali-Yuga, noi siamo appena entrati nell’era dell’Aquario, dal 2012, anno in cui è stato consacrato il terreno ove oggi sorge il Tempio di Giove della Pietas. La cognizione delle ere e del loro susseguirsi è accennata nella filosofia platonica, nel neoplatonismo troviamo ulteriori sviluppi.
Nella nostra interpretazione, con il giungere dell’era dell’Aquario rinascono le Tradizioni etniche in tutta Europa (ed in effetti stiamo assistendo a ciò) e si svilupperà un fermento sempre più interessante, con una particolare rinascita della Tradizione Gentile e delle sue filosofie. Quindi noi riteniamo poco valide o nulle le interpretazioni degli occidentali sulla Tradizione dell’India, motivo per il quale preferiamo confrontarci direttamente con importanti rappresentanti dei gruppi induisti (a tal riguardo rimandiamo a qualche video:  https://youtu.be/xRdyI6Jt9jw   https://youtu.be/o1MEveU-Sqs ), fratelli induisti con i quali concordiamo in una lettura diversa dei testi sacri indiani e con i quali condividiamo questa particolare percezione dei mutamenti di Dei e Tempi in base ai luoghi.

E’ bene ricordare che presso i templi della Pietas sono giunti Bramini in pellegrinaggio, non perché da noi contattati, ma perché loro hanno avuto indicazioni dai loro Dèi di entrare in contatto con noi. Suddetti Bramini ci hanno chiesto di pubblicare dei libri con loro, noi abbiamo accettato ed il testo “Pietas, an introduction to roman tradizionalism” (reperibile qui: https://www.mythologycorner.net/tabid/811/language/en-US/Default.aspx?fbclid=IwAR1pEzwcOnkH_jysrZzr2gk3WHHQxgj1aUaZquab6DjUNF8v722XQ5mPv7c  ),  pubblicato da una loro casa editrice, vuole essere un segnale dei sacerdoti indiani a favore della Pietas ed in suo riconoscimento.

Un utente facebook ha posto la seguente domanda sulla pagina di Pietas Sicilia: <<Qualcuno abbe a dire: “I testi che ci parlano del Kali-Yuga e dell’età di Kali proclamano anche che le norme di vita valide per le epoche in cui, nell’uno o nell’altro grado, erano vive e operanti forze divine, nell’età ultima sono da considerarsi scadute. In questa vivrebbe un tipo umano essenzialmente diverso, incapace di seguire i precetti antichi; non solo, ma per via del diverso ambiente storico e, se si vuole, planetario, cotesti precetti, anche se fossero seguiti, non darebbero gli stessi frutti.” Voi vi sentite al di fuori di questa contingenza? >>

La nostra risposta è chiaramente affermativa: noi ci sentiamo fuori da tale contigenza, anche perché abbiamo verificato che tale interpretazione non è condivisa dai bramini indiani ed oltretutto abbiamo sperimentato  non essere vera. Innanzitutto quando si parla di forze di un’era, ci si potrebbe per esempio riferire alle energie delle prime genealogie di Dei (Caos, Urano, Crono) che non risponderebbero più mentre le nuove genealogie sarebbero portate a dare risposta (Zeus, Hera, Athena, Poseidone cc.); tuttavia neanche una simile interpretazione è vera: infatti i Grandi Dei delle prime generazioni hanno sempre risposto quando evocati. Consegue che le divinità sono forze, e dal big bang ad oggi le leggi matematiche che determinano la fisica (che noi chiamiamo Dei), non sono mutate e né si sono consumate. Per quanto esoteristi cristiani come Steiner o Scaligero vogliano far credere che la conformazione dell’uomo moderno è mutata al punto tale che gli Dei non possano rispondere, motivo per il quale ci si troverebbe costretti fare riferimento al Cristo in diverse sue accezioni (dal tipo umano fino a quello cosmico), noi abbiamo potuto verificare che non è così: quando abbiamo avuto bisogno di aiuto gli Dei ci hanno risposto, in numerose situazioni si sono manifestati, anche con epifanie, nel tempo ci hanno riferito oracoli e previsioni che si sono sempre avverati. Avendo noi, come comunità gentile, ritrovato il contatto diretto con gli Dei, essendoci stati dati riconoscimenti dai più importanti sacerdoti delle religioni straniere (abbiamo collaborato e collaboriamo in maniera diretta con i rappresentanti delle religioni etniche Europee, dalla Lettonia alla Grecia e con rappresentanti di grandi religioni come quella induista), avendo avuto legittimità dagli Dèi e dai maestri del filone ermetico (che in questi due libri potete ben vedere essere continuità del filone sacerdotale antico
Il dio del silenzio. Permanenze della tradizione esoterica egizia a Napoli Copertina flessibile – 13 marzo 2017 di Sigfrido E. F. Höbel https://www.amazon.it/silenzio-Permanenze-tradizione-esoterica-egizia/dp/8895063708 e L’Ordine Egizio e la Miriam di Giuliano Kremmerz, Egizia Fonte Cumana di Piazzetta Nilo. Ugo Cisaria. https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__ordine-egizio-e-la-miriam-di-giuliano-kremmerz.php?id=19108&pn=71&gclid=CjwKCAjwsJ6TBhAIEiwAfl4TWNIJGTWdHfHNbfiJzWwQF9UhIanctRY7TUIuORTvYWVFKbFtP6YTrBoCRHIQAvD_BwE   ), riteniamo di essere riusciti a liberarci da quella “contingenza” che ci voleva schiavi per un meccanismo generante nani spirituali anziché viri. Noi infatti perseguiamo la via del vir, l’uomo fatto di vis che sviluppa le virtù, mentre l’homo fatto di humus, fango, è purtroppo vittima di tutte le idee assoggettanti, religiose e non solo, incatenato nella condizione di servo di qualche entità. Noi, che perseguiamo il pitagorismo ed  il platonismo, accettiamo l’asserzione “Tu abbi fiducia e confidenza, che l’uomo è della razza degli Dei”, e lavoriamo sull’acquisizione della dignità necessaria ad evocare gli Dei in piedi, a trattare con loro alla pari ed in pieno rispetto ed amore reciproco, come sarebbe giusto che imparassero a fare anche i coniugi tra di loro, per imparare a vivere quotidianamente una majestas degna del sacro. Noi perseguiamo la via della libertà, il metodo sperimentale e l’uso della ragione, il tutto per dimostrare a noi stessi che le scienze metafisiche sono valide e concrete.

Discorso del Pontefice Massimo dei Gentili per il rinnovo del fuoco sacro nel marzo MMDCCLXXV a.V.c.

Oggi è il giorno del Rinnovo del Fuoco Sacro, presso i nostri templi il Fuoco di Vesta è stato rinnovato e da qui si diffonde nelle case dei Gentili che lo custodiscono.
Intorno a questo Fuoco Sacro si sviluppa tutta la nostra spiritualità, e tutta la nostra ideologia ascensionale.
Con questo giorno, il primo di Marzo, incomincia per noi romani e gentili l’anno Sacro, il rinnovo primaverile è prossimo e così il Fuoco Sacro del Sole si trasmette nel Fuoco Sacro del tempio che a sua volta si trasmette nel Fuoco Sacro dell’amor coniugale e dei nostri cuori.
In questo momento storico l’umanità è colta da mille paure, schiava di ideologie prende posizioni estreme e giunge fino alle guerre; che questo fuoco che noi oggi rinnoviamo possa illuminare gli uomini e spingerli a competizioni più sane: come la produttività, come l’intelletto, lo studio, l’ approfondimento, la competitività della solidarietà verso il prossimo e nel volersi bene.
Infatti chi oggi compie soprusi su terzi, non si rende conto che, abbandonato questo corpo, potrebbe rinascere nel più povero degli esseri umani e avere così un destino terribile da lui medesimo scritto e stabilito.
Invece il compito degli uomini di spirito è far si che non vi sia più povertà su questo pianeta, che non vi siano soprusi, è compito degli uomini di spirito adoperarsi per una nuova età dell’oro.
Gli Dei oramai giungono, ritornano dopo questi duemila anni di un’era in cui era stato concesso agli uomini di gestire i propri destini e che hanno ricavato rovine anziché benessere.
Possano gli Dei illuminarci e far si che ognuno di noi possa seguire l’ideale più alto: del bene, della sapienza, dell’età dell’oro, della condivisione in amore e in affetto attraverso il grande strumento della giustizia e dei diritti.
Possa la meritocrazia tornare ad essere il nuovo strumento di validificazione tra gli uomini, possa il fuoco illuminarci. Grazie.